Ognuno ha la sua croce. Noi abbiamo la Lega

Croce di legno

Si è risolto in una bolla di sapone il famigerato ordine del giorno «in difesa del crocefisso» presentato dal consigliere comunale della Lega Nord Barbara Zilli. Il testo originale, ben più aggressivo e integralistico, si è annacquato e ne è rimasto solo qualche intento buonista []. La buriana, del resto, è ormai passata. La Lega è percorsa da ben altre preoccupazioni. Pare che non sia più questo il tempo per parlare di crocefissi, radici identitarie e crociate anti-islamiche. Così, pur di presentare qualcosa in consiglio, si dà fiato alle ovvietà.
L’ordine del giorno, che, tempistica permettendo, dovrebbe essere discusso domani [], impegna il consiglio comunale «a dichiarare che il crocefisso è simbolo del nostro patrimonio storico e culturale», «che perciò dev’essere presente nelle scuole e negli uffici pubblici». E ancora invita «ad appoggiare le iniziative e riflessioni proposte anche in ambito scolastico sui valori sopra indicati [fratellanza, pace, giustizia, ndr]». Ovvietà. Un elenco di scontate affermazioni con cui anche il più post-moderno dei relativisti concorderebbe. Banalità che nascondono il vuoto. E un’amara evidenza: i grandi valori e principii che fondano la complessa storia dell’Occidente sono troppo importanti per essere lasciati nelle piccole mani di una politica piccola.

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6 Commenti a “Ognuno ha la sua croce. Noi abbiamo la Lega”

  1. Barbara Zilli scrive:

    Mi permetto di rispondere alla notizia di oggi, spiegando quanto segue. Ho modificato l’ordine del giorno poichè l’originario sarebbe stato calzante se discusso ed approvato all’epoca della presentazione o immediatamente dopo. Posto che sono trascorsi 6 mesi da allora senza la sua discussione in Consiglio comunale, e considerato che il nostro Paese ha impugnato la decisione resa dalla Corte Europea, ho ritenuto opportuno rimodulare il documento, auspicando – come allora – una condivisione ad ampio respiro da parte del Consiglio Comunale.
    Del resto, se aveste pubblicato anche l’accompagnatoria al nuovo Odg, un tanto sarebbe stato chiarito senza ulteriori – ovvie – puntualizzazioni da parte mia. Non vi è nulla di ovvio o banale nella mia iniziativa, nè sono solita scrivere “tanto per presentare qualcosa in Consiglio”; al contrario, è proprio credendo che la difesa del crocifisso sia una iniziativa banale che si corre il rischio di svuotarne il significato religioso e culturale ed è un dovere civico adottare ogni iniziativa volta a tutelare i cardini della nostra cultura. Concludo rassicurando Con Te Gemona: “queste piccole mani e questa piccola politica” come definita la Lega Nord in modo mi pare denigratorio, non ha smesso e non smetterà certo di occuparsi del tema.

  2. Gianni Vidoni scrive:

    Oggi sul tg2 delle 13.00 è stato intervistato Borghezio proprio sul tema della difesa del “crocefisso”. Mi ha fatto ribrezzo vedere un noto fascista
    essere il paladino del cristianesimo a Strasburgo. La storia si ripete, anche le SS avevano scritto sul loro cinturone “Dio è con noi”.
    Per fortuna che Gesù Cristo è risorto, se non chi sa quante volte si sarebbe rigirato nella tomba lungo questi 2000 anni di storia.

    Gianni Vidoni

  3. Michele scrive:

    Forse chi esaspera il concetto della propria identità unicamente per contrapporlo ad altre identità ritenute avverse o comunque ostili si muove secondo logiche strumentali. Probabilmente serve un nemico, che ovviamente deve essere il più orrendo possibile. Così implicitamente e a volte esplicitamente affermare di essere superiori, migliori. La storia credo sia sempre andata avanti così. La Lega adesso fa quello che molti altri movimenti politici hanno fatto prima, ovvero gettrea benzina sulla fuoco della paura del diverso, almeno potenzialmente un nemico, esaltando tradizioni in modo strumentale e soprattutto – cosa nella quale nessuno è così bravo – riempiendo con sapienza spazi di argomentazioni politiche lasciate libere da altri (la destra si sposta al centro e i temi storici della destra li cavalca lei, la sinstra perde contatto e non infiamma più le masse popolari e lei le intercetta riuscendo a parlare più alla pancia che alla testa della gente). Forse gli esponenti della Lega dovrebbero leggere e rileggere con attenzione la poesia Cjermins di Leo Zanier, magari con ironia relativizzerebbero le loro posizioni.

  4. [...] Con te Gemona Informazione, cultura, politica a Gemona del Friuli « Ognuno ha la sua croce. Noi abbiamo la Lega [...]

  5. Sandro Venturini scrive:

    Condividendo pienamente quanto scrive Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose, una delle voci più illuminate dell’attuale Chiesa cattolica italiana, in un recente editoriale apparso su LA STAMPA:

    “Se la croce è brandita come una spada, è Gesù a essere bestemmiato a causa di chi si fregia magari del suo nome ma contraddice il Vangelo e il suo annuncio di amore. La vera forza del cristianesimo è invece il vissuto di uomini e donne che con la loro carità hanno umanizzato la società, mossi dall’invito di Gesù: «Chi vuol essere mio discepolo, abbracci la croce e mi segua» e dal suo annuncio: «Vi riconosceranno come miei discepoli se avrete amore gli uni per gli altri». Quando i cristiani si mostrano capaci di solidarietà con i loro fratelli e sorelle in umanità, quando rinunciano a guerre sante e restano nel contempo saldi nel rendere testimonianza a Gesù, a parole e con i fatti, allora potranno essere riconosciuti discepoli del loro Signore mite e umile di cuore”

  6. Lodovico Copetti scrive:

    CROCIFISSO, SIMBOLO QUASI LAICO DI UMBERTO ECO:

    Non mi ricordo come e perché ma la polemica sul crocefisso nelle scuole aveva già infuriato circa sei anni fa. A distanza di tanto tempo, salvo il fatto che si profila un contrasto tra governo italiano e Chiesa, da un lato, e Unione europea dall’altro, i termini del problema non sono gran che cambiati.

    La Repubblica francese proibisce l’esibizione di simboli religiosi nelle scuole dello Stato, ma alcune delle grandi correnti del cattolicesimo moderno sono fiorite proprio nella Francia repubblicana, a destra come a sinistra, da Charles Peguy e Léon Bloy a Maritain e Mounier, per arrivare sino ai preti operai, e se Fatima è in Portogallo, Lourdes è in Francia. Quindi si vede che, anche eliminando i simboli religiosi dalle scuole, questo non incide sulla vitalità dei sentimenti religiosi. Nelle università nostre non c’è il crocefisso nelle aule, ma schiere di studenti aderiscono a Comunione e liberazione. Di converso, almeno due generazioni di italiani hanno passato l’infanzia in aule in cui c’era il crocefisso in mezzo al ritratto del re e a quello del duce, e sui trenta alunni di ciascuna classe parte sono diventati atei, altri antifascisti, altri ancora, credo la maggioranza, hanno votato per la Repubblica.

    Però, mentre era sbagliato citare nella costituzione europea solo la tradizione cristiana, perché l’Europa è stata influenzata anche dalla cultura pagana greca e dalla tradizione giudaica (e che è la Bibbia?), è peraltro vero che la storia delle sue varie nazioni è stata segnata da credenze e simboli cristiani, così che le croci si trovano sui gonfaloni di molte città italiane magari governate per decenni dai comunisti, su stemmi gentilizi, su numerose bandiere nazionali (inglese, svedese, norvegese, danese, svizzera, islandese, maltese e così via) in modo tale che è divenuto un segno spogliato di ogni richiamo religioso. Non solo, un cristiano sensibile dovrebbe indignarsi per il fatto che una croce in oro orna sia il petto villoso dei maschiacci romagnoli specializzati in turiste tedesche, che la scollatura di molte signore di facili costumi (ricordiamo che il cardinal Lambertini, vedendo una croce sul seno fiorente di una bella dama, faceva salaci osservazioni sulla dolcezza di quel calvario). Portano catenelle con croci ragazze che vanno in giro con l’ombelico scoperto e la gonna all’inguine. Se fossi il papa chiederei che un simbolo così oltraggiato scomparisse, per rispetto, dalle aule scolastiche.

    Visto che il crocefisso, salvo quando appare in chiesa, è diventato un simbolo laico, e in ogni caso neutro, è più bigotta la Chiesa che vuole tenerlo o l’Unione Europea che vuole toglierlo?

    Parimenti la mezzaluna musulmana appare nelle bandiere dell’Algeria, della Libia, delle Maldive, della Malaysia, della Mauritania, del Pakistan, di Singapore, della Turchia e della Tunisia, eppure si parla dell’entrata in Europa di una Turchia che porta quel simbolo religioso sulla bandiera, e se un monsignore cattolico viene invitato a tenere una conferenza in un ambiente musulmano, accetta di parlare in una sala decorata con versetti del Corano.

    Che dire ai non cristiani che ormai abitano in modo consistente l’Europa? Che esistono a questo mondo degli usi e costumi, più radicati delle fedi o delle rivolte contro ogni fede, e gli usi e costumi vanno rispettati. Per questo se visito una moschea mi tolgo le scarpe, altrimenti non ci vado. Per questo una visitatrice atea è tenuta, se visita una chiesa cristiana, a non esibire abiti provocanti, altrimenti si limiti a visitare i musei. La croce è un fatto di antropologia culturale, il suo profilo è radicato nella sensibilità comune. Chi emigra da noi deve anche familiarizzarsi con questi aspetti della sensibilità comune del paese ospite. Io so che nei paesi musulmani non si deve consumare alcol (tranne che in luoghi deputati come gli hotel per europei) e non vado a provocare i locali tracannando whisky davanti a una moschea.

    L’integrazione di un’Europa sempre più affollata di extracomunitari deve avvenire sulla base di una reciproca tolleranza. Io credo che un ragazzo musulmano non debba essere disturbato da un crocefisso in aula, se per il resto le sue credenze vengono rispettate e specialmente se l’ora di religione si trasformasse in un’ora di storia delle religioni in cui si parla anche di quello in cui lui crede.
    Naturalmente, a voler veramente scavalcare il problema, si potrebbe mettere nelle scuole una croce nuda e cruda, come accade di trovare anche nello studio di un arcivescovo, per evitare il richiamo troppo evidente a una religione specifica. Ma scommetto che una trovata così ragionevole sarebbe intesa come un cedimento. Quindi, continuiamo a litigare.
    13 novembre 2009