Sanità malata

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Qualcosa già scricchiola nella proposta di Piano Socio-Sanitario 2010-2012 che la giunta Tondo ha recentemente approvato []. Molti comuni, sindaci e territori cominciano a vederne i limiti, le fumosità, le contraddizioni. Unico obiettivo: tagliare e risparmiare. Gemona si trova al centro di questi tagli. Nel Piano non viene nemmeno ricordato il nostro Ospedale. Segno dell’intenzione di smantellarlo. Il sindaco Paolo Urbani – pare – si sta muovendo. L’ha anche dichiarato recentemente sulla stampa [].
Anche l’opposizione in consiglio comunale non rimane inerte e – per quanto le compete – offre il suo contributo e appoggio politico per impedire il peggio che si profila all’orizzonte. I consiglieri comunali Mariolina Patat e Sandro Venturini hanno recentemente inviato alla stampa un comunicato in cui lanciano alcune proposte []. In sintesi:
- Lavorare per nuove alleanze tra Alto e Medio Friuli. Gemona potrebbe diventare paese-cerniera tra la montagna e l’alta pianura (da Tolmezzo a San Daniele);
- Superare le logiche di schieramento per costituire un ampio fronte di pressione trasversale a tutte le forze politiche;
- Rivendicare con energia il fatto che i bilanci dell’Azienda Sanitaria Alto-Friuli sono sani e in attivo, a differenza di quanto accade in altre zone della Regione;
- Incalzare la giunta Tondo affinché si assuma le proprie responsabilità in ordine non solo al futuro degli Ospedali, ma anche alle Aziende sanitarie e ai servizi territoriali. Troppo confuso e incerto è infatti il disegno presentato nel Piano regionale.
Proposte di buon senso. Concrete. Forse realizzabili, se vi sarà la volontà di un’azione sinergica, coerente e intelligente.
[QUI il Libro verde sul futuro del sistema sociosanitario regionale]

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9 Commenti a “Sanità malata”

  1. Luca scrive:

    Che la sanità costi è un dato di fatto.
    Che i tempi d’oro dove ogni spesa trovava magicamente la copertura finanziaria siano finiti tutti ne siamo consapevoli.
    Tutti siamo disposti a fare i “sacrifici” opportuni per salvaguardare il nostro sistema sanitario pubblico ma ci vuole equità: basta, in Italia e in Regione, che ci sia qualcuno che tira la cinghia e l’altro che sperperi denari, basta che a rimetterci debba essere sempre il più piccolo e lontano.
    Proviamo una volta a guardare agli interessi di tutti e non solo di alcuni con onestà intellettuale.
    Sono felice infine di apprendere che per la prima volta, almeno a parole, anche Gemona comincia a ragionare in un’ottica di sistema con le realtà contermini.
    Speriamo che alle parole seguano i fatti e che Gemona sappia superare le logiche dell’io voglio per passare a quelle più redditizie del noi vogliamo….

  2. Tony scrive:

    E’ vero la nostra azienda sanitaria dal punto di vista economico è virtuosa … anche troppo, visto che risparmia un sacco di soldi che poi la Regione rivuole indietro per coprire i buchi dei bilanci delle altre aziende e dei grandi ospedali!

  3. Luigina scrive:

    Le divisioni del passato non hanno giovato a Gemona. Speriamo davvero che stavolta si riesca a fare un grande gioco di squadra; è davvero tempo di costruire ponti e non muri

  4. Vittorio scrive:

    Quando parliamo di salute sarebbe bene che ci ricordassimo sempre questi due assunti:

    Costituzione della Repubblica Italiana (1948)
    Articolo 32
    La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

    Atto costitutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (1948)
    La salute è lo stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia o di infermità

  5. admin scrive:

    In sintonia con il nostro post, proprio oggi il Messaggero Veneto riporta le dichiarazioni del sindaco di Gemona Paolo Urbani che vanno nella direzione da noi prospettata. Che sia la volta buona?

    Qui di seguito l’articolo:

    I sindaci: maxi-azienda con tre ospedali

    GEMONA. All’ipotesi di una maggiore concentrazione di servizi e funzioni sull’ospedale di Udine, a discapito dei nosocomi di rete, i distretti dell’Alto Friuli e della zona collinare rilanciano proponendo l’istituzione di una maxi azienda sanitaria, derivante dall’allargamento dell’Azienda 3 ai territori di Sandanielese, Tricesimano e Tarcentino. «Se n’è parlato durante la conferenza permanente sanitaria che ha recentemente votato la bozza del piano regionale 2010/12 – spiega il sindaco di Gemona, Paolo Urbani -. Voto dal quale i distretti di Gemona, Val Canale e Canal del Ferro, Carnia, Sandanielese e Tarcento-Tricesimo si sono astenuti a fronte di una serie di rilievi tra i quali l’assenza ingiustificata dell’ospedale di Gemona dall’elenco delle strutture sanitarie pubbliche della regione. In quella sede abbiamo però avanzato una rilevante proposta – continua il sindaco -: ampliare l’Ass3 a Tricesmo e Tarcento, i cui cittadini già oggi non si rivolgono all’ospedale di Udine, bensì a quelli di Gemona e San Daniele, nosocomio, quest’ultimo, che in virtù dell’allargamento dell’azienda anche al distretto del Sandanielese verrebbe coinvolto in una collaborazione definitiva ed articolata con gli ospedali dell’Alto Friuli». «Si tratta di una soluzione utile per il cittadino e logica per il legislatore» dichiara Urbani sciorinando una serie di dati. I tre nosocomi sommati “producono” 62 mila interventi di pronto soccorso l’anno, oltre 20 mila ricoveri ospedalieri e rispondono a un bacino di utenza che supera le 120 mila persone. «Già oggi l’ospedale di Udine fatica a rispondere adeguatamente alla domanda – attacca il sindaco di Gemona -, figuriamoci se vi si dovesse concentrare, tra l’altro, anche la gran parte della “medicina di base”, che è egregiamente garantita dai nostri ospedali. Vogliamo eliminare i doppioni e coordinare i servizi – conclude Urbani -, per farlo chiediamo solo l’autonomia necessaria per organizzare rapporti e funzioni tra i tre ospedali. Di tutto questo parlerò direttamente con l’assessore regionale alla sanità Vladimir Kosic e con il direttore dell’agenzia regionale Basaglia, ai quali ho già chiesto un incontro urgente». Quanto alle preoccupazioni sollevate di recente per l’assenza dell’ospedale di Gemona dalla bozza del piano sociosanitario regionale va precisato che si tratta, in realtà, di un qui pro quo formale, recentemente chiarito dallo stesso presidente della Regione a Urbani e in separata sede agli esponenti del Pdl gemonese, Giuseppe Tiso e Giampaolo Londero. Laddove nel piano è citato l’ospedale di Tolmezzo si sottintende, essendo i due in rete, anche il nosocomio di Gemona. A scanso di equivoci, Tondo ha comunque assicurato l’integrazione della dicitura prima dell’approvazione finale del piano. Maura Delle Case

  6. Rondin scrive:

    Che sia finalmente finita l’inutile, miope e controproducente disettiana guerra fra poveri con Tolmezzo?…

  7. admin scrive:

    Il comunicato di “Con te Gemona” trova spazio oggi, mercoledì 25 novembre, sulle pagine del Messaggero Veneto. Riportiamo l’articolo:

    Ospedale, l’opposizione si schiera con il sindaco
    I consiglieri Patat, Venturini e Dorotea chiedono a Urbani di convocare un ampio tavolo di confronto sulla bozza del piano sociosanitario
    GEMONA. «Sosteniamo e sosterremo ogni azione che l’amministrazione comunale di Gemona farà per tutelare l’ospedale e chiediamo alla giunta Urbani di superare logiche di appartenenza per costruire insieme un ampio fronte di pressione aggregando quanti sono sensibili ai temi delle tutela della salute dei cittadini, al di fuori da rigidi schemi politici. Invitiamo perciò il sindaco a convocare un ampio tavolo di confronto su questi temi perché la salute dei nostri cittadini è un bene troppo alto per relegarlo a futile scontro politico locale». A dirlo sono i consiglieri di minoranza dei gruppi “Con te Gemona” e “Idee in Comune”, intervenendo nell’ampio dibattito sollevato di recente della bozza del piano sociosanitario regionale 2010/12. «Di indirizzi chiari, in quel piano, ne abbiamo trovati pochi – attaccano Mariolina Patat, Sandro Venturini e Giacomino Dorotea -: ad iniziare dal destino dell’ospedale di Gemona di cui non si fa nemmeno cenno». Secondo i consiglieri:«Le proposte regionali ripropongono gli assetti delineati dalla legge Fasola sugli ospedali e nulla dicono in ordine al destino delle aziende sanitarie ed ai relativi servizi territoriali, che sono elemento fondamentale della sanità soprattutto in un territorio come quello dell’Alto Friuli». «Non vorremmo – proseguono i consiglieri -, che proprio i cittadini del nostro territorio e il nostro ospedale venissero penalizzati da scelte poco trasparenti. Vogliamo ricordare che l’Ass n° 3 ha sempre avuto i bilanci a posto e che lo scorso anno, ad esempio, ha chiuso con un utile di oltre 2 milioni di euro, di cui oltre 700 mila sono stati reincamerati dalla Regione». Come detto, in questo scenario la minoranza tende la mano alla giunta Urbani e invita le amministrazioni locali dell’Alto Friuli a stringere nuove alleanze con i territori dell’area pedemontana. «Insieme – concludono Patat, Dorotea e Venturini – sarà più facile rivendicare il ruolo peculiare della nostra zona e rispondere ai bisogni specifici di salute delle nostre genti. Il tutto tramite un’ampia rete di servizi nella quale anche l’ospedale di Gemona venga valorizzato nelle sue funzioni». (m.d.c.)

  8. admin scrive:

    Ancora un intervento sulla stampa locale in merito alla situazione socio-sanitaria del nostro territorio. Qui di seguito l’articolo del Messaggero Veneto di oggi, sabato 28.11.2009:

    Amministratori concordi: allargare l Ass3

    GEMONA. «Creare una rete tra gli ospedali di San Daniele, Gemona e Tolmezzo, che abbia come bacino d’utenza e riferimento i distretti dell’attuale Ass3 più quelli di Tarcento e San Daniele». E’ questa la proposta condivisa dai sindaci di Gemona, Paolo Urbani, e San Daniele, Emilio Iob, assieme al vicesindaco di Tolmezzo nonché presidente del distretto socio-sanitario della Carnia, Cristiana Galizia, a Nadia Campana, assessore del Comune di Tarvisio e presidente del distretto di Gemonese, Val canale e Canal del Ferro, infine a Renato Barbalece, assessore a Tricesimo e vicepresidente del distretto Tricesimo-Tarcento. Gli amministratori si sono visti giovedì pomeriggio a Gemona durante un incontro che ha portato alla stesura di un documento condiviso che potrebbe ora essere presentato già nel corso della prossima conferenza sociosanitaria a Codroipo. Oltre all’allargamento dell’azienda sanitaria ai distretti di Tarcento e San Daniele, che a lato pratico produrrebbe la messa in rete dell’ospedale collinare con quelli dell’Alto Friuli, nel documento gli amministratori propongono di «mantenere le funzioni di base di ogni ospedale, mentre le attività specialistiche, che non è necessario centralizzare e che possono essere svolte in sicurezza in quelle sedi, vengono erogate a rete da una delle strutture individuate sulla base di standard di qualità e sicurezza». Insomma, servizi di base garantiti in ognuno dei tre nosocomi e specialità “divise” in base a chi vanta maggiori competenze. «Così – dichiara il sindaco di San Daniele, Emilio Iob – sarà possibile garantire ai nostri ospedali l’autonomia operativa di cui hanno bisogno. L’idea, proposta dai colleghi Campana e Urbani, mi sembra risolvere questo punto e perciò ho condiviso il documento, che ora provvederò a sottoporre all’attenzione del sindaco di Majano, Claudio Zonta, in qualità di presidente del nostro distretto sociosanitario». Va detto che la proposta avanzata dagli amministratori si basa sul presupposto che già esiste una collaborazione tra i nosocomi per quanto riguarda le attività specialistiche (ad esempio per la lettura dei referti di risonanza magnetica e di radiologia interventistica), mentre non c’è competizione sull’attività di base. Secondo Urbani, Iob, Campana, Galizia e Barbalece si può perciò immaginare «una messa in rete degli ospedali – recita la proposta -, che permetterebbe di avere a disposizione, per un bacino d’utenza di circa 200 mila persone, un numero di posti letto tra i 400 e i 500, sufficiente a garantire non solo un’efficace risposta ai bisogni della popolazione della pedemontana e della montagna, ma anche un filtro rispetto all’azienda ospedaliera universitaria di Udine».[Maura Delle Case]

  9. [...] è chiaro. La situazione della sanità nel Gemonese è destinata a cambiare [►]. Ora tocca a tutti i soggetti portatori di interessi e di responsabilità giocare il loro ruolo. [...]