Avvocati in difesa del giudice. Di pace

27 gennaio 2012

Toga avvocato

È crescente la preoccupazione per la futura chiusura dell’Ufficio del Giudice di Pace di Gemona, importante presidio di giustizia al servizio dei cittadini. Un’altra tegola, dopo quelle dell’imminente riforma della sanità, della chiusura degli uffici postali e dei disservizi del trasporto ferroviario. Preoccupazione manifestata anche dal Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Tolmezzo Barbara Comparetti, che ha appena inoltrato una lettera ai sindaci dei mandamenti di Gemona e di Pontebba (QUI in anteprima), in cui chiede di attivarsi «al fine di scongiurare il pericolo oggi concreto e reale di veder privare il nostro territorio degli Uffici [del Giudice di Pace]». Il decreto legge, infatti, prevede la possibilità per gli enti locali – anche consorziati tra loro – di mantenere i Giudici di Pace facendosi carico delle spese di funzionamento delle sedi e del personale amministrativo (mentre il personale di magistratura rimarrebbe a carico dell’amministrazione giudiziaria). La scelta dovrà essere effettuata entro 60 giorni dalla pubblicazione del decreto.
Ora, dunque, è la politica che deve operare con celerità, verificando i vantaggi e i costi dell’operazione ed eventualmente decidere se accorpare le sedi di Pontebba e di Gemona. Se ciò non avverrà, la chiusura sarà automatica e il servizio verrà unificato presso il tribunale di Tolmezzo.
Da parte nostra, riteniamo che l’amministrazione comunale di Gemona debba prendere in seria considerazione l’opportunità di mantenere questo servizio, non solo per gli ovvii benefici per i cittadini, che così non si troveranno costretti a inutili spostamenti, ma anche per il “valore aggiunto” dell’ufficio in termini di visibilità e di indotto economico per un centro storico già eccessivamente impoverito dalle politiche degli ultimi anni.

Master of cheese

26 gennaio 2012

Master sul formaggio

Cibo “buono, pulito e giusto”. È questa la filosofia di consumo sposata da Slow Food Friuli-vg che in collaborazione con l’Ecomuseo delle Acque del Gemonese e i produttori del Pan di Sorc di Gemona daranno vita questa sera ad un vero e proprio “master” sul formaggio. Un corso intensivo di 4 incontri, il 26 e 27 gennaio e il 2 e 3 febbraio, che avrà luogo presso la Latteria Turnaria di San Floreano di Buja, piccola realtà cooperativa che trasforma il latte crudo prodotto dalle aziende agricole locali, utilizzando ancora i metodi tradizionali di lavorazione e producendo un formaggio di elevata qualità.
Il corso sarà tenuto da Cristiano De Riccardis, docente presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Cuneo). Le lezioni sono rivolte sia ai produttori che ai consumatori. Verranno fornite le basi teorico-pratiche per conoscere e valutare le varie tipologie di formaggi: dagli strumenti della degustazione alla descrizione del latte e delle razze bovine, fino alle tecnologie, alla legislazione, alla conservazione, agli aspetti nutrizionali per il miglior uso gastronomico. In ogni incontro la degustazione di vari formaggi permetterà di mettere alla prova le “cognizioni gustative” dei corsisti. [ap]
[ Ulteriori informazioni sul sito di Slow Food Friuli-vg]

Senza nuove logiche Gemona non ha futuro

25 gennaio 2012

Cervello creativo
[di Sandro Venturini]

Potremo festeggiarla come una bella notizia se il Pisus (Piano Integrato di Sviluppo Urbano Sostenibile) realizzato dal Comune di Gemona sarà tra i vincitori e si aggiudicherà i cospicui finanziamenti stanziati (da 3 a 6 milioni di euro per progetto). In molti però ne dubitano. Da quanto abbiamo visto durante la fase di elaborazione del Piano, dobbiamo rilevare che la nostra amministrazione comunale ha perso un’altra occasione utile per riflettere sullo sviluppo della nostra cittadina.
Il Pisus gemonese (che pubblichiamo QUI in anteprima), elaborato in fretta e furia a ridosso della scadenza di presentazione – più per il pressing delle opposizioni che per convinzione –, si presenta privo di contenuti progettuali innovativi e strategici che guardino davvero lontano. Il principale motivo sta nel fatto che non si è voluta seguire la principale linea d’azione che connota strumenti di questo genere: la partecipazione, il confronto, un’ampia discussione con il tessuto economico, sociale e culturale, nonostante diversi portatori d’interesse si fossero, per tempo, resi disponibili a fornire un contributo costruttivo di idee e di progettualità.
Si è invece accomodato in fretta qualche incontro, più di paravento che con la seria intenzione di costruire una squadra di stakeholder che potesse definire nuove linee di sviluppo, mettendo insieme quell’indispensabile partenariato pubblico-privato che solo può rilanciare una realtà piccola ma complessa come Gemona. I progetti di sviluppo calati dall’alto non funzionano al giorno d’oggi: solo se si coinvolgono i partner fin dall’inizio si può sperare in sinergie efficaci e durature. La “Città dello sport” – che nel Pisus poteva davvero trovare esplicazione operativa e finanziamenti cospicui – ne è un esempio: all’adesione iniziale al progetto da parte dei comuni limitrofi non è seguita una strategica concertazione di obiettivi ed iniziative, tanto che lo stesso documento operativo predisposto da Enzo Cainero non è stato nemmeno diffuso. E nel Pisus la dimensione del “fare rete” era un obiettivo primario per Gemona, quale amministrazione capofila. In questi progetti, come’è noto, viene attribuito un punteggio più elevato in funzione dell’efficacia nel realizzare un ampio coinvolgimento di soggetti pubblici e privati. Neanche questo siamo stati in grado di fare. Lo dimostra il fatto che abbiamo presentato il progetto da soli. È lo specchio dell’eterna solitudine di Gemona: incapace di giocare un ruolo guida per i Comuni del mandamento, di progettare su una scala più ampia dei propri confini.
Nel merito, poi, ciascuno potrà farsi un’idea leggendo il progetto. Si tratta di una serie di opere pubbliche in buona parte già programmate ed alcune perfino già realizzate:

Totale5.070.205€
Ripristino statico e funzionale del Colle del Castello di Gemona1.244.330€
Nuova viabilità di accesso al Percorso vita al fine di collegare i parcheggi esistenti di via Zugli direttamente con il centro storico266.200€
Sistemazione parte laterale della Via B.Brollo e messa in sicurezza aree contermini528.478€
Ristrutturazione dell’intersezione tra Via Osoppo, Via Julia e Via Piovega70.712€
Urbanizzazione primaria del capoluogo – Via Caneva – Tratto da Piazza Garibaldi al sedime dell’ex chiesa di “Madonna delle grazie”448.056€
Ristrutturazione viaria della Via Armentaressa918.868€
Ristrutturazione dello Storico asse viario di Via San Giovanni – Piazza del Municipio269.040€
Ristrutturazione e riqualificazione della Via Dante1.098.900€
Impianto geotermico a servizio della nuova scuola materna di Piovega147.620€
Messa in rete delle schede del patrimonio artistico e storico documentario museo della pieve78.000€

Manca soprattutto una logica di sistema. Gli obiettivi del Pisus – lo ricordo – erano quelli di: riqualificare o recuperare infrastrutture, sostenere le attività produttive, commerciali ed artigianali, specie i servizi di prossimità; rivitalizzare la città e i suoi luoghi storici anche mediante strategie di marketing; animare e promuovere l’integrazione commerciale, turistica e culturale; il tutto in una logica integrata. Così recitano i documenti regionali che sottendono l’iniziativa: «si tratta di un insieme di opere pubbliche e private strettamente connesse tra loro e riconducibili a obiettivi unitari e coerenti per l’attuazione di una strategia di sviluppo territoriale e locale per la risoluzione di problemi economici, ambientali e sociali delle aree a cui si riferiscono». Questo doveva essere il Pisus. Da tempo, come Lista civica “Con te Gemona”, in un’ottica di collaborazione, avevamo avanzato proposte, soprattutto di metodo, per affrontare efficacemente questa progettualità. In particolare con il documento “Disegnare scenari di futuro” del giugno 2011 []. Poi, più concretamente, con il progetto “Il nuovo Niederlech” [], nel quale insistevamo sulla necessità di puntare sul cicloturismo, sfruttando la Ciclovia Alpe Adria []. Inoltre abbiamo proposto di ripensare in grande l’assetto viario del centro storico, puntando a pedonalizzare via Bini e a realizzare una nuova viabilità verso est, per risolvere l’annoso problema della strettoia di via dei Conti. E poi il castello: che cosa ne faremo []? Non era questa una buona occasione per discutere e prospettare da subito la sua destinazione d’uso, integrata in un progetto per il rilancio del centro storico, previsto anche il programma della giunta Urbani [], ma ben lungi dal vedere la luce? Abbiamo perso l’occasione di affrontare questi snodi importanti per il futuro di Gemona, ma soprattutto abbiamo perso l’opportunità di costruire “reti”, di mettere insieme idee ed esperienze, di superere le tante divisioni che ancora attraversano la nostra città, di far sì che la politica svolga il ruolo che le è proprio: la regia di una credibile e condivisa prospettiva di largo respiro per lo sviluppo del Gemonese.

Accedere all’albero della vita

24 gennaio 2012

Klimt, L'albero della vita

“Otto incontri per la vita” è il titolo dell’iniziativa promossa dal Centro pastorale della cultura della Diocesi di Udine in occasione della XXXIV Giornata per la Vita che si celebrerà il prossimo 5 febbraio. Iniziato lo scorso 20 gennaio, il ciclo coinvolgerà diverse località del Friuli (San Daniele, Gemona, Cividale, San Giorgio di Nogaro, Udine, Tolmezzo) in un susseguirsi di cineforum, serate teatrali, conferenze e dibattiti.
Domani sera, mercoledì 25 gennaio, a Gemona, presso il centro “Glemonensis” alle ore 20.30, sarà proiettato il film “L’albero della vita” di Terrence Malick. Palma d’Oro all’ultimo Festival del cinema di Cannes, il lungometraggio narra la storia di una famiglia americana degli anni Cinquanta, di un uomo alienato tra i grattacieli di Houston e della nascita del cosmo. Una favola gnostica ed esistenzialista in cui la vita dell’uomo è un esilio alla ricerca di senso e di liberazione. L’introduzione e il commento finale al film saranno a cura di don Alessio Geretti, delegato episcopale per la cultura.
[Immagine: riproduzione de “L’albero della vita” di G. Klimt (part.)]

Il Centro a Gemona

23 gennaio 2012

Centro

Martedì 10 gennaio scorso è nato il nuovo direttivo dell’UDC di Gemona. Una scelta che gli iscritti attendevano da tempo, tanto più che il sindaco e una parte della coalizione che lo sostiene è iscritta al partito centrista.
L’incontro, che si è tenuto presso l’auditorium di San Michele, è stato introdotto da Carlo Simeoni, componente del comitato provinciale e delegato al congresso regionale, seguito dal segretario provinciale Ottorino Faleschini, che ha richiamato la necessità, in questa fase storica di importanti mutamenti politici, di rilanciare il ruolo dei partiti, strumento essenziale della democrazia, partendo soprattutto dalla dimensione locale. Di seguito è intervenuto Stefano Marmai, assessore alla cultura del Comune di Gemona, il quale ha richiamato la necessità di un nuovo protagonismo dello schieramento di centro, visto il fallimento della politica degli ultimi anni, soprattutto della Lega Nord, manchevole a suo dire di credibilità e di capacità di assumersi una vera responsabilità politica. Di qui la necessità, secondo Marmai, di ripartire dal basso, da un confronto trasparente e sincero tra chi governa e i cittadini. Ha di seguito preso la parola il sindaco Paolo Urbani, che ha elogiato i successi dei suoi primi due anni di amministrazione e la propria convinta adesione all’Unione Di Centro. Durante la prima fase dell’incontro erano presenti anche alcuni esponenti di opposizione, il segretario del PD Igor Marcon e la leghista Barbara Zilli, che hanno portato il loro saluto.
L’incontro è stato l’occasione per insediare il nuovo direttivo della sezione gemonese dell’UDC, nelle persone di: Giuseppe Pretto (segretario), Maria Pia Fantina, Enrico Ferrarese, Annamaria Foschiatti, Luca Guerra, Carlo Simeoni e Gianni Vidoni. A conclusione della serata, il neo segretario Pretto ha esposto alcuni punti programmatici su cui si concentrerà il lavoro del nuovo direttivo nei prossimi mesi: la difesa della struttura ospedaliera di Gemona; percorsi di valorizzazione della famiglia; iniziative per la città e in modo particolare per il centro storico; informazione e formazione dei cittadini sulle linee nazionali e locali del partito.

Numeri

22 gennaio 2012

Numeri

Alcuni dati sull’immigrazione in Italia nel 2010.

Stranieri residenti al 31.12.20104.570.317
Età media degli stranieri residenti32 anni
Studenti stranieri iscritti (a.s. 2010/11)709.826 (inc. +7,9%)
Studenti stranieri nati in Italia42,2%
Occupati stranieri2.089.000
Tasso disoccupazione stranieri11,3% (italiani 8,1%)
Irregolari rintracciati50.717
Irregolari respinti/rimpatriati20.087
Sbarchi4.406

[Fonte: Caritas Italiana, Dossier Statistico Immigrazione 2011]

Gente di Gemona

21 gennaio 2012

Gente di Gemona

ICILIO SABIDUSSI
Sindaco (1891- 1948)

Nato a Gemona il 15 gennaio 1891 da Antonio e Anna Pittini, fu il primo di uina dozzina di figli. Grazie al conseguimento di una borsa di studio bandita dall’amministrazione provinciale entrò come convittore nel collegio udinese “Toppo-Wassermann” e poté frequentare l’Istituto Tecnico “A. Zanon”, dove conseguì il diploma di perito agrimensore (1908-09).
Tra il 1911 e il 1912 partecipò alla guerra di Libia col grado di sottotenente degli alpini. Allo scoppio della prima guerra mondiale fu richiamato sotto le armi e promosso aiutante maggiore. Prestò servizio nella zona dell’Adamello e il 13 giugno 1917 fu colpito da una scheggia di shrapnel che perforò la guancia destra, fratturò la mandibola e uscì dal collo senza colpire parti vitali. Nonostante le lunghe cure e la convalescenza non poté riacquistare la normale funzionalità della mascella ed ebbe per tutto il resto della vita grosse difficoltà nella masticazione (il che gli causerà dapprima l’ulcera gastrica e poi un inguaribile tumore allo stomaco). Coniugatosi il 19 novembre 1919 con Orsola Baldissera, abitò in via de’ Formentini, poi al n. 44 di via di Prampero ed infine al n. 1 di via Della Stua.
Nel primo dopoguerra si dedicò all’attività professionale di geometra e si impegnò nel sociale, assumendo la carica di Presidente della sezione gemonese dell’Associazione Nazionale Combattenti. Si candidò per il Partito Popolare alle elezioni amministrative che si tennero il 24 ottobre 1920 ed entrò in consiglio comunale, divenendo assessore effettivo della giunta retta dal sindaco Antonio Stefanutti. Dopo l’improvvisa morte di questi, avvenuta nel maggio 1921, fu eletto sindaco a larga maggioranza nella seduta del 7 luglio successivo. Poco più di un mese dopo, il 21 agosto, fu insignito della croce di Cavaliere della corona e festeggiato da tutta la comunità locale. Ma la situazione politica a livello nazionale si stava deteriorando: il movimento fascista si trasformava in partito, il governo Facta non controllava più la situazione, la violenza squadrista dilagava ovunque. Durante l’intero 1922 la propaganda fascista cercò, anche a livello locale, di fare uso della stampa per screditare l’operato delle giunte popolari; nel caso di Gemona si disse che il progetto nella strade gnove, il viale che avrebbe dovuto collegare la stazione ferroviaria al centro cittadino, era improponibile, poiché nelle casse comunali non ci sarebbero stati fondi.
Dopo la marcia su Roma (ottobre 1922), l’imposizione da parte di Mussolini delle dimissioni ai ministri popolari (aprile 1923) e l’abbandono della segreteria del P.P.I. da parte di don Sturzo, divenne sempre più difficile governare le amministrazioni locali. Il 7 agosto di quell’anno, dopo insistenti “inviti” ad andarsene, si giunse all’aut-aut al sindaco da parte di alcuni rappresentanti locali del partito fascista (il segretario politico del fascio, Ermes Disetti, il capo della Milizia Ermacora, il geom. Gino Dosi e Tomaso Masini); la Giunta, convocata d’urgenza, decise di dimettersi, come consigliato anche dal Comitato Provinciale del P.P.I. In seguito, anche se per motivi diversi, complessivamente ventuno dei ventotto membri del consiglio comunale si dimisero. Il Prefetto nominò allora in data 15 agosto Commissario prefettizio per la temporanea amministrazione del Comune di Gemona il gen. comm. Antonio Caroncini.
Icilio Sabidussi da allora si tenne in disparte dalla vita politica per l’intero Ventennio, partecipando solo al direttivo dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di guerra. Quale componente del collegio sindacale della Banca Mandamentale di Gemona (espressione delle tendenze clericali locali), fu coinvolto (e travolto) anche finanziariamente nelle vicende legate alle malversazioni del direttore Giovanni Capriz (detto Lon) e nella successiva liquidazione dell’istituto.
Ebbe l’onore di essere reintegrato nella carica di sindaco al termine della guerra. Infatti il 26 aprile 1945 ancor prima della definitiva liberazione di Gemona, avvenuta due giorni dopo, il locale Comitato di Liberazione Nazionale designò la nuova Giunta Comunale e propose lui come sindaco fino alle prime libere elezioni (che si sarebbero effettivamente tenute solo nel novembre 1946). Egli, già sofferente di salute, accettò l’incarico supponendolo di breve durata.
La situazione nell’immediato dopoguerra non era facile ed anche all’interno della Giunta non sempre c’era accordo sulle decisioni da prendere. Un problema grave sorse quando fu proposto il licenziamento generalizzato del personale femminile occupato per favorire l’inserimento lavorativo dei maschi, spesso capifamiglia disoccupati. Sabidussi dichiarò la sua opposizione ad un intervento drastico ed immediato, proponendo maggior gradualità e un esame delle situazioni caso per caso. Il 30 marzo 1946, fomentata da alcuni facinorosi, scoppiò una violenta manifestazione contro le autorità comunali e soprattutto contro il sindaco democristiano. Nella seduta comunale del 4 aprile successivo sorse un’animata discussione, che degenerò nei toni soprattutto ad opera del membro Leonardo Madile, socialista (il quale si scusò in una lettera il giorno successivo, dichiarandosi pronto anche ad un duello!). Tante amarezze, unite ad uno stato di salute che andava aggravandosi, convinsero Icilio Sabidussi a presentare le sue dimissioni da sindaco il 27 aprile 1946. Si ritirò allora a vita privata. Il 27 luglio 1948 morì.

[Fonte: Mariolina Patat, Oms innomenâts a Glemone. Personaggi di rilievo nella storia di Gemona, Comune di Gemona, 2002, con aggiunte e correzioni dell'autrice].

Vieni a firmare anche tu. Per i diritti

20 gennaio 2012

L'Italia sono anch'io

Domani, sabato 21 gennaio, vieni a firmare anche tu per i diritti. Ci troveremo dalle 14 alle 18 sotto la loggia del municipio di Gemona a raccogliere le firme a sostegno de “L’Italia sono anch’io”, la campagna per i diritti di cittadinanza sostenuta da diverse organizzazioni e associazioni della società civile, tra le quali Caritas Italiana, Acli, Pax Christi, Beati costruttori di pace, Libera, CGIL. Obiettivo dell’iniziativa: proporre al Parlamento due leggi di iniziative popolare per riformare la normativa sulla cittadinanza e riconoscere agli immigrati il diritto di voto alle elezioni amministrative (ne abbiamo parlato QUI).
La campagna accoglie anche l’invito del presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, che alcuni mesi fa ha affermato: «La nostra è diventata una comunità nazionale nella quale i figli di immigrati contano non solo come numeri, ma anche per le capacità che esprimono. Si tratta di una presenza che concorre ad alimentare quella energia vitale di cui oggi l’Italia ha estremo bisogno. […] Non comprendere la portata del fenomeno migratorio e non capire quanto sia stato e sia necessario il contributo dell’immigrazione per il nostro Paese, significa non sapere guardare alla realtà e al futuro».
Domani, non mancare, da’ la tua firma. Ai diritti.

[Immagine: illustrazione di Nicoletta Costa a sostegno della campagna “L’Italia sono anch’io”]
[QUI l’intervento completo di Giorgio Napolitano]
[QUI il volantino predisposto da “Con te Gemona” per la raccolta delle firme]