Gente di Gemona /3

Volti01

GIUSEPPE ANTONINI
Nato a Gemona il 14 ottobre 1877 da Antonio, gestore di un locale pubblico, fu definito un genio inventivo, l’artigiano per antonomasia. A Udine collaborò con Arturo Malignani ed allestì un laboratorio dove fin dall’età scolare si dedicava alle sperimentazioni (inizialmente soprattutto nel settore dell’elettricità) Nel 1897, assieme ad un amico (Attilio Ferrandini) anch’egli poco più che ventenne, diede una pubblica dimostrazione di trasmissione a distanza senza fili di un messaggio in codice Morse, grazie all’applicazione di una sua geniale intuizione. In quell’epoca, in cui Marconi stava ancora preparando la sua grande scoperta, Antonini ottenne anche un brevetto della sua invenzione, che però non fu mai operante. Un altro interessante prototipo fu quello di una motocicletta, che egli studiò rielaborando una delle tante biciclette che era costretto a riparare per i clienti per poter sopravvivere economicamente. Si appassionò poi al cinematografo, che in quegli anni cominciava a diffondersi, e tentò alcuni esperimenti di ‘sonoro’, sincronizzando la pellicola con dei dischi; di ciò diede una dimostrazione ufficiale al cinematografo “Edison” di Udine. Elaborò anche una speciale macchina da ripresa cinematografica.
Subì in sèguito il fascino dell’aviazione: tra il 1909 e il 1911 riuscì a costruire un prototipo di aereo, il Farman, che cercò a lungo di collaudare, ed un monoplano tipo Bleriot, che riuscì a funzionare grazie a un motore a tre cilindri ideato dall’amico Gioacchino Colombaro di Remanzacco. Con quest’ultimo modello raggiunse – dopo numerose prove di volo sui prati del Torre, dove rischiò anche la vita – l’altezza di cento metri, non disprezzabile per allora.
La sua attività rimase comunque sempre relegata nella città di Udine e dintorni, senza mai ottenere riconoscimenti e proposte di collaborazione da aziende o centri di ricerche importanti: la modestia di cui circondava il suo lavoro e la difficoltà a farsi conoscere al di fuori di un Friuli geograficamente e culturalmente marginale, ne furono probabilmente la causa. Negli anni ’20 nacque la sua passione per la radio, che si concretizzò nella costruzione di un transistor. Continuò a lavorare nel suo laboratorio udinese fino a tarda età. Nel gennaio 1962 gli fu conferito il “Premio Epifania”. Morì il 29 marzo dello stesso anno.
[Fonte: Mariolina Patat, Oms innomenâts a Glemone – Personaggi di rilievo nella storia di Gemona, Comune di Gemona, 2002, con aggiunte e correzioni dell'autore].

Il critico cinematografico Mario Quargnolo lo ricorda così:

«A Gemona del Friuli le prime tracce di cinema si trovano, sotto il tendone di un ambulante, il 5 gennaio 1906: “In piazza Postez [ora inglobata in piazza del Ferro] trovasi il cinematografo Edison. Questa sera Alì Babà – novella araba. La proiezione durerà dodici minuti. Il 28 agosto 1908 comincia a funzionare il cinematografo del signor Antoni (sic, ma Antonini, nda) di Udine”. Giuseppe Antonini, morto in tarda età nei primi anni sessanta, fu il “piccolo Edison” locale. Inventore e sperimentatore, detto anche il “mago della luce”, fu un pioniere della fotografia, dell’elettricità, della radiofonia e del cinema. Io lo ricordo negli ultimi anni della sua vita quando, ancora arzillo, percorreva le vie della città. La barba ormai bianca gli dava un aspetto “risorgimentale”: poteva assomigliare ai Mazzini o ai Garibaldi dell’iconografia. Mi dissero che fu un grande tombeur de femmes. Può darsi, ma forse la voce derivava dalla sua attività di fotografo d’arte, quindi circondato da modelle come uno scultore o un pittore. L’impianto elettrico del cinema Cecchini lo fece lui, ma in tale cinema – col fratello Carlo – fu anche l’operatore di cabina. Ebbe anche un incidente quando una fiammata partita dal proiettore gli bruciacchiò qualche dito. Nel terribile inverno del 1929 realizzò il documentario Udine sotto la neve, che fu proiettato al Cecchini».

[Fonte: www.cinetecadelfriuli.org ]

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