Numeri

Numeri37

Tagli degli insegnanti in Friuli–VG effettuati nel 2009 e previsti per i 2010:

Anno 2009Anno 2010Totale
Elementari-184-165
-349
Medie-268-68-336
Superiori-189
-176-365

[Fonte: www.cislscuola.it]

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3 Commenti a “Numeri”

  1. Sandro V. scrive:

    Tagliare sulla scuola equivale a ridurre la speranza di un futuro migliore per le nuove generazioni.
    I paesi che hanno una seria visione di futuro, proprio in questi momenti di crisi, aumentano gli investimenti in formazione e cultura.
    Si dice che i ns. figli saranno la prima generazione a vivere peggio dei loro padri; io spero che non sia davvero così ma segnali come questo non aiutano di certo.

  2. Marco L. scrive:

    Tirando le somme, saranno oltre 1000 persone che perderanno il lavoro in meno di due anni. Come se chiudessero 5/6 grandi aziende friulane. Ma quanto sono presenti questi dati sull’informazione e nel dibattito pubblico? Sembra che se ne possa fare a meno. E che un insegnante che non trova lavoro non sia, tutto sommato, un vero disoccupato. Quasi che la professione docente sia una sorta di volontariato per persone di buona volontà. Che futuro attende un Paese che non investe in coloro che formano le giovani generazioni? Gran parte degli stati europei questa domanda se la fanno. La società e la politica italiane no.

  3. Lodovico scrive:

    L’Islanda, paese alle prese con il rischio bancarotta evitato al fotofinish solamente per il prestito del FMI (Fondo monetario internazionale) e famosa per le eruzioni vulcaniche degli ultimi mesi, nonostante sia passata da un debito pubblico pari a 28 milioni di dollari nel 2008 a 95 milioni nel 2010 ha deciso di non operare tagli nella formazione e nella cultura; la premier Johanna Sigurdardóttir ha motivato tale scelta nonostante i pesanti tagli alle altre voci di bilancio dicendo che l’istruzione e la cultura sono la chiave di volta, insieme agli interventi nel mercato del lavoro per uscire dalla crisi.
    E l’Italia? il nostro paese da anni prosegue una politica, seppur in parte corretta rispetto ai precedenti sprechi di risorse, di razionalizzazione e pesanti tagli della spesa per l’istruzione. Cambiano i governi ma la sostanza rimane inalterata anzi, da Berlinguer in poi, passando per la Moratti, Fioroni ed infine la Gelmini i vari ministri dell’istruzione non sono mai stati capaci di chiedere maggiori risorse e soprattutto proporre una riforma di struttura e sistema del sistema scolastico. Lo stesso tema dell’istruzione nei dibattiti politici viene posto quasi all’ultimo posto, si parla di gossip, di giustizia, conflitto di interessi, spesso di lavoro anche se a volte in maniera del tutto superficiale, raramente di economia e meno ancora della scuola e della cultura.

    “Una scuola senza fondi non conta niente. E mi pare che la politica non abbia intenzioni in questo senso. Sono d’ accordo con il 5 in condotta, è giusto che siano sanzionati atteggiamenti violenti, irrispettosi. Ma mi sembra un’ operazione demagogica: non si può chiedere alla scuola di andare in una direzione opposta rispetto alla società. In più, oggi i genitori percepiscono la scuola come un negozio, dove il figlio è il cliente da soddisfare. Sempre.” (Antonio Scurati)