Come sarà l’uomo che verrà?

Partigiani

Nel panorama asfittico della produzione cinematografica nostrana c’è ancora spazio per prodotti di qualità. C’è ancora qualcuno che sa fare cinema e che con il cinema disvela la verità del mondo. Ne è un esempio l’ultimo film di Giorgio Diritti «L’uomo che verrà» [], in programmazione da domani, martedì 30 marzo, fino a giovedì al «Sociale». È la storia dei contadini montanari dell’appenino bolognese durante la Seconda guerra mondiale. È la storia di una delle più terribili stragi compiute dall’esercito nazista in Europa: l’eccidio di Marzabotto []. È la storia di gente umile e autentica, così simile – a parte il dialetto – ai nostri nonni e alla guerra in Friuli. Una pagina di grande cinema, insomma. Da non perdere. Un’occasione per tornare – almeno per due ore – agli eventi che hanno fondato il patto costituzionale che ci lega uno all’altro. Nella consapevolezza – come dice uno degli ufficiali tedeschi responsabili dell’eccidio – che «tutti noi siamo quello che ci hanno insegnato ad essere, è una questione di educazione». E anche un film, a suo modo, può educare.

Tag:

2 Commenti a “Come sarà l’uomo che verrà?”

  1. Sibelius scrive:

    Al termine della pellicola è lo spettatore a smarrire la parola, dopo aver assistito a un’opera incredibilmente lucida nel raccontare la tragica banalità di un male che sconvolge il ritmo ciclico della vita contadina e sa insinuarsi nelle pieghe di relazioni sociali talora aspre e nondimeno veraci.
    “L’uomo che verrà” è un film sospeso tra l’Avvento della vita e l’incombere della morte.
    Merito delle interpretazioni sobrie, intense e magistrali di Maya Sansa, Claudio Casadio e della piccola Greta Zuccheri Montanari, ma anche degli attori non professionisti; delle immagini dense e delle inquadrature essenziali tanto nello scrutare i volti rugosi e duri degli anziani o quelli morbidi e levigati dei bambini, tanto nell’abbracciare lo scorrere delle stagioni in una campagna di struggente bellezza; del gusto di un dettaglio mai fine a se stesso, mai didascalico, eppure efficace nel ricostruire il mondo da cui proveniamo; delle scene odorose di una quotidianità irrecuperabile, come quella della “file” serale che riunisce la famiglia patriarcale nella stalla. Merito di una scelta di sostanziale classicità, nel solco della migliore tradizione del film italiano di matrice etico-estetica.
    Rifuggendo sapientemente dagli eccessi, dai pregiudizi e dai cliché ai quali il soggetto inevitabilmente lo esponeva, il regista Giorgio Diritti fa tesoro della complessità alla quale ci hanno educato gli ultimi decenni per proporre una lettura verace, critica e rispettosa tanto degli eventi quanto delle condizioni che li hanno provocati. La scelta dei personaggi principali, vere e proprie immagini realistiche e insieme simboliche, permette di condensare la storia, le sue contraddizioni e i dubbi cruciali, le responsabilità e le irresponsabilità degli uomini, con una limpidezza e un pudore che servono la verità e confondono qualsiasi velleità di revisionismo.
    Di questo film certa critica ha detto – sorprendentemente – che appare riduttivo tramandare soltanto «l’idea della guerra crudele, quasi che tutto e tutti fossero uguali, come se non esistessero precisi ruoli» (Cristina Piccino in «Il manifesto»). Invece ciò che risulta chiaro è proprio la capacità degli autori di non essere indifferenti alle differenze. Essere liberi da pregiudizi non significa affatto rinunciare al rigore morale della denuncia. Scegliere il pudore non significa affatto rinunciare alla passione e alla ricerca dell’emozione. Anzi. “L’uomo che verrà” è l’esatto contrario di una «visione fredda, distante, emotivamente passiva», e tutt’altro che un film «più da archivio che da sala», come lo ha definito Roberta Ronconi in «Liberazione».
    Film tutt’altro che ripiegato su se stesso, sa invece parlare del futuro, verso il quale è costantemente proiettato, fin dal titolo. Non perché indaghi le cause di un male venturo, come ha saputo fare Michael Haneke con “Il nastro bianco”, ma perché mira a ridestare nel pubblico non soltanto un sentimento corale di pietà, non soltanto una coscienza condivisa, ma anche l’adesione convinta e impegnata ai principi costituzionali che nel secondo dopoguerra hanno rifondato il tessuto sociale del Paese.
    Un capolavoro da non perdere, ma anche da rivedere. E da far vedere.

  2. Segnaliamo che L’UOMO CHE VERRA’ sarà proiettato al Sociale anche giovedì 8 aprile, ore 21.00. Ingresso speciale per studenti delle scuole medie e genitori che vengono a vedere il film assieme: 4 euro ciascuno.