To’, c’è la crisi

Sorpresa

«Una risposta così proprio non ce l’aspettavamo. […] Non almeno così su due piedi. In poche ore dall’apertura delle iscrizioni abbiamo ricevuto ben tredici domande» []. Sono le parole del sindaco di Gemona Paolo Urbani in merito al progetto per l’utilizzo di nove lavoratori occasionali per attività di giardinaggio, pulizia, manutenzione di edifici, strade, parchi e monumenti. Ne abbiamo parlato due giorni fa []. Si stupisce il sindaco di Gemona, «candidamente» sottolinea la giornalista che l’ha intervistato.
La politica, senza serie analisi dei problemi, non può che procedere a tentoni. Si getta un sasso nello stagno e si vede che onde fa. Si lancia un progetto, finanche positivo e utile come in questo caso, e si aspetta la reazione. Poi, semmai, si itera.
Lo ripetiamo da mesi: ci sono strumenti che le amministrazioni utilizzano per tenere sotto controllo «in tempo reale» le dinamiche sociali ed economiche del territorio in cui vive: sono le consulte. Momenti di incontro fra amministratori e portatori di interesse. In questo caso sarebbe servita quella consulta-osservatorio sul lavoro che da tempo chiediamo di attivare [], senza risultati. L’amministrazione avrebbe così scoperto che le situazioni di disagio a Gemona sono di più di quante appaiano. Rimangono sommerse tra le mura domestiche. Si sarebbe forse resa conto che è necessario dirottare ulteriori risorse a sostegno delle famiglie in difficoltà, magari tagliando spese superflue (magliette? feste? lettere e pubblicità del sindaco?). Ma il nostro primo cittadino, per sua dichiarata volontà, ha deciso che non servono osservatori e consulte. Che basta il suo fiuto. Fiuto che questa volta è arrivato in ritardo, quando le persone si sono riversate in Comune a chiedere un lavoro. E senza rendersi conto dell’inconsapevole ironia delle sue parole, ha pure dichiarato «Significa che con questo progetto abbiamo fatto centro».

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6 Commenti a “To’, c’è la crisi”

  1. Johnny Kovak scrive:

    Togliamo dal campo un possibile equivoco: le Pubbliche Amministrazioni non possono e non debbono sostituirsi al mercato, anche del lavoro.
    Diversamente si imboccherebbe il vicolo cieco dell’assistenzialismo o, addirittura, della gestione pseudosocialista dell’economia.

    J.M. Keynes, pensatore che torna di moda in tempi di crisi, proponeva per lo Stato (e quindi anche per le amministrazioni locali) un ruolo non solo di arbitro ma nche di “correttore di rotta”.
    Doveva intervenire non per condizionare il Mercato, ma per aggiustarne le piccole devianze in un percorso di sviluppo.

    Questo si chiede anche ad un Comune.

    Conoscere i dati
    Confrontarsi con gli operatori del settore e le forze politiche rilevanti, compresa la minoranza
    Adottare misure – magari di ridotto impatto – che siano, in base ai dati acquisiti ed ai confronti effettuati, tempestive ed eque.

    Il post odierno temo colga nel segno: in politica è bene evitare l’improvvisazione.
    Essa è sgradita sempre, ma in tema di casa e lavoro diventa eticamente vergognosa ed elettoralmente suicida.

  2. Luca scrive:

    Credo sia impossibile non essere in accordo con Kovak.

    Sempre ed in ogni caso la sequenza logica e corretta nell’affrontare una situazione dovrebbe essere:

    - rilevazione di una problematica (intesa come effetto, sua manifestazione)
    - raccolta dei dei dati e studio della realtà del momento
    - confronto delle varie soluzioni possibili e adozione di quella che viene considerata oggettivamente la migliore

    se la politica avesse l’umiltà di seguire questa strada credo che divergenze reali tra destra, sinistra, centro e liste civiche sarebbero veramente poche.

  3. Pieri scrive:

    Avere la certezza dell’impatto della crisi sul tessuto sociale è una cosa molto difficile. Credo tuttavia debba essere una sfida che il comune dovrebbe sentirsi in dovere di cogliere.
    Probabilmente esistono più modi per farlo, Con Te Gemona ne aveva proposto uno, se altri hanno altre proposte le facciano, si valutino e poi si cominci a lavorare.
    Se non si parte da questa fotografia non vedo come si possano proporre soluzioni efficaci, efficienti ed eque.
    Non sono un espertissimo in materia ma se dovessi cominciare a farmi una idea su Gemona mi chiederei come prima cosa:
    la popolazione di Gemona com’è strutturata?
    quante sono le famglie?
    Come sono composte?
    quanti sono i singles?
    quante sono le famiglie a due, tre. quattro… componenti?
    qual è la composizione di queste sotto il profilo anagrafico?
    com’è suddiviso il reddito a Gemona?
    quante sono le famiglie povere?
    quante le ricche?
    quante quelle in “mezzo”?
    quante sono le persone disoccupate? qual è la loro suddivisione di genere?
    come sono distribuite a livello famigliare?
    …..

    Le risposte dovrebbero poi servire a ipotizzare degli interventi sulla base delle necessità ma ovviamente anche basandosi sulle possibilità del bilancio comunale.

    Forse i 60.000 euro di minori entrate dovute alla diminuzione dell’ ICI sulle seconde case SFITTE sarebbero stati più utili alle famiglie in difficoltà.

    Forse invece di abbattere la retta dello scuolabus per tutti sarebbe stato meglio differenziare a seconda delle possibilità economiche.

    Il vero guaio è che se NON CONOSCO tutti i dati non è possibile fare serie politiche basate sulle condizioni economiche della popolazione in quanto si rischierebbe di creare pericolosi crateri di Bilancio.

    es: il comune decide di esentare dal pagamento dello scuolabus tutte le famiglie con un reddito di 15.000 euro.

    In molti direbbero BENE, è giusto! Io dico invece che sarebbe giusto ma per capire se è tecnicamente fattibile devo conoscere i dati e valutare se il bilancio è in grado sopportare questa agevolazione. Se le famiglie rientranti in questo range sono il 95% non sarebbe certamente sostenibile , se invece sono il 20 forse si…..

    Il sospetto è che l’attuale amministrazione abbia deciso di fare tagli alle tasse generalizzati non per scelta ma perchè non aveva gli strumenti per fare diversamente.
    Purtroppo tutto questo genera sia mancanza di efficacia che di equità.

  4. Attilio da Empoli scrive:

    Si potrebbe provare a lavorare così:

    1. ANALIZZARE IL CONTESTO

    2. DETERMINARE IL BISOGNO

    3. STABILIRE LE PRIORITA’ D’INTERVENTO IN FUNZIONE DELLE RISORSE

    4. PROGRAMMARE LE AZIONI CONSEGUENTI

    5. MONITORARE IL PROCESSO E CORREGGERE EVENTUALI SCOSTAMENTI

    6. OSSERVARE GLI ESITI

    7. VALUTARE GLI ESITI IN TERMINI DI EFFICIENZA ED EFFICACIA

    8. RENDERE CONTO DEGLI ESITI IN FORMA PUBBLICA

    1.1 ANALIZZARE IL NUOVO CONTESTO RISULTANTE

    1.2. DETERMINATE IL NUOVO BISOGNO

    1.3. ECC…

  5. Pieri scrive:

    attilio è molto più scientifico…..

    ma ha perfettamente ragione.

  6. Sandro V. scrive:

    In sostanza una buona iniziativa che sollecitavamo da tempo e che risponde ad un reale bisogno che forse, com’è nella nostra cultura, rimane spesso inespresso.
    A questo punto, preso atto della notevole richiesta, mi auguro che davvero si cominci a fare sul serio su questo fronte, destinando maggiori risorse e valutando meglio le reali necessità di chi stenta ad arrivare a fine mese.

    Concordo con Johnny sul fatto che non si debba cadere nell’assistenzialismo ma proprio per questo è bene definire gli obiettivi in funzione dei concreti bisogni ma anche delle reali esigenze di manodopera del comune. Per questo, oltre agli strumenti di sostegno diretto, si potrebbe anche pensare di favorire nuove forme di microeconomia ad es. sostenendo iniziative come quelle delle c.d. tagesmutter, ovvero l’asilo a casa http://www.lacasatagesmutter.it/chisiamo.html
    oppure sviluppando il bed and breakfast.
    http://www.aprirebedandbreakfast.com/