Labor omnia vicit

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Tutti stiamo aspettando dati confortanti sulla ripresa economica. Da settimane gli economisti più fiduciosi dichiarano che il peggio è passato, che siamo fuori dal tunnel. E per chi è costretto a trascorrere il suo tempo alla ricerca di un impiego, questa notizia ridà prospettiva alla speranza. Restando con i piedi per terra, però. Perchè, come sottolineano numerosi analisti, l’intero modello economico planetario andrà in qualche modo rivisto. Nulla tornerà esattamente come prima.
A livello macro. E a livello micro. A dirlo, qui da noi in Friuli è, tra gli altri, la Confartigianato, che ha da poco pubblicato i risultati della «Nona indagine sulla congiuntura dell’artigianato» [].
I risultati sono emersi a seguito di 609 imprese intervistate in provincia di Udine e si riferiscono al primo semestre 2010. I dati consentono di rilevare l’esigenza ad assumere personale da parte delle imprese artigiane. Ma solo a crisi finita, purtroppo. La richiesta complessiva è di circa 500 posti di lavoro. Se rapportato ai 1.500 persi negli ultimi anni, la quota rappresenta un dato importante per l’intera provincia. Tuttavia, un migliaio di lavoratori non saranno reintegrati nelle piante organiche delle imprese in cui erano assunti. Per questa ragione il presidente della Confartigianato Carlo Faleschini ha chiesto alla regione di proseguire sulla strada del sostegno agli ammortizzatori sociali.
Sul fronte dell’occupazione, poi, è ancora in calo la figura dell’apprendista, la cui presenza è scesa dall’11% nel primo semestre 2008 all’8% del primo semestre 2010. Il dato è preoccupante e ha indotto la Confartigianato a sollevare l’allerta: «Attenzione – ha detto il presidente Faleschini – che senza energie giovanili, le imprese poi fanno fatica a stare sul mercato e a crescere». Su questo punto è scattato il secondo appello, rivolto in particolare al presidente della provincia Fontanini, per un «rilancio degli istituti e della formazione professionale, affinché sfornino personale qualificato».

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2 Commenti a “Labor omnia vicit”

  1. Marco P. scrive:

    Purtroppo è vero non siamo ancora usciti dalla crisi, molti nuvoloni lentamente stanno diradandosi.
    Nelle nostre grandi aziende la situazione è leggermente migliore di altri territori, ci sono primi timidi segnali di assunzioni a tempo determinato, interinale o con professionalità di un certo tipo es. saldatori, fresatori, alesatori, cnc ecc.. quello che manca è dare una risposta ai giovani.
    La politica può contribuire molto, certo deve prendere decisioni e legiferare norme ad hoc per dare le risposte ai bisogni delle persone.
    Manca un vero e proprio progetto di formazione professionale, per migliorare, riqualificare le competenze dei lavoratori, basta corsi per sfornare nuovi disoccupati…. tra aziende, scuole, università ci sia uno scambio di informazioni per far uscire giovani preparati nelle mansioni che hanno richiesta e non nuovi precari…
    Occorrono norme per dare fiscalità di vantaggio alle imprese che investono e assumono nel nostro territorio montano.
    Le banche devono fare le banche….anche le aziende piccole devono incominciare a fare gioco di squadra, aggregarsi e fare filiera, per aggredire il mercato globale.
    Per ultimo mi auguro una riscossa da parte dei giovani, hanno in mano il proprio futuro, sono istruiti, capaci, hanno freschezza, elasticità mentale, un consiglio, ascoltino e a volte si lascino guidare dall’esperienza dei più anziani.
    Mandi Marco P.

  2. Karen Silkwood scrive:

    Mi limito a formulare due osservazioni, dato che il tema è amplissimo.

    Innanzitutto appare indispensabile dire l’indicibile: liberalizzare il mercato del lavoro. Le condizioni attuali dell’economia non tollerano l’ingessatura attuale del posto di lavoro, sia nel privato che (soprattutto) nel settore pubblico.

    Oggi l’imprenditore – anche aritigiano – che si trova costretto a licenziare, subisce un vero e proprio calvario burocratico, dove ogni minimo errore formale può costare da alcune migliaia di euro ad una intera azienda.

    Ciò non significa che si debba autorizzare il troncamento del rapporto per il semplice capriccio; vi sono e di debbono sancire ovvi limiti. Sul punto ha scritto (con molto buon senso e ampio appoggio giuridico) il Proc. Ichino.

    Conseguentemente si dovrebbero eliminare gran parte dei rapporti precari; non perchè essi non abbiano una applicabilità astratta, ma perchè vengono utilizzati proprio per evitare le pastoie del contratto di lavoro a tempo indeterminato e del licenziamento, a danno dei lavoratori onesti e corretti.

    Ovviamente il primo argomento è sgradito ai sindacati (guai a toccare il totem dello Statuto dei Lavoratori, 1970, ormai appartenente quasi alla preistoria del lavoro) ed il secondo a Confindustria.

    Senza una riforma complessiva del rapporto di lavoro, le storture non faranno che alimentare il sommerso.