Gente di Gemona /8

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GINO PERESSUTTI
Architetto (1883 – 1940)

Gino Peressutti, personalità di notevole rilievo a livello nazionale ed internazionale ma finora poco valorizzato, nacque a Gemona il 21 giugno 1883. Frequentò, come tanti altri giovani gemonesi, la locale Scuola di Arti e Mestieri, impegnandosi subito nell’attività pratica. Infatti nel 1908, anno del conseguimento all’Accademia di Belle Arti a Venezia del titolo accademico di architetto, poteva vantarsi di avere già prodotto 131 opere, tra cui, a Padova centro, i palazzi Mion e Venezze, il Collegio Antoniano, il Pensionato Universitario “F. Petrarca” e molte villette stile ‘liberty’ nei dintorni. Testimonianza fotografica di tale fase è un grosso album, custotido presso la Biblioteca Civica “Valentino Baldissera”, che nel 1908 – al conseguimento del titolo accademico – Gino Peressutti offrì all’allora sindaco cav. Antonio Stroili. Negli anni successivi l’architetto aderì ad uno stile più sobrio e razionale, definito “armonico”, in linea col Novecentismo, caratterizzato da schiettezza, linearità di soluzioni e dichiarata assenza di plagio. Lavorando con impegno quasi ossessivo e privo di soste, desideroso di farsi strada a livello nazionale, progettò interi quartieri cittadini a Padova, Palermo, Napoli, ecc. nonché l’ambasciata del Belgio a Roma.
Partecipò alla prima guerra mondiale con il grado di capitano del Genio Militare. Di questo impegno sono testimonianza diverse onorificenze: “Commendatore della Corona d’Italia di nota propria di Sua Maestà il re” (brevetto n. 18623 serie 2), di “Cavaliere dell’ordine della corona d’Italia su proposta del Ministro della Guerra in considerazione di particolari benemerenze acquisite nella 1° guerra mondiale” (brevetto n. 87173 serie 2) e la proposta per la croce di guerra.
Pur avendo trasferito trasferito la residenza a Padova dal 1915, non dimenticò tuttavia Gemona: disegnò ad esempio alcuni mobili per la ditta Fantoni, esposti alla Mostra di Udine del 1926 ed all’Esposizione artistica, agricola e industriale di Gemona nel 1931. Fu anche segretario provinciale del Sindacato Architetti di Padova dal febbraio 1926 al giugno 1931.
Incaricato di elaborare il progetto per la ‘Hollywood italiana’ (fortemente voluta da Mussolini, per poter dare all’Italia un moderno centro per la cinematografia), il 27 dicembre 1935 presentò personalmente la sua proposta al duce, che la approvò l’ultimo giorno dell’anno. L’area di 600 mila metri quadrati tra le vie Tusculana e di Torre Spaccata era stata scelta per motivi logistici: si trovava infatti a soli 7 chilometri dal centro di Roma, nella zona in cui si incontrano le strade che dai colli conducono in città ed al mare. Dopo la posa della prima pietra da parte del Duce in persona il 29 gennaio 1936, sorse lì in due soli anni il fiore all’occhiello del cinema italiano, Cinecittà, composta di 47 edifici per complessivi 120 mila metri quadri costruiti. In un articolo comparso nel n.20 della rivista “Cinema”, uscita il 25 aprile 1937, l’architetto gemonese spiegò come aveva ideato e progettato l’opera che ancor oggi stupisce per la sua complessità, completezza e omogeneità tra le parti. Era (ed è) infatti una vera e propria città, fornita, solo per citare qualche dato, di ben nove teatri di presa, uffici, camerini, locali per il “dopolavoro”, guardaroba, officine, auditorium, ristoranti-bar, una mensa, autorimesse, ambulatorio, depositi vari, ma anche di una piscina, una centrale elettrica autonoma e una torre –serbatoio dell’acqua ricavata dalla trivellazione e costruzione in loco di due pozzi. Gli edifici che compaiono nella pianta generale del progetto sono in tutto 64. Le strade ed i viali interni all’area avevano uno sviluppo complessivo di oltre 8 chilometri ed erano stati fiancheggiati da pini marittimi, allori ed oleandri; i giardini ed il parco erano abbelliti di alberi e cespugli mediterranei di vario tipo. La progettazione aveva curato infatti anche i minimi dettagli, affinché il complesso in toto e le singole parti. in “ interagissero in modo organico ed armonico. Per tale impegno ottenne il prestigioso titolo di “Cavaliere dell’ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro” (decreto 27-10-1937).
A Gemona un solo edificio fu da lui progettato: è il palazzo che sorge in via Bini in faccia al duomo, esattamente di fronte alla canonica ed adiacente al palazzo Gurisatti (allora proprietà Sebastiano Della Marina).
Gino Peressutti morì a Padova il 4 ottobre 1940 a soli 57 anni, all’apice del successo.

[Fonte: M. Patat, Oms innomenâts a Glemone. Personaggi di rilievo nella storia di Gemona, Comune di Gemona, 2002, con aggiunte e correzioni dell'autrice].

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Un Commento a “Gente di Gemona /8”

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