Un paese alla frutta

Banana

E ora tocca a Marco d’Aviano [] passare sotto il tritacarne della retorica nazional-leghista di quest’Italia delle banane. Dopo i detestabili risultati di «Porzûs», dove gli attori parlavano in romanesco e «Giacca» assomigliava al Che. E dopo «Barbarossa», il film su Alberto da Giussano, in cui c’è una comparsata di Umberto Bossi, il regista Renzo Martinelli porterà in scena la vita del beato di Aviano. La scelta di girare un film sul frate cappuccino vissuto nel XVII secolo è dovuta alla sua partecipazione accanto all’armata imperiale durante l’assedio di Vienna nel 1683. Da una parte la Lega Santa degli stati cristiani, prediletti da Dio, dall’altra gli Ottomani, infedeli idolatri perduti nelle tenebre del demonio. La storia ci racconta che vinsero i cristiani, anche grazie alle capacità diplomatiche e per le preghiere di beato Marco.
L’opera cinematografica di Martinelli è stata presentata in Consiglio regionale al presidente Edouard Ballaman, che – come recita il comunicato stampa della regione [] – «non ha nascosto grande soddisfazione per un progetto che ricostruirà una tappa fondamentale della storia d’Europa, ponendo al centro la figura di uomo del quale Ballaman ha particolare rispetto e stima». Ne siamo convinti.

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Un Commento a “Un paese alla frutta”

  1. André Bazin scrive:

    Il problema non è che la figura di Marco D’Aviano risulti appiattita o fagocitata dal Lega-pensiero.
    La Sinistra italiana ha dominato per decenni certo cinema italiano, producendo sia capolavori che autentica spazzatura, piegando storie e personaggi alla propaganda.
    Il problema è che tutta la cine-produzione di Martinelli è rozza nella messinscena, volgare nella trattazione di temi delicati, approssimativa nella scrittura e nei dialoghi.
    Così sarà il prossimo film: come un cantante di matrimoni che vorrebbe essere Aznavour ma riesce solo a fare chiasso, tra un abito di scena improbabile ed una serie di battute a sfondo sessuale che fanno ridere solo i ragazzini.