Libro e moschetto

Gil di Gemona

Sono pochi oramai i gemonesi che si ricordano della «Gil», e ancora meno del sabato fascista, quando bambini e giovani erano chiamati (costretti?) al doposcuola del regime, per diventare veri italiani e veri fascisti, imparando la disciplina da piccoli militari. Ma a rinverdire quegli italici fasti ci stanno pensando il ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini e quello della difesa Ignazio La Russa. Mentre la scuola pubblica è al collasso, assistiamo attoniti alla patetica vicenda di Adro e, peggio ancora, al nuovo protocollo firmato dai due ministri.
Il progetto si chiama «Allenati per la vita», e consiste in un corso teorico e pratico, valido come credito formativo scolastico, rivolto agli studenti delle scuole superiori, cui verrà offerta la possibilità di seguire un corso di primo soccorso, di arrampicata, di nuoto e di sopravvivenza. Tutto bene, se ci si limitasse a questi «allenamenti». Il corso però prevede anche dei «percorsi ginnico-militari», con tanto di tiro con l’arco e tiro a segno con pistole ad aria compressa.
Per ora il progetto sarà realizzata in Lombardia, con il coinvolgimento di 800 alunni, 140 istruttori militari in congedo, 27 docenti e 38 scuole secondarie. Per ora.
Gli obiettivi dell’iniziativa sono illustrati nella circolare spedita alle scuole: «Le attività in argomento permettono di avvicinare, in modo innovativo e coinvolgente, il mondo della scuola alle forze armate, alla protezione civile, alla croce rossa e ai gruppi volontari del soccorso». Il tutto si concluderà, constinua la circolare, con «una gara pratica tra pattuglie di studenti». Proprio così, papale papale: «pattuglie». Già il solo linguaggio lascia allibiti. Si tratta, in buona sostanza, di introdurre la pratica del mondo militare in quello della scuola, che non può non ricordare altri tempi, molto bui, in cui si forniva anche la divisa. Rigorosamente nera.
Un importante dibattito non poteva non aprirsi, sui giornali e sulla rete. E noi, che temiamo un’estensione del progetto anche qui in Friuli, vorremmo rilanciarlo con alcune domande: è giusto che l’esercito entri nelle scuole con dei corsi paramilitari? Quale valore educativo può avere l’insegnamento dell’uso di una pistola? Perché non si fanno, invece, corsi di avvicinamento al Servizio Civile? Oppure percorsi di educazione alla difesa nonviolenta, ai diritti umani e alla solidarietà? Non è anche questa «difesa della Patria», come cita l’art. 52 della Costituzione?
[Foto: il vecchio edificio della «Gil» di Gemona]

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3 Commenti a “Libro e moschetto”

  1. Mariangela scrive:

    Avendo un figlio al liceo mi vengono i brividi al solo pensiero di ricevere un giorno una circolare per la sua partecipazione ad attività del genere! Roba da matti! Spero che non accada mai. Condivido pienamente quello che dite alla fine del testo : ci sono ben altri percorsi da proporre ai ragazzi per “allenarsi per la vita”.

  2. Sibelius scrive:

    http://www.famigliacristiana.it/Informazione/video/corsi-di-sopravvivenza-militare-nelle-scuole.aspx
    Da insegnante, non posso fare a meno di chiedermi se sia ammessa, in questi casi, l’obiezione di coscienza.

  3. marina scrive:

    se le mie reminescenze scolastiche non mi ingannano Hegel diceva che le vicende storiche si presentano almeno due volte, a questo Marx aggiunse ,proponedosi la prima volta come tragedia e la seconda come farsa, non vorrei che questa farsa però poi si rivelasse ben peggiore della tragedia!!!
    La scuola che è la fucina dei futuri cittadini è lasciata in balia di questi insegnanti sempre più precari e dunque ricattabili da parte di una classe dirigente che ha come scopo creare masse ossannanti verso il potere..