
Sarà un autunno di scontro politico quello che si prospetta all’orizzonte. Il consiglio comunale di giovedì scorso ne è stato l’incipit. I toni dell’intervento di Urbani e, soprattutto i metodi, non lasciano dubbi. Linea dura e senza offrire spazi alla discussione, né alla maggioranza, né – tantomeno – alla minoranza.
Durante il consiglio il sindaco Urbani ha ribadito che il CAFC, il consorzio idrico che gestisce acquedotto, fognatura e depurazione comunali, avrebbe dovuto: 1) fare degli investimenti annuali pari al 33% degli incassi; 2) Concordare con il Comune le tariffe degli utenti [►]. La colpa – a suo dire – sarebbe dell’amministrazione precedente che non avrebbe vigilato sull’operato del consorzio, portando ad una perdita di oltre 600 mila euro e all’aumento esponenziale delle tariffe.
Linea demagogica, dunque, che ha probabilmente altri obiettivi, oltre quelli dichiarati di far rientrare denaro nelle casse del comune.
La minoranza si è lamentata di non aver potuto replicare. Altrimenti avrebbe ricordato a Urbani alcuni elementari fatti che i gemonesi conoscono:
1) Le rimostranze del sindaco sono in buona parte corrette e giustificate. Le attribuzioni di responsabilità molto meno. E’ vero che Marini non ha mai brillato per efficacia nella contrattazione politica, ma l’errore principale è stato il fatto di aver aderito al CAFC dall’inizio quando si poteva aderire a Carniacque. Oggi la situazione sarebbe stata assai diversa.
2) La convenzione con il CAFC, al posto di Carniacque, è stata firmata nel 2005 mentre Urbani era al governo della città in qualità di assessore (QUI il testo della convenzione). Principale sostenitore dell’operazione CAFC e contrario a Carniacque fu il consigliere regionale Virgilio Disetti, da sempre ferocemente ostile a ogni accordo con la Carnia;
3) Gli aumenti delle tariffe 2009 non sono più di pertinenza del CAFC, bensì dell’ATO. E in quel contesto Gemona si è ritrovata senza poter far molto a causa della nuova legge regionale. Battere i pugni non sarebbe certo bastato. Di nuovo, l’errore principale è il fatto di non aver aderito al consorzio carnico nel 2005.
4) Gli aumenti delle tariffe fino al 2008 erano stati chiaramente definiti nella relazione economica in base alla quale il consiglio ha deliberato nel giugno 2005 (QUI), mentre nessun vincolo veniva posto al CAFC per gli anni successivi;
5) Gemona al tempo aveva le tariffe più basse della Regione e proprio in quella relazione economica fatta buona dal Comune con Urbani assessore si ribadiva che Gemona avrebbe pagato tariffe uguali a quelle degli altri comuni (QUI);
6) I rapporti tra CAFC e Comune sarebbero stati disciplinati da un ulteriore “Contratto di servizio” che nel 2005/2006 la giunta Marini/Urbani non si è mai sognata di richiedere al CAFC (QUI);
7) Gli investimenti per i quali ora Urbani grida vendetta non furono da lui richiesti con eguale pertinacia negli anni 2006/7 quand’era assessore – e soprattutto non risultano in alcun bilancio da lui redatto in quei periodi.
Senza dimenticare i mugugni dei gemonesi quando hanno saputo che al CAFC furono assunti l’ex consigliere Claudio Polano della “storica lista” Per Gemona e il figlio di quello stesso Disetti che ieri l’altro si è seduto tra il pubblico sollevando non pochi interrogativi tra i presenti (QUI un energico intervento di Gianpaolo Londero del dicembre 2008).
A questo punto dovranno essere le minoranze, fuori e dentro il consiglio, a dover replicare alle argomentazioni di Urbani, riportando i fatti nella loro giusta luce e soprattutto cercando di operare affinché anche a Gemona si esca dalle logiche del muro contro muro e si cerchi di risolvere i veri problemi del paese nell’interesse dei cittadini. Se Urbani fosse davvero convinto della giustezza delle proprie idee permetterebbe la discussione in consiglio. Ma così non è stato.