Gente di Gemona

Gente di Gemona

SOFIA PECOL
Benefattrice (1875 – 1929)

Sofia Pecol (all’anagrafe Giuseppina) nacque a Petroseny (Ungheria) il 2 marzo 1875 e fu l’ultima discendente di una ricca famiglia che possedeva terreni e fabbriche in varie zone dell’Impero austro-ungarico, il che ne spiega anche il luogo di nascita. Era figlia di Giovanni e Maria Di Gaspero, originari di Pontebba, località del Canal del Ferro da cui giunsero a Gemona anche altri Pecol, tutti facoltosi, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Nella nostra città i Pecol (il cognome risulta scritto anche Peccol o Pecoll) avevano gestito un albergo che sorgeva sul piazzale di fronte alla stazione (attuale piazza A. Comelli) . Nel 1909 si fecero costruire la villa con parco (che divenne pochi anni dopo villa Morganti) e vendettero l’albergo, da cui nel 1910 fu ricavata una caserma di alpini. Qualche anno dopo la famiglia, sempre meno numerosa, si fece costruire una nuova e meno ampia villa nei pressi del sottopassaggio della ferrovia in Piovega (edificio che, dopo il 1928-29 passò alla famiglia del gen. medaglia d’oro Liuzzi). All’anagrafe locale si sono trovate tracce di diversi membri della famiglia, tutti nati o in Ungheria o a Pontebba. Ciò farebbe pensare a frequenti viaggi o soggiorni dell’intera famiglia in quel paese straniero per mantenere relazioni commerciali e imprenditoriali. Non dimentichiamo infatti che Pontebba era divenuta, dopo il 1866, importante posto di confine tra il Regno d’Italia e l’impero austro-ungarico. Tra i fratelli di Sofia troviamo: Dionigi (nato a Pontebba nel 1876, morto a Gemona il 25 febbraio 1925) e Viscario Eugenio (nato a Csisca-Ungheria il 21 luglio 1880, morto a Reana il 7 agosto 1920). Tutti e due, oltre ai genitori, le premorirono; in particolare Eugenio scomparve a causa del disastro ferroviario di Reana, all’età di quarant’anni.
La signorina Sofia, rimasta nubile anche a causa di un carattere schivo e forse per motivi di salute, divenne unica proprietaria di tutti i beni, che nel frattempo si erano ridotti a causa del crollo dell’impero austro-ungarico nel 1918. Essendo lei dunque priva di eredi, redasse il 10 luglio 1926 il testamento, lasciando tutti i suoi beni mobili e immobili in beneficenza.
La sua scomparsa avvenne il 18 gennaio del 1929; il 22 successivo il documento fu aperto e risultò che la defunta aveva lasciato oltre 10 mila lire alla sign.na Brunetti di Pontebba (la dama di Compagnia?), 50 mila lire alla Congregazione di Carità che gestisce l’Ospedale “San Michele” di Gemona, all’Ospedale stesso una villa, più di 30 campi e vari fabbricati rurali. Il rimanente delle sue sostanze, oltre 300 mila lire, fu devoluto all’Orfanotrofio “Modesti-Baldissera” di Gemona.
Nell’agosto dello stesso anno 1929 il presidente dell’Opera Pia “Modesti-Baldissera” e quello della “Congregazione di Carità” dell’Ospedale “San Michele” vennero autorizzati con decreto prefettizio ad accettare tale eredità. Nel primo caso la cifra liquida consisteva in 304.252.257 lire, nel secondo si trattava di un legato annuo di 2.500 lire e di beni immobili per un valore di circa 300 mila lire.
Ecco il testo del testamento, per la parte che riguarda la pubblica beneficenza: “Lasciando la mia sostanza per beneficenza, intendo onorare la memoria dei miei cari defunti e di interpretare i sentimenti di bontà e di pietà che sempre hanno dominato il Loro animo pio e generoso.
Lascio a titolo di legato all’Ospitale Civile detto ‘di San Michele’ di Gemona la colonia denominata di Rondin in pertinenza di Gemona, nella località Campo Marzars, comprendente casa padronale, fabbricati colonici e circa 30 campi friulani di terreno. Impongo l’obbligo al suddetto Ospitale di San Michele di versare ogni anno alla Congregazione di Carità di Gemona la somma di lire 2.500. Desidero dar modo all’Ospitale suddetto di meglio sistemare e sviluppare la sua Azienda agricola, perché le povere ammalate possano trovare in un salutare lavoro un sollievo delle loro sofferenze. Detta Colonia non potrà venir alienata se non in caso di riconosciuta impellente necessità e di evidente indiscutibile grande utilità per l’Istituto.
Lego alla Congregazione di Carità di Pontebba la somma di lire 50 mila, per essere investita in titoli le cui rendite annue dovranno venire annualmente erogate ai poveri del Comune di Pontebba. Di ogni altra mia sostanza, sì stabile come mobile, tutto compreso e nulla eccettuato, nomino ed istituisco Erede Universale l’Opera Pia “Baldissera-Modesti” di Gemona, perché possa meglio esplicare la sua Santa Missione di Assistenza all’Infanzia e maggiormente a quella che non ha conforto delle cure dei genitori.
Detta Opera Pia dovrà anche prestarsi nel miglior modo possibile perché gli alunni del R. Laboratorio-Scuola “Benito Mussolini” possano nell’intervallo fra le lezioni della mattinata e quelle del pomeriggio avere un luogo di ritrovo ed una modesta refezione al minor costo possibile. Desidero anche che la predetta Opera Pia “Baldissera-Modesti”, qualora ne avesse i mezzi, venisse incontro anche ai bisogni degli altri asili Infantili del Comune di Gemona e specialmente di quello di Piovega, sempreché essi rispondano degnamente al loro compito ed inspirino la loro azione ai più rigidi e severi sentimenti di vera religione e di amore di Patria. Mio vivo desiderio è che la Opera Pia erede raccolga in una stanza tutti i ricordi di mia famiglia e gelosamente li conservi”. (Tratto dal quotidiano “Il Friuli” del 23 gennaio 1929).
Il nucleo immobiliare del lascito costituì la cosiddetta “colonia agricola Pecol” (rilevata dalla Congregazione nel 1930), che si estendeva a sud-ovest della via ora intitolata alla benefattrice e consisteva in 37 campi e tre case coloniche (zona Rondins e Marzârs). La tenuta, lavorata anche da un numero variabile di malate di mente, produceva derrate sufficienti al fabbisogno alimentare dell’Ospedale Civile, compreso il reparto psichiatrico, e dell’Orfanotrofio “Baldissera-Modesti”.
Tutti questi beni sono stati alienati dall’Azienda Sanitaria dopo il terremoto del 1976 e sono passati al Comune.

[Fonte: M. Patat, Oms innomenâts a Glemone. Personaggi di rilievo nella storia di Gemona, Comune di Gemona, 2002, con aggiunte e correzioni dell'autrice].

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