Il nostro panda

Panda

È il nostro «panda». Da proteggere e impedirne l’estinzione. Ma non è una una specie animale. È un fiume, il Tagliamento. L’ultimo fiume alpino che ha conservato quasi ovunque condizioni di naturalità. Che scorre libero lungo i suoi 170 km. È stato definito il «fiume focale» dal Programma Europeo Alpi del WWF. E nonostante questo vi sono progetti, come le famigerate e tanto discusse casse di espansione, che ne mettono a rischio l’integrità, con l’alibi della sicurezza e dello sviluppo.
Negli ultimi anni sono nati gruppi e comitati in sua difesa. Accanto alle pressioni politiche, fanno azione di sensibilizzazione nei confronti dei cittadini. Una di questa prenderà il via domani, per la quinta edizione. Si chiama «Gente di fiume, gente di mare. Due giorni alla scoperta del Tagliamento, re dei fiumi alpini», in programma per sabato 4 e domenica 5 settembre. Circa 20 km al giorno, a piedi, lungo il greto del fiume, da Valvasone a Spilimbergo e da lì a Pinzano. Un cammino percorso insieme per conoscere e soprattutto per riflettere. Così che tra 100 anni, i nostri posteri leggeranno ancora le parole del ’43 del giovane Pasolini: «Ho voglia di essere al Tagliamento, a lanciare i miei gesti uno dopo l’altro nella lucente cavità del paesaggio. Il Tagliamento qui è larghissimo. Un torrente enorme, sassoso, candido come uno scheletro». E potranno riconoscere nelle sue le loro stesse esperienze.
[QUI ulteriori informazioni sull’iniziativa e i moduli di iscrizione]

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Un Commento a “Il nostro panda”

  1. Luigi scrive:

    «Le ultime Alpi della Carnia dopo aver costretto per lungo spazio quelle acque impetuose del Tagliamento, stanche di tanto inutile sforzo, quasi ad un sol punto se ne dipartono rapidamente d’ambe le parti, sgombrandogli innanzi una larga vallata nella quale distende i suoi deserti di ghiaia quel re dei torrenti. […]. L’è come una greggia di colline vagante qua e là senza ordine alcuno, abbeverata da petulanti torrentelli e da muscose fontane, ombreggiata via via dai filari di gelsi, da festoni di vigne, e da boscatelle di castagni. Né per rara maraviglia l’opera dell’uomo ha condotto a ritroso gli intendimenti della dolce creatrice, anzi gli ha secondati. E i paeselli che fanno crocchio intorno ad un poggio o che si ascondono, come caprioli selvatici, nel fondo di qualche verde bassura, o che s’inerpicano arditamente sulla vetta d’un colle, portanti sul capo come cimiero la nera torricella d’un castello, aggiungono vita e vaghezza alla dipintura dei prospetti». Ippolito Nievo, Novelliere campagnuolo e altri racconti.