Libars di scugnî ricuardâ

Colonia_Caroya_1945

Il coro degli alpini di Gemona si è recato alcune settimane fa in visita alla città argentina di Colonia Caroya, che fu fondata nel lontano 1878 da un gruppo di emigranti gemonesi. Ad accompagnarli, in rappresentanza della comunità di Gemona, è stato l’assessore Loris Cargnelutti. Gli alpini hanno allietato la comunità friulana argentina durante l’importante «Festa dell’uva», con i canti tipici della nostra terra, e hanno fatto visita al «Museo Permanente della Friulanità», che testimonia il legame che ancor oggi unisce la comunità locale ed in particolare le centinaia di discendenti di origine gemonese con il Friuli. Speriamo solo che questa non sia un’isolata esperienza, ma che rientri in un progetto più ampio di recupero della storia della «diaspora» dei gemonesi nel mondo. Speriamo che la prima ricaduta di questa significativa esperienza si concretizzerà con un incontro pubblico, in cui il coro degli alpini potrà documentare questa visita con belle immagini e lieti canti.
Ha fatto bene, dunque, l’amministrazione comunale a contribuire alle spese di viaggio del coro e dell’assessore []. Il sindaco Urbani, però, la smetta con la solita «retorica del risparmio», come ha scritto sulla stampa locale alcune settimane fa quando ha dichiarato di aver ridotto i rimborsi per le missioni sue e degli assessori. Riteniamo che questo tipo di iniziative possano essere utili, e i soldi ben spesi, non solo per mantenere vivi i rapporti con i friulani sparsi nel mondo, ma anche per ricordarci che l’immigrazione che noi abbiamo dovuto subire – «libars di scugnî lâ» – è stata per altri paesi fonte di arricchimento culturale ed anche economico. Perché, allora, non dovrebbe avere altrettanto valore l’immigrazione che oggi noi, qui a Gemona, siamo «liberi di poter accogliere», magari investendo maggiori risorse in tal senso []?

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2 Commenti a “Libars di scugnî ricuardâ”

  1. una lettrice scrive:

    sul Messaggero Veneto di oggi compare una lettera, a firma del signor Galli, uno dei partecipanti alla visita, dove si lamenta il comportamento di un gruppo di altri componenti la “spedizione”, appartenenti a una non meglio definita “Clape”. non si trattava, pare, di gemonesi…
    qualcuno ne sa qualcosa? che cosa ci facevano là insieme ai nostri concittadini?

  2. admin scrive:

    @ “Lettrice”
    Certo ci risulta difficile, da Gemona, avere informazioni in merito a quanto accaduto in Argentina. Considerato che la lettera è comparsa sulla stampa locale, forse vi sarà qualcuno che nei prossimi giorni vorrà rispondere. Potrebbe farlo lo stesso assessore comunale presente all’incontro, visto il ruolo istituzionale che ricopre.
    Per completezza di informazione, da parte nostra possiamo solo allegare l’articolo da lei citato, ripreso dal Messaggero Veneto del 17.04.2010:

    L’intervento a Baires della «Clape dal Friûl»

    Recentemente ho fatto un viaggio in Argentina, assieme a una rappresentanza del Coro alpini di Gemona del Friuli e alcune persone che si sono unite al gruppo. Lo scopo era quello di portare un po’ di friulanità a quelle persone che non hanno la possibilità di conoscere la terra da cui sono partiti i loro avi molti anni fa in cerca di fortuna. Abbiamo avuto contatti con i rappresentanti dei Fogolârs di Cordoba, Mendoza, Colonia Caroya e infine Buenos Aires. Le emozioni più intense le abbiamo vissute a Colonia Caroya dove èmolto alta la concentrazione di famiglie originarie di Gemona e dei paesi vicini. Diffusissimi infatti sono i cognomi della nostra zona: Forgiarini, Londero, Copetti, Patat, Lepore… Ogni persona che avvicinavamo aveva dei ricordi legati ai racconti dei nonni o dei bisnonni. Alcuni parlano tuttora correntemente la nostra lingua, altri solo alcune parole; però abbiamo conosciuto molte persone anche giovani che conoscono e cantano le nostre villotte. Il coro si è esibito con successo, con canti alpini e friulani nei vari Fogolârs gremiti di persone di origine italiana e soprattutto friulana. L’ultimo incontro che abbiamo avuto con queste comunità si è svolto a Buenos Aires. In questa occasione il presidente, dopo i saluti e i ringraziamenti di rito, ha dato la parola all’assessore comunale che ci ha accompagnato per tutto il viaggio e che in quel momento rappresentava il sindaco di Gemona. Questi ha pronunciato un breve discorso di saluto e di ringraziamento con rituale scambio di doni. A quel punto è stato invitato a intervenire un rappresentante della «Clape dal Friûl» che abbiamo scoperto essere presente in sala assieme a una decina di persone della stessa associazione. Questo personaggio, quando si è impossessato del microfono, ha dato vita a un intervento che aveva il tono di un comizio invitando il suo gruppo ad avvicinarsi. Quasi tutti loro hanno preso la parola e si sono dilungati nei vari interventi. A quel punto i presenti hanno cominciato a gridare basta e ad applaudire in senso ironico per farli smettere. Devo sottolineare, che solo alcuni di loro erano in grado di esprimersi in friulano poiché gran parte di queste persone venivano da Monfalcone e Trieste. Io emiei compagni di viaggio ci siamo domandati chi siano costoro che viaggiano con l’intento, presumo, di portare in giro per il mondo la cultura friulana e la nostra lingua. A questo punto mi chiedo, che tipo di associazione possa essere questa “Clape”, quale sia il suo scopo e comemai vi facciano parte persone così lontane dal nostro “spirito friulano”.
    Pietro Galli – Gemona del Friuli