Piano sanitario: note a margine

Piano

A Gemona in molti hanno tirato un sospiro di sollievo per le sorti dell’ospedale. Pare infatti che non venga smantellato e che sia ancora presente nel Piano Sanitario 2010-2012, che qui pubblichiamo nella sua versione definitiva []. Eppure alcune considerazioni a bocce ferme, o quasi, ci sentiamo in dovere di avanzarle, avendo seguito con attenzione l’origine e lo sviluppo di questa intricata vicenda:
1. Il Piano Sanitario è nato alla rovescia. Non parte dall’analisi dei bisogni e conseguentemente non offre risposte coerenti ed efficaci. Non ha coinvolto tutti i «portatori di interesse», ma è stato calato dall’alto nella logica di un «neo-centralismo regionale».
2. La giunta Tondo ha rivelato tutta la sua incapacità politica nella gestione della vicenda. Ha incassato veti incrociati e fatto retromarcia su molti punti decisivi, mostrando la propria incompetenza nel governare processi complessi come quello della sanità.
3. Per quanto riguarda Gemona, la soluzione trovata è parziale, di semplice «riduzione del danno». La Legge 13/1995 «Fasola» è ancora in vigore e ancora prevede – all’articolo 21 – la chiusura dei piccoli ospedali come il nostro. È una legge che andrebbe cambiata, perché sorpassata e perché non tiene conto dell’attuale situazione della sanità, che in Alto Friuli, ad esempio, ha retto dal punto di vista economico, gestionale e funzionale. I servizi sanitari delle nostre zone, quindi, andrebbero potenziati e resi più efficienti, non certo ridimensionati.
4. La sanità non è solo «ospedale». Il 55% delle risorse sanitarie vengono spese sul territorio. E tutti gli indici – speranza di vita, patologie prevalenti, rischi, … – mostrano che è necessario potenziare l’assistenza domiciliare e operare con maggiore incisività sulla prevenzione con interventi intersettoriali. In ospedale dobbiamo entrare solo quando ormai la nostra salute è compromessa. Da questo punto di vista, le amministrazioni comunali potrebbero svolgere un ruolo rilevante, lavorando sulle attività di prevenzione, di informazione e di promozione della salute. E su una più efficace reditribuzione delle risorse, attraverso il sostegno delle fasce più deboli della popolazione. È stato infatti stimato che il fattore socio-economico incide per circa il 40-50% sulla speranza di vita di una persona.
C’è ancora molta strada da fare, quindi. Come minoranza in consiglio comunale a Gemona daremo il nostro contributo, informando i cittadini su ciò che accade e portando il nostro contributo, come richiede il nostro ruolo di forza di opposizione.

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