Tra i lecci

Traliccio_1

L’equilibrio tra sviluppo ed ambiente vive in questi periodi un ulteriore capitolo. Da un lato ci sono le industrie Pittini [] e Fantoni [] e dall’altro la sezione locale di Legambiente []. I primi stanno stringendo i tempi per mettere in funzione l’elettrodotto aereo Somplago-Würmlach, i secondi si stanno adoperando con tutte le forze per evitare che l’impatto ambientale del progetto devasti il territorio montano. Sul piatto c’è anche la posizione del Presidente della Giunta Regionale, Renzo Tondo, che auspica un accordo con la Burgo [] (che aveva proposto un elettrodotto interrato lungo la valle del Bût) per giungere così ad una soluzione unica, in modo da acquistare l’energia elettrica a minor costo direttamente dall’Austria.
Per giungere all’obiettivo prefissato, la Società Alpe Adria Energia (costituita appositamente dagli industriali Pittini e Fantoni) ha da tempo presentato lo Studio di Impatto Ambientale e la Valutazione d’Incidenza. Amministrazioni Comunali interessate dal progetto, associazioni locali, tra cui Legambiente, e numerosi cittadini hanno presentato le loro osservazioni sullo studio e il tutto è stato trasmesso a Roma per un ultimo esame.
I punti di contrasto riguardano l’inopportunità di delegare alle imprese private la scelta del tracciato di carattere transfrontaliero, l’altezza media dei tralicci, che misureranno mediamente 34 metri e in molti punti supereranno i 45 metri con punte di 61.
Secondo Legambiente non sono state studiate a fondo soluzioni diverse, che impattino di meno sul territorio e sulle risorse paesaggistiche della zona montana: tracciati alternativi, interramento delle condutture, impiego di corridoi infrastrutturali esistenti. Dovremo quindi accettare il sacrificio del paesaggio delle zone del monte Amariana, la Foresta Pramosio, la Pieve di S. Pietro di Carnia, la Forca Navantes, il Monte Dauda? Il sacrificio di casera e Passo Pramosio, in Comune di Paluzza, i territori compresi tra Curiedi, Fornâs e Forca Navantes, nei Comuni di Tolmezzo e Zuglio? L’abbandono del laghetto di Avostanis o della Creta di Timau o del Monte Cuestalta? La rinuncia alla Traversata carnica, al Carnia Trekking, alla Via Alpina?
Sviluppo e ambiente sono entrambi settori importanti per l’economia friulana, entrambi da rafforzare per valorizzare il territorio e portare ricchezza ai cittadini. Ma perché – in quest’Italia dell’«indifferenza ambientale» dobbiamo sempre schierarci da una parte o dall’altra? Perché è così impossibilie – come accade in altri Paesi – coniugare sviluppo e territorio, economia e paesaggio, natura e tecnica?

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