Azione reazione

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«Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria», recita il terzo principio della dinamica, di newtoniana memoria. Così anche in politica. Le recenti dichiarazioni del sindaco Paolo Urbani in merito agli orti di via Altaneto, pubblicate alcuni giorni fa sulla stampa locale [] – e di cui avevamo già dato notizia [] – hanno prodotto effetti.
1.L’intervento stizzito e amareggiato di Franca Gubiani [], insegnante in pensione che da tempo cura gratuitamente con perseverante zelo una parte delle «altane» del castello. Nella sua lettera la signora Franca ribadisce non solo di aver più volte informato l’amministrazione comunale della sua attività di puliza, ma anche evidenzia il contraddittorio comportamento del sindaco che da una parte chiede ai gemonesi di prendersi cura del verde pubblico e, quando lo fanno, li rimbrotta e li accusa di atteggiamenti illegali.
2. Il comunicato stampa di Sandro Venturini [], capogruppo di «Con te Gemona», che rimprova al sindaco i toni usati nei confronti di cittadini volenterosi che hanno mantenuto in ordine le «altane», ripulendole dalle sterpaglie prodotte dall’incuria dell’amministrazione. Venturini poi – allargando la visuale – chiede quale sarà la sorte di quei luoghi così carichi di storia. Passeranno in mani private? A quale prezzo? Con quali risultati? E perché non pensare a progetti di maggiore respiro e rilevanza?

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2 Commenti a “Azione reazione”

  1. admin scrive:

    All’intervento di Franca Gubiani è seguita la risposta del sindaco, pubblicata sul Messaggero Veneto di due giorni fa. La questione di via Altaneto, insomma, pare abbia aperto un po’ di vivace dibattito. Che crediamo non si fermerà qui.
    Di seguito riportiamo la lettera del primo cittadino Paolo Urbani.

    Gentilissima signora Franca Gubiani,
    forse può essere umanamente comprensibile il tono della sua lettera, ma, le assicuro, è del tutto immotivato. Ho riletto con attenzione l’articolo “inquisito”: innanzi tutto, come le sarà certamente noto, il “titolo” di ogni articolo non è nella competenza di chi svolge, per la carica che ricopre, determinate riflessioni. Sollecitato, poi, dalla domanda specifica del giornalista sulla «reazione non positiva» di chi, nell’area ex ospizio di via Altaneto, aveva da anni creato «il proprio orto», mi sono limitato a dire che su quell’area non potevano esistere “diritti acquisiti”, non essendoci, a quanto risultava agli atti del Comune, alcuna autorizzazione per un suo “privato utilizzo”. Chi vi aveva organizzato il proprio “orto” l’aveva fatto, quindi, senza autorizzazione! L’oggetto, poi, della notizia era ben altro e di ben altra importanza: dopo molti anni, troppi anni a mio parere, a una zona strategica, rilevante dal punto di vista storico-ambientale, poteva venire ridato un ruolo e una funzione che non solo ne garantisse un recupero serio dal degrado, ma creasse le condizioni anche per una “chance economica” in più per il nostro centro storico e per il “Castello” sulla cui ricostruzione ci stiamo veramente impegnando, nonostante la complessa problematica che abbiamo ereditato dalla passata amministrazione, per ridarlo, così, a tutti i gemonesi. Io non ho mai avuto il piacere di conoscerla, quindi, quando si riferisce ai suoi “contatti” con il Comune per «presentare richiesta di autorizzazione» per l’utilizzo quale “orto privato” di una parte di quell’area pubblica, senza trovare, sono le sue stesse parole, «né l’ufficio né la persona preposta alla questione», suppongo che l’abbia fatto con la precedente amministrazione comunale. Perché, se fosse venuta da me, io le avrei detto che non era possibile, in quell’area, alcun “orto privato” con molta chiarezza e responsabilità, pensando, in primo luogo, proprio alla sua sicurezza dato che l’area, viste le condizioni di degrado, era veramente “a rischio” per chiunque. Questo senza nulla togliere al mio apprezzamento personale per il fatto che, secondo quanto da lei dichiarato, la “finalità dell’orto” era del tutto secondaria rispetto a quella della “pulizia” dell’area. Questo le fa onore e mi dispiace ancor di più se, in qualche modo, si è sentita offesa. L’adesione, poi, da me sollecitata, delle associazioni al progetto comunale «adotta un’area verde» è un’iniziativa di cui vado fiero sia per il consenso e le adesioni che ho registrato sia perché non dovremmo mai stancarci di ripetere che la nostra città non è il «bene di proprietà di un sindaco o di un’amministrazione comunale», ma è di tutti i cittadini che ne sono insieme beneficiari e responsabili. Un appunto, però, vorrei farlo anch’io alla sua lettera, signora Franca Gubiani! Io credo che, se il suo “orto” (che io non avrei autorizzato) ha, di riflesso, prodotto anche una «parziale pulizia dalle sterpaglie», ebbene non è che per questo il “soggetto Comune” ha fatto un “business”, perché, e non mi stancherò mai di ripeterlo, il Comune non siamo altro che tutti noi cittadini di Gemona, nulla di più e nulla di meno!

    Paolo Urbani, sindaco di Gemona del Friuli

  2. Enrico scrive:

    A proposito delle parole del sindaco di Gemona («Sarà nostra premura ridare a quell’area così pregevole del colle la sua dignità. Prima estetica […], poi anche funzionale»), mi viene in mente quello che Josif Brodskij disse in occasione del conferimento del premio Nobel per la letteratura nel 1987: e cioè che l’estetica è la madre dell’etica.
    Al di là delle considerazioni politiche che si possono fare sulle ragioni che muovono l’amministrazione prima a invitare i cittadini a prendersi cura gratuitamente delle aree verdi del comune (su questo blog “Raccattare manovalanza”, 19 settembre 2009), e poi a lamentarsi se questo avviene, dando una veloce occhiata alle foto qui pubblicate in data 17 ottobre 2009 sul “percorso vita” alle spalle della Casa dello studente, almeno una conclusione certa la si può trarre: il potere – anche se di piccolo calibro – conferma di essere sempre “un cattivo stilista”. E dunque induce seriamente a dubitare dell’etica che muove il suo agire.