Tempesta sanitaria

Tempesta_02

È oramai una constatazione condivisa. Il nuovo Piano Sanitario Regionale voluto dalla giunta Tondo è iniquo, dannoso e sicuramente poco chiaro. Unici dati certi: l’ospedale di Gemona non compare nemmeno tra quelli in rete dell’Alto Friuli; le attività territoriali – assistenza domiciliare, prevenzione, salute mentale, tossicodipendenze – sono del tutto marginalizzate; ai direttori generali delle Aziende Sanitarie viene delegata la facoltà di chiudere o aprire servizi ospedalieri a parità di risorse economiche trasferite dalla regione, mentre competerebbe proprio ad essa fornire gli indirizzi di programmazione dei servizi. Nelle ultime settimane il Piano ha prodotto contrasti e dissensi che valicano le articolazioni partitiche. Le stesse forze di maggioranza hanno contestato l’operato dell’assessore e del presidente Tondo, che ha dovuto correre ai ripari con dichiarazioni discrepanti e contradditorie.
Anche in Alto Friuli il tema è da mesi al centro di un intenso dibattito. Oltre della difesa del nostro ospedale si discute di possibili nuovi assetti territoriali, in particolare dell’allargamento alla zona del Sandanielese. Sulla questione gli amministratori di San Daniele manifestano forti contrarietà, mentre a Tolmezzo si è consumata una divisione tra la maggioranza – favorevole – e l’opposizione – contraria – proprio nell’ultimo consiglio comunale.
Per quanto riguarda noi, gemonesi di «Con te Gemona», non possiamo che vedere con grande preoccupazione il fatto che il nostro ospedale non compaia nell’elenco dei presìdi obbligatori, nonostante durante la «Messa del Tallero» il presidente Renzo Tondo abbia dichiarato che «per l’ospedale […] non è previsto alcun ridimensionamento; non chiuderemo alcun reparto». Nel corso di un recente incontro politico sul tema svoltosi a Tolmezzo, il nostro consigliere Sandro Venturini così si è espresso: «la sanità deve rispondere ai bisogni del nostro territorio e chi governa deve garantire maggiore chiarezza di obiettivi, maggior coinvolgimento della popolazione, maggiore trasparenza. Non è accettabile che i piccoli ospedali vengano gestiti nella logica centralizzata dell’Hub and Spoke. Un ospedale non è un aeroporto. La programmazione dei piccoli nosocomi deve rimanere sul territorio di pertinenza, in quanto fortemente integrati con la programmazione sanitaria dei servizi territoriali e sociali: è la famosa «integrazione socio-sanitaria» di cui tanto si parla. L’Azienda n. 3 ha dimostrato con i risultati economici e di erogazione dei servizi che può stare in piedi da sé. E in questa logica la proposta di un’azienda sanitaria “allargata” al Sandanielese non dovrebbe essere scartata a priori. L’unione di ambiti territoriali omogenei, la costruzione di reti in funzione non solo sanitaria, potrebbe essere vantaggiosa per tutti. Chiaramente, queste politiche andranno gestite ricercando il più ampio consenso e la più larga partecipazione, con regole e obiettivi chiari in modo che i vantaggi siano equamente ripartiti».
[QUI la rassegna stampa delle ultime settimane sul tema]

Tag: ,

3 Commenti a “Tempesta sanitaria”

  1. Anonimo scrive:

    un plauso per l’ottimo servizio di informazione che questo sito sta svolgendo.
    Complimenti.

  2. admin scrive:

    Anche se “anonimi”, fa sempre piacere ricevere dei complimenti. Grazie, dunque.

  3. admin scrive:

    Aggiorniamo la rassegna stampa sul tema sanità con alcuni articoli pubblicati in questi ultimi tre giorni:
    Rassegna stampa sanità