La caduta dei muri, vecchi e nuovi

Muro_Berlino

Nell’ultimo consiglio comunale la minoranza del PDL ha presentato un ordine del giorno che avrebbe dovuto impegnare la giunta a sostenere e a valorizzare il «Giorno della libertà» [], voluto dal governo di centro-destra nel 2005 per celebrare la ricorrenza della caduta del muro di Berlino il 9 novembre 1989. La maggioranza ha votato contro. Il sindaco Paolo Urbani si è appellato al fatto che la proposta non rientra nelle priorità del suo «patto» con i gemonesi che lo hanno votato. (Ancora una volta ha dimostrato di non comprendere che chi governa lo fa per tutti i cittadini e non solo per coloro che lo hanno eletto. Che poi a Gemona sono 1 su 4.)
I nostri consiglieri Mariolina Patat, Sandro Venturini e Giacomino Dorotea si sono invece astenuti. Astensione dovuta. Non per la valutazione storica ed etica in merito alla giornata, che rimane un glorioso esempio di libertà riconquistata, ma per ragioni che hanno a che fare con il rapporto tra la storia, la memoria e il loro ruolo politico. Troppo spesso in questi anni abbiamo assistito ad una «appropriazione indebita» da parte delle forze partitiche di una dimensione essenziale per la convivenza civile: la memoria, l’epos, che trova origine in alcuni eventi decisivi che costituiscono l’identità collettiva di una comunità. Così la tragedia della Shoah, la Liberazione, la Prima guerra mondiale o qui da noi il sisma del ’76. Tutti eventi che si sono depositati nell’«archivio» della nostra memoria collettiva. Se la politica se ne appropria perdono il loro valore profondo e rischiano di entrare nel gioco dello scontro partitico a fini di consenso. La memoria si appiattisce così sull’attualità e perde il proprio profondo valore originario. Ne è un esempio la contrapposizione tra il «Giorno della memoria» della Shoah – voluto da un governo di centro-sinistra – e il «Giorno del ricordo» delle foibe – voluto dalle destre. In questi anni, a seconda dei governanti che si sono succeduti, sono stati più o meno valorizzati l’uno o l’altro. In modo fazioso e truccato.
Vi è poi un’altra ragione a motivo dell’astensione dal voto all’OdG. La caduta del «muro di Berlino» rappresentò un alto momento per la libertà in Occidente. Non una libertà generica, ma diretta a ottenere e ripristinare un governo democratico. Era la democrazia liberale che chiedevano i popoli dell’Est. Una democrazia fondata sui diritti civili, giuridici e sociali, sulle regole, sull’equilibrio dei poteri, sulla giustizia. Quei popoli erano lì a dirci che il miglior modo per celebrare la democrazia è praticarla nel quotiano. Ed è questa visione della democrazia che oggi i partiti della destra italiana – di cui fanno parte i nostri consiglieri locali Giuseppe Tiso e Gianpaolo Londero – stanno lentamente affossando. Lo fanno sottraendo diritti agli immigrati, delegittimando interi «corpi» dello Stato, impoverendo la scuola e la ricerca, e – come scandalosamente accade in questi giorni – imbavagliando il dibattito libero sui mezzi di informazione e forzando a causa del loro presappochismo le regole del «gioco». Secondo noi la libertà e la democrazia non sono parole. Sono innanzitutto prassi. Oggi è un altro il «muro» che dobbiamo abbattere: il muro mediatico e falsificatorio di chi si proclama liberale ma in verità è guidato da tentazioni autoritarie.

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