Archivio di maggio 2010

Gli esseri umani sono di mille colori

lunedì, 31 maggio 2010

Uova

Dopo il successo di critica e di pubblico della recente esibizione a Torino, arriva ad Artegna, domani, martedì 1 giugno alle 20.45 presso il Nuovo Teatro «Monsignor Lavaroni», lo spettacolo teatrale «Colori che esplodono», realizzato dalle persone disabili e dagli operatori dei Centri Socio Riabilitativi ed Educativi (CSRE) dell’Azienda sanitaria n.3. Questo appuntamento rappresenta una tappa del percorso denominato «Progetto Free Space. Liberi di essere giovani» promosso dall’amministrazione comunale di Artegna sul tema della comunicazione. Lo spettacolo teatrale si propone come esempio di modalità alternativa e creativa di comunicazione. Nasce e sviluppa tra il 2005 e il 2006 a seguito di un laboratorio di pittura espressiva, condotto dalla pittrice Viviana Biasizzo e svoltosi presso i CSRE di Gemona, Tolmezzo ed Esemon. Seguendo questo itinerario, le persone disabili hanno potuto far emergere e valorizzare le loro capacità creative, esprimendosi con un linguaggio inusuale ed artistico. In seguito, i laboratori d’espressione corporea e teatrale hanno ideato e allestito uno spettacolo teatrale multimediale dal forte impatto visivo, che è stato presentato con successo in alcuni teatri della provincia di Udine e di Gorizia.
[QUI una breve scheda sui CSRE]

Numeri

domenica, 30 maggio 2010

Numeri41

Politici in Friuli -vg

Totale3.418
Consiglieri comunali (esclusi assessori) 2.525
Assessori comunali700
Consiglieri e assessori provinciali128
Consiglieri e assessori regionali 65

[Fonte: CISL Alto Friuli]

La corte dei conti che non tornano

sabato, 29 maggio 2010

Giustizia

Ne abbiamo parlato alcuni giorni fa []. La Corte dei Conti avrebbe aperto un’inchiesta per verificare la legittimità della polizza contro i furti alle abitazioni che il sindaco di Gemona Paolo Urbani intenderebbe stipulare, come recita una recente delibera []. Pare che la Corte avrebbe appreso la notizia dalla stampa, anche se, stando ad alcune voci di corridoio, la segnalazione sarebbe arrivata per altre vie. Il sindaco Urbani, al momento, non ha rilasciato alcuna dichiarazione in merito, in controtendenza con le recenti, quanto autoincensanti e prolisse, comunicazioni recapitate nelle case dei cittadini gemonesi per esaltare il suo operato.
Per fare un po’ di chiarezza e per conoscere quali saranno le prossime scelte del sindaco, abbiamo inoltrato una puntuale interpellanza [] in cui chiediamo: di chiarire quali siano i rilievi sollevati dalla Corte dei Conti; quali azioni ha intrapreso l’amministrazione comunale rispetto alla sottoscrizione della polizza; a quale compagnia assicurativa intenderebbe rivolgersi e con quali tempi; e, soprattutto, a quanto ammonterebbe il premio e quali i rimborsi previsti dal contratto, considerato che la delibera non lo dice affatto. Appena riceveremo la risposta da pare del sindaco, la metteremo in linea. Stay tuned on contegemona.it.

Risparmiare la memoria

venerdì, 28 maggio 2010

Risparmio

Un tempo erano i nonni a gettare un ponte tra le generazioni. Seduti sulle loro ginocchia, i bambini ascoltavano storie e ricordi, «assorbivano valori e visioni del mondo». Assorbivano cultura. Solo dopo venivano la scuola e le altre agenzie educative. Oggi c’è la televisione. Ad essa deleghiamo parte della formazione dei nostri figli e il compito di costruire narrazioni e mondi simbolici. La catena che connetteva il susseguirsi delle generazioni si è in buona parte spezzata. Di qui il timore, sentito da molti, di perdere il bagaglio culturale delle passate generazioni. Di qui il bisogno di raccogliere, ordinare, interpretare racconti, memorie, volti.
In linea con queste riflessioni, l’amministrazione comunale di Gemona ha richiesto un contributo alla Regione per un interessante progetto. Dal nome evocativo: «Banca della memoria». Un’iniziativa che molte comunità in Italia sperimentano già da tempo [].
In concreto si tratterebbe di raccogliere registrazioni audio e video, fotografie e documenti legati a persone nate nel periodo precedente la seconda guerra mondiale, che verrebbero poi inseriti in un sito internet dedicato, così da permetterne un’ampia fruizione.
Consistente l’investimento: 32.000 euro. Spesi per: formazione degli intervistatori (4.000 euro), dieci borse lavoro per realizzare le interviste (8.000 euro), sito web (7.500 euro), acquisto di materiali audiovisivi (7.500 euro), coordinamento comunale (5.000).
Una valutazione del progetto – sempre che venga finanziato e, in caso contrario, che il Comune voglia farsene carico in proprio – la potremo fare solo alla fine. Se coordinato con competenza e metodo potrà rappresentare un valido contributo culturale per la comunità gemonese. Certo, se già all’inizio si fosse pensato di coinvolgere alcune associazioni culturali del nostro territorio che già operano in questi ambiti si sarebbe partiti col piede giusto.

[QUI il progetto «Banca della memoria»]
[QUI la delibera comunale]

Biglietto con bigliettaio

giovedì, 27 maggio 2010

Biglietteria

Hanno lottato per conquistare ciò che ritenevano un loro diritto. E hanno vinta un’altra battaglia. Il Comitato pendolari Alto Friuli [], da mesi impegnato in un braccio di ferro con Trenitalia, ha ottenuto la riapertura della biglietteria di Gemona. Proprio ieri l’ha confermato il direttore del Trasporto FVG di Trenitalia Mario Pettenella. In funzione tutti i giorni feriali dalle 6.40 alle 11.25 e dalle 12.15 alle 15.30, la biglietteria riaprirà martedì prossimo, I giugno. Potrà anche essere utilizzata per l’acquisto di biglietti del servizio bus. Presso la stazione di Gemona rimarranno operative anche le due biglietterie automatiche esterne, tra cui quella installata di recente. Una buona notizia, insomma, che conferma il fatto che quando ci si muove mettendo insieme le forze e con obiettivi comuni, i risultati si ottengono.

Un paese alla frutta

mercoledì, 26 maggio 2010

Banana

E ora tocca a Marco d’Aviano [] passare sotto il tritacarne della retorica nazional-leghista di quest’Italia delle banane. Dopo i detestabili risultati di «Porzûs», dove gli attori parlavano in romanesco e «Giacca» assomigliava al Che. E dopo «Barbarossa», il film su Alberto da Giussano, in cui c’è una comparsata di Umberto Bossi, il regista Renzo Martinelli porterà in scena la vita del beato di Aviano. La scelta di girare un film sul frate cappuccino vissuto nel XVII secolo è dovuta alla sua partecipazione accanto all’armata imperiale durante l’assedio di Vienna nel 1683. Da una parte la Lega Santa degli stati cristiani, prediletti da Dio, dall’altra gli Ottomani, infedeli idolatri perduti nelle tenebre del demonio. La storia ci racconta che vinsero i cristiani, anche grazie alle capacità diplomatiche e per le preghiere di beato Marco.
L’opera cinematografica di Martinelli è stata presentata in Consiglio regionale al presidente Edouard Ballaman, che – come recita il comunicato stampa della regione [] – «non ha nascosto grande soddisfazione per un progetto che ricostruirà una tappa fondamentale della storia d’Europa, ponendo al centro la figura di uomo del quale Ballaman ha particolare rispetto e stima». Ne siamo convinti.

Gente di Gemona

martedì, 25 maggio 2010

Gente di Gemona

SOFIA PECOL
Benefattrice (1875 – 1929)

Sofia Pecol (all’anagrafe Giuseppina) nacque a Petroseny (Ungheria) il 2 marzo 1875 e fu l’ultima discendente di una ricca famiglia che possedeva terreni e fabbriche in varie zone dell’Impero austro-ungarico, il che ne spiega anche il luogo di nascita. Era figlia di Giovanni e Maria Di Gaspero, originari di Pontebba, località del Canal del Ferro da cui giunsero a Gemona anche altri Pecol, tutti facoltosi, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Nella nostra città i Pecol (il cognome risulta scritto anche Peccol o Pecoll) avevano gestito un albergo che sorgeva sul piazzale di fronte alla stazione (attuale piazza A. Comelli) . Nel 1909 si fecero costruire la villa con parco (che divenne pochi anni dopo villa Morganti) e vendettero l’albergo, da cui nel 1910 fu ricavata una caserma di alpini. Qualche anno dopo la famiglia, sempre meno numerosa, si fece costruire una nuova e meno ampia villa nei pressi del sottopassaggio della ferrovia in Piovega (edificio che, dopo il 1928-29 passò alla famiglia del gen. medaglia d’oro Liuzzi). All’anagrafe locale si sono trovate tracce di diversi membri della famiglia, tutti nati o in Ungheria o a Pontebba. Ciò farebbe pensare a frequenti viaggi o soggiorni dell’intera famiglia in quel paese straniero per mantenere relazioni commerciali e imprenditoriali. Non dimentichiamo infatti che Pontebba era divenuta, dopo il 1866, importante posto di confine tra il Regno d’Italia e l’impero austro-ungarico. Tra i fratelli di Sofia troviamo: Dionigi (nato a Pontebba nel 1876, morto a Gemona il 25 febbraio 1925) e Viscario Eugenio (nato a Csisca-Ungheria il 21 luglio 1880, morto a Reana il 7 agosto 1920). Tutti e due, oltre ai genitori, le premorirono; in particolare Eugenio scomparve a causa del disastro ferroviario di Reana, all’età di quarant’anni.
La signorina Sofia, rimasta nubile anche a causa di un carattere schivo e forse per motivi di salute, divenne unica proprietaria di tutti i beni, che nel frattempo si erano ridotti a causa del crollo dell’impero austro-ungarico nel 1918. Essendo lei dunque priva di eredi, redasse il 10 luglio 1926 il testamento, lasciando tutti i suoi beni mobili e immobili in beneficenza.
La sua scomparsa avvenne il 18 gennaio del 1929; il 22 successivo il documento fu aperto e risultò che la defunta aveva lasciato oltre 10 mila lire alla sign.na Brunetti di Pontebba (la dama di Compagnia?), 50 mila lire alla Congregazione di Carità che gestisce l’Ospedale “San Michele” di Gemona, all’Ospedale stesso una villa, più di 30 campi e vari fabbricati rurali. Il rimanente delle sue sostanze, oltre 300 mila lire, fu devoluto all’Orfanotrofio “Modesti-Baldissera” di Gemona.
Nell’agosto dello stesso anno 1929 il presidente dell’Opera Pia “Modesti-Baldissera” e quello della “Congregazione di Carità” dell’Ospedale “San Michele” vennero autorizzati con decreto prefettizio ad accettare tale eredità. Nel primo caso la cifra liquida consisteva in 304.252.257 lire, nel secondo si trattava di un legato annuo di 2.500 lire e di beni immobili per un valore di circa 300 mila lire.
Ecco il testo del testamento, per la parte che riguarda la pubblica beneficenza: “Lasciando la mia sostanza per beneficenza, intendo onorare la memoria dei miei cari defunti e di interpretare i sentimenti di bontà e di pietà che sempre hanno dominato il Loro animo pio e generoso.
Lascio a titolo di legato all’Ospitale Civile detto ‘di San Michele’ di Gemona la colonia denominata di Rondin in pertinenza di Gemona, nella località Campo Marzars, comprendente casa padronale, fabbricati colonici e circa 30 campi friulani di terreno. Impongo l’obbligo al suddetto Ospitale di San Michele di versare ogni anno alla Congregazione di Carità di Gemona la somma di lire 2.500. Desidero dar modo all’Ospitale suddetto di meglio sistemare e sviluppare la sua Azienda agricola, perché le povere ammalate possano trovare in un salutare lavoro un sollievo delle loro sofferenze. Detta Colonia non potrà venir alienata se non in caso di riconosciuta impellente necessità e di evidente indiscutibile grande utilità per l’Istituto.
Lego alla Congregazione di Carità di Pontebba la somma di lire 50 mila, per essere investita in titoli le cui rendite annue dovranno venire annualmente erogate ai poveri del Comune di Pontebba. Di ogni altra mia sostanza, sì stabile come mobile, tutto compreso e nulla eccettuato, nomino ed istituisco Erede Universale l’Opera Pia “Baldissera-Modesti” di Gemona, perché possa meglio esplicare la sua Santa Missione di Assistenza all’Infanzia e maggiormente a quella che non ha conforto delle cure dei genitori.
Detta Opera Pia dovrà anche prestarsi nel miglior modo possibile perché gli alunni del R. Laboratorio-Scuola “Benito Mussolini” possano nell’intervallo fra le lezioni della mattinata e quelle del pomeriggio avere un luogo di ritrovo ed una modesta refezione al minor costo possibile. Desidero anche che la predetta Opera Pia “Baldissera-Modesti”, qualora ne avesse i mezzi, venisse incontro anche ai bisogni degli altri asili Infantili del Comune di Gemona e specialmente di quello di Piovega, sempreché essi rispondano degnamente al loro compito ed inspirino la loro azione ai più rigidi e severi sentimenti di vera religione e di amore di Patria. Mio vivo desiderio è che la Opera Pia erede raccolga in una stanza tutti i ricordi di mia famiglia e gelosamente li conservi”. (Tratto dal quotidiano “Il Friuli” del 23 gennaio 1929).
Il nucleo immobiliare del lascito costituì la cosiddetta “colonia agricola Pecol” (rilevata dalla Congregazione nel 1930), che si estendeva a sud-ovest della via ora intitolata alla benefattrice e consisteva in 37 campi e tre case coloniche (zona Rondins e Marzârs). La tenuta, lavorata anche da un numero variabile di malate di mente, produceva derrate sufficienti al fabbisogno alimentare dell’Ospedale Civile, compreso il reparto psichiatrico, e dell’Orfanotrofio “Baldissera-Modesti”.
Tutti questi beni sono stati alienati dall’Azienda Sanitaria dopo il terremoto del 1976 e sono passati al Comune.

[Fonte: M. Patat, Oms innomenâts a Glemone. Personaggi di rilievo nella storia di Gemona, Comune di Gemona, 2002, con aggiunte e correzioni dell'autrice].

Da che parte stiamo

lunedì, 24 maggio 2010

Liberta_di_espressione

«ConteGemona.it» si occupa di temi e fatti locali. Ma oggi facciamo uno strappo alla regola. Il ddl sulle intercettazioni che sta per arrivare in Parlamento è una questione troppo decisiva per la tenuta della convivenza democratica dello stato di cui siamo cittadini. Così, con semplicità, vogliamo ricordare – a noi stessi e a chi ci legge – da che parte stiamo.
Stiamo dalla parte della Magna Charta Libertatum (1215): «Nessun uomo libero sarà arrestato, imprigionato, spossessato della sua dipendenza, della sua libertà o libere usanze, messo fuori della legge, esiliato, molestato in nessuna maniera, e noi non metteremo né faremo mettere la mano su lui, se non in virtù di un giudizio legale dei suoi pari e secondo la legge del paese».
Stiamo dalla parte del Bill of Rights (1689): «[…] Che la libertà di parola e di discussione o di stampa in Parlamento non deve essere impedita o contestata in nessuna corte o luogo fuori del Parlamento».
Stiamo dalla parte della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (1789): «La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo; ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente».
Stiamo dalla parte della Costituzione italiana (1947): «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure».
Stiamo dalla parte della Dichiarazione universale dei diritti umani (1948): «Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere».
Stiamo dalla parte della Carta europea dei diritti fondamentali (2000): «1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera. 2. La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati».

[QUI il «giuramento» di «articolo21.org», giornale on line per la libertà di stampa]