Cenere siete, cenere ritornerete

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L’idea non è nuova. Viene dalle lontane Indie. Perché spendere denaro privato e pubblico per mettere sotto terra i nostri cari, quando risulta più agevole ed economico arderli e spargerne le ceneri al vento? Insomma, meglio «cremare» che «sotterrare». E con spazi e denari recuperati costruirci, magari, un bel parcheggio. È più che giusto e sensato che l’amministrazione comunale incentivi mediante sgravi economici questo metodo, efficace e pulito, per risolvere la delicata faccenda. Parola di Paolo Urbani, sindaco di Gemona []: «Se a Udine la cremazione costa 440 euro, grazie [al nostro] contributo il privato cittadino potrà abbattere la spesa di 150 euro, ottenendo il parziale rimborso con una procedura semplice e veloce. Se la cremazione, come ci sembra, prenderà piede, non sarà necessario ampliare in futuro gli spazi cimiteriali liberando al contempo risorse da utilizzare in altro modo. Ad esempio per dotare il cimitero cittadino di un’area parcheggio».

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3 Commenti a “Cenere siete, cenere ritornerete”

  1. Anonimo scrive:

    Ma perché pria del tempo a sé il mortale
    invidierà l’illusïon che spento
    pur lo sofferma al limitar di Dite?
    Non vive ei forse anche sotterra, quando
    gli sarà muta l’armonia del giorno,
    se può destarla con soavi cure
    nella mente de’ suoi?

    Più delicatezza per cortesia: non facciamo rientrare anche il ricordo nei cari estinti nella logica bieca del mercato!

  2. Mit scrive:

    Questo non è un sindaco, è un [.................]!!!
    Traduce in soldi ogni cosa, anche l’ultimo momento della vita.
    [.................................]
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  3. Sibelius scrive:

    Oggi accettiamo con difficoltà ancora maggiore di guardare alla morte, perché la nostra società assomiglia al palazzo che il padre di Gothama Buddha aveva costruito per il figlio: un luogo da cui era stato bandito ogni segno di malattia, di vecchiaia e di morte. Nonostante i media siano pieni di morte – morti spettacolari, vittime di guerra, di calamità naturali, di delitti e di incidenti stradali – oggi la morte è sistematicamente ritenuta oscena e rimossa. Ma questa è la morte degli altri, la morte che «fa notizia», tanto più spettacolare quanto meno è la mia morte. Così, il risultato di questo eccesso di rappresentazione provoca l’espulsione della morte dal nostro quotidiano e la rende lontana, improbabile per noi. […] Sembra impossibile questa spaventosa perdita di memoria. Ancora la mia generazione ha conosciuto questo bisogno della visita alle tombe delle persone amate: rito a volte addirittura settimanale, ma sentito come dovere assoluto in questa stagione autunnale, quando tutta la natura ci parla di una fine, una morte, un sonno e un riposo. Non c’entrava essere credenti o meno: c’era nel cuore una relazione d’amore vissuta, e questa abbisognava di essere ricordata e in qualche misura rivissuta. […] Quando rinnoviamo l’amore per i nostri cari che sono morti, noi vinciamo la morte perché rinnoviamo una relazione vitale, mentre essere immemori dei morti e sgomenti di fronte alla propria morte significa non essere realmente e autenticamente persone vive. L’amore ci fa sentire nemica la morte, ma l’amore per chi è morto ci può parlare della vita (Enzo Bianchi, Non si uccidono così anche i morti?, in «La Stampa», 1 novembre 2009).
    http://www.finesettimana.org/pmwiki/index.php?n=Stampa.HomePage
    http://www.monasterodibose.it/index.php/content/view/3266/114/1/0/lang,it/