Gente di Gemona /7

Gente_di_Gemona

GIUSEPPE BINI
Arciprete, erudito (1689 – 1773)

Giuseppe Bini, di famiglia nobile originaria di Assisi, nacque a Varmo il 14 aprile del 1689. Ricevette la prima educazione da un precettore domestico ed in seguito frequentò a Udine le scuole dei Barnabiti. Divenne prete nel 1712, dedicandosi come molti altri religiosi del Settecento all’attività di maestro privato. Nel 1713 ricevette il prestigioso incarico di educare Fabio, l’unico figlio del marchese Rodolfo di Colloredo. Con lui si trasferì a Roma dove visse per quattro anni, durante i quali poté entrare a far parte dell’Accademia dell’Arcadia, facendosi notare grazie alla pubblicazione di diverse poesie. A Roma inoltre frequentò assiduamente le biblioteche Vallicellana e Casanatese oltre a numerose altre raccolte e archivi ove, con una meticolosa opera di ricerca, riuscì a trascrivere innumerevoli documenti riguardanti la storia del Friuli.
Assolto il suo compito di educatore, Bini rientrò in Friuli nel 1716 portandosi appresso il titolo di Protonotario Apostolico e cinque tomi di documenti trascritti dalle biblioteche.
Nonostante la possibilità di pubblicare i tomi per ottenerne fama oltre che un ritorno economico, Bini li prestò gratuitamente a tutti gli studiosi che ne richiedevano la consultazione o il prestito. Passò anche in Friuli il suo tempo a frugare tra i tabulari locali e a riordinare il vasto archivio diocesano, finché il marchese Rodolfo di Colloredo, trasferitosi a Vienna, offrì a Bini il compito di segretario e consigliere. L’abate però non poté assolvere tale incarico per lungo tempo, in quanto il fratello del suo protettore, Gerolamo di Colloredo, nominato governatore della Lombardia, lo volle portare con sé in qualità di capo di Gabinetto.
Durante questo suo impegnativo compito stese un preciso rapporto per l’imperatore riguardo il sistema politico, economico e militare dello stato di Milano; inoltre nel 1723 trasse in salvo da un incendio l’intero carteggio della cancelleria. Nel 1725 inoltre il conte di Colloredo si assentò lungamente dalla sede per recarsi in Germania, lasciando così nelle mani di Bini il compito di amministrare gli affari più urgenti e di sovrintendere all’attività della Giunta di Governo locale.
In seguito Gerolamo, prossimo a divenire presidente del Consiglio d’Italia, chiese all’imperatore Carlo VI per il suo protetto Bini l’ufficio di segretario della presidenza. Purtroppo però la morte improvvisa del conte mandò a monte questi progetti e Bini si trasferì prima alla corte di Vittorio Amedeo II, al fine di trattare certi interessi per lo Stato Lombardo, e poi a Milano dove si adoperò per favorire la “Società Palatina” che aveva in programma la pubblicazione dei Rerum Italicarum Scriptores di L.A. Muratori, studioso col quale fu anche in contatto epistolare.
Ritornato a Vienna ebbe diverse offerte per impieghi a corte non molto prestigiosi, che rifiutò per tornare in Friuli dove ebbe in un primo momento la vicaria di Flambro, che resse per dodici anni. A quel periodo risale un’importante sua iniziativa culturale (come si legge in Di Manzano, Annali, IV, 232): Nell’anno 1731 su sollecitazione del …Bini friulano e letterato di vaglia, il Cardinale Patriarca di Aquileja Dionigi Delfino istituì un’Accademia di scienze in Udine, e ne venne fatta l’apertura con una Dissertazione del Bini.
Il Nostro nel 1739 ottenne (o accettò suo malgrado?) la pieve arcipretale di Gemona. Alcuni biografi a questo punto si meravigliano del fatto che un ecclesiastico abituato alla vita di corte, esperto di diplomazia, dalla vasta cultura e motivato a continuare nei suoi studi, fornito di amicizie ed appoggi importanti, si sia deciso improvvisamente a ritirarsi in un centro minore seppur prestigioso come Gemona, dove le rendite economicamente erano inferiori di qualunque incarico a corte e dove mancavano gli stimoli culturali ed i contatti diretti con il mondo degli intellettuali. C’è chi pensa al desiderio di pace e di tranquillità dopo anni di continui viaggi ed impegni assillanti.
Durante il periodo gemonese Bini ebbe l’onore di accompagnare il patriarca Daniele Delfino nella sua visita in territorio veronese, durante la quale scrisse anche il diario di viaggio.
Tra il 1750 e il 1753 ottenne il gravoso e poco invidiabile incarico da parte del governo veneziano di seguire quale consultore a Roma, dove si svolgevano le pratiche per la soppressione del Patriarcato di Aquileia e la sua trasformazione nelle due Arcidiocesi di Udine e Gorizia, il cardinale Carlo Rezzonico. Gli interventi presso la sede papale di Benedetto XIV non ottennero i risultati che la Serenissima sperava, in quanto all’abolizione del Patriarcato si confermò la suddivisione del territorio nell’Arcidiocesi di Udine per le sole zone soggette a Venezia, e in quella di Gorizia per le terre facenti parte del dominio asburgico, limitando così di fatto l’influenza veneta nei fatti della Carinzia e della Carniola slava. Da quel momento pare che i rapporti tra Bini e Venezia siano rimasti piuttosto tesi, quasi che l’abate non avesse potuto (o voluto?) fare del suo meglio per dirimere la questione.
Ritornò comunque a Gemona dove si dedicò ai suoi studi preferiti, trovando negli archivi della comunità, della pieve e dell’ospedale ricco ed interessante materiale da ordinare, catalogare, confrontare. Durante questa sua laboriosa opera annotò una mole incredibile di informazioni e dati e trascrisse centinaia di pergamene antiche, preservandone i contenuti fino a noi.
Allo stesso tempo Bini cercò di avviare agli studi ed agli interessi culturali il numeroso clero che in Gemona gli era sottoposto, istituendo un’accademia di studi nella quale incitò ciascuno a coltivare i propri interessi.
Per i grandi meriti in campo storico-archeologico ed in senso lato culturali, la comunità di Gemona concesse a Bini e alla sua discendenza la cittadinanza onoraria e l’aggregazione alla nobiltà locale.
Giuseppe Bini si spense a Gemona il 16 marzo del 1773 tra il rimpianto dei suoi concittadini. I suoi scritti erano rimasti alla sua morte in gran parte inediti ed erano raccolti in settanta grossi tomi; attualmente una quarantina di questi, salvatisi dalla dispersione, sono conservati nel “Fondo Bini” presso l’Archivio Capitolare di Udine. Alcuni suoi studi sono stati pubblicati postumi da studiosi gemonesi (vedi elenco delle opere). I Gemonesi lo ricorderanno nei secoli seguenti dedicandogli la via che dalla piazza del Municipio raggiunge Porta Udine correndo proprio davanti alla Canonica dove Bini aveva abitato per 34 anni ed al Duomo dove tante cerimonie aveva officiato.
[Fonte: Mariolina Patat, Oms innomenâts a Glemone. Personaggi di rilievo nella storia di Gemona, Comune di Gemona, 2002, con aggiunte e correzioni dell'autrice].

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