La bellezza salverà il mondo

«È vero, principe, che una volta avete detto che il mondo sarà salvato dalla bellezza?» (F. M. Dostoevski, L’idiota)

Buon Natale e buone feste da «Con te Gemona».

[Musica: J.S. Bach (1685-1750), Oratorio di Natale, BWV 248, I. Coro Monteverdi, direttore: J.E. Gardiner]

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4 Commenti a “La bellezza salverà il mondo”

  1. Anonimo scrive:

    auguri a con te gemona e grazie per quello che fate

  2. Gianni Vidoni scrive:

    Prima del terremoto si cantava: “ce biele ca jè Glemone viodude da stasion…”; dopo il terremoto si cantava: “la bella – vecchia (non mi ricordo) Gemona ormai non c’è più…”.
    Mi chiedo che cosa si possa cantare oggi per Gemona.
    Sono convinto che un vero politico si misura proprio dalla sua capacità estetica di percepire l’ambiente sociale in cui ha il compito di governare. La sua prima domanda deve essere proprio questa: è bella la città in cui viviamo?
    E dunque: Gemona è bella? In questi giorni di feste, forse, un po’ sì, con i fiumi di luci che la pervadono. Ma nei giorni feriali, Gemona è bella? Le sue strade, le sue piazze, le sue case sono belle? Ma soprattutto la sua gente è bella?
    Io vedo mola gente bella a Gemona, ma anche molta gente triste,
    e molta gente “triste” che pensa solo ai suoi sporchi e brutti affari che sporcano e imbrattano luoghi pubblici e privati.
    Colui che è nato circa duemila anni fa in una mangiatoia era nientemeno che la Bellezza stessa di Dio che umilmente entrava nel mondo per servire il mondo, e non per servirsi del mondo. Questa è la bellezza che salverà il mondo: la bellezza di un amore umile!
    In questo giorno di Natale auguro a tutta la gente di Gemona di chiedersi
    che cosa possa fare ognuno di noi per rendere la nostra cittadina ancora più bella.

    Gianni V.

  3. Sibelius scrive:

    Sì, ma quale bellezza? Che cos’è la bellezza?
    Quando ho visto il filmato del primo movimento dell’oratorio di Natale di Bach ho subito apprezzato la scelta, a dir poco azzeccata, del redattore, ma un attimo dopo mi sono ritrovato a pensare che l’esecuzione diretta da Nikolaus Harnoncourt è senz’altro più bella. Nel post precedente, Gianni ricorda le luci che in questi giorni abbelliscono Gemona; ma a me ogni anno, nel periodo che precede e segue le feste, capita di meravigliarmi di come possano esserci delle persone e delle amministrazioni che apprezzano e scelgono certi addobbi più adatti a un Luna Park o a Las Vegas che alla sobria intimità del Natale. Insomma, nella sua banalità, il detto popolare secondo il quale «non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace» sembra confermare pragmaticamente la vittoria di un relativismo suadente e seducente anche nelle scelte della nostra quotidianità più minuta. E ancora: con quale coraggio si può parlare di bellezza davanti a chi ha vissuto sulla propria pelle la violenza, l’arroganza, il cinismo, ed è giunto a toccare abissi di disperazione, di delusione, di sfiducia?
    Sulla bellezza sono stati scritti milioni di pagine, e sarebbe da sconsiderati voler dire in merito una parola definitiva o risolutiva. Ma temo sempre di più che per avvicinarci alla bellezza dobbiamo innanzitutto rinunciare ai nostri bisogni insoddisfatti, quelli che ci conducono a riconoscerla in ciò che li può momentaneamente saziare (magari risalendo con coraggio fino a un qualche dio “tappabuchi”); e rinunciare anche alle sue rappresentazioni convenzionali, che talvolta coincidono con quelle sbandierate dalla televisione più sguaiata: sono soltanto luci artificiali, miseria camuffata da ricchezza. Meglio cercare con onestà nella direzione dell’uomo integrale, accogliendone tanto i versanti luminosi quanto quell’ombra che ciascuno di noi soffre nella propria interiorità. Forse la vera bellezza va cercata proprio negli anfratti di una umanità ferita eppure dignitosa, nei recessi di vite solide, realmente vissute e non soltanto immaginate, in un’arte che tenta di dar voce tanto all’estasi quanto alla sofferenza più muta.
    E la bellezza del mondo? I nostri luoghi di vita esprimono concretamente la nostra visione del mondo, il rapporto di una comunità non soltanto con l’ambiente e con il territorio, ma anche con se stessa. Quale visione del mondo esprimono i sacchi della spazzatura abbandonati periodicamente lungo le strade dalle persone che si ostinano a rifiutare il minimo impegno richiesto dalla raccolta differenziata?
    Mi pare che la domanda iniziale assuma una consistenza non soltanto filosofica: quali segni di vera umanità possono abbellire le nostre città e i nostri paesi? quali gesti concreti, quali scelte di rispetto e di difesa della dignità e dei diritti permettono alle persone di incarnare la bellezza di una umanità vissuta pienamente e coraggiosamente?
    «Soltanto chi grida per gli Ebrei può cantare anche il gregoriano». Parole di Dietrich Bonhoeffer all’indomani della tragica “notte dei cristalli” (9 novembre 1938). Ci conforta il fatto che anche lui avrebbe apprezzato il primo movimento dell’Oratorio di Natale di Bach. Con qualsiasi esecutore.

  4. Sibelius scrive:

    La riflessione può continuare con questo film:

    http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=57972

    In programma al “Sociale” lunedì 18 e martedì 19 gennaio alle ore 21.