La scuola è finita

Lavagna

Ne avevamo parlato alcuni giorni fa []. La scuola vive uno dei periodi più bui della sua storia. Per diversi ordini di motivi: sarebbe necessaria una riforma strutturale, ma nessuno si prende la responsabilità di guidare un processo che ne permetta l’attuazione; la società italiana è poco sensibile, quasi indifferente, a ciò che riguarda l’educazione e la formazione delle giovani generazioni: tutta appiattita sul presente, ha perso la sensibilità verso il futuro; buona parte della classe politica ritiene che la scuola sia una zavorra per le casse pubbliche e che l’unica operazione sensata sia tagliare radicalmente i costi; ci sono poi i giovani, disorientati e impossibilitati a raccogliere un testimone che nessuno gli passa. E c’è la contingenza delle recenti scelte del ministro dell’istruzione, l’avvocatessa Mariastella Gelmini, il cui obiettivo prioritario, a detta di tutti gli esperti del settore, non è quello di rilanciare la scuola, bensì di operare drastiche riduzioni di bilancio.
Insomma, la situazione è scivolata così in basso che anche i docenti delle nostre zone, non soliti allo sciopero e alla protesta, si sono visti costretti ad agire. Ed è così che mercoledì scorso, 13 ottobre, il collegio docenti del liceo scientifico «Magrini» di Gemona ha deciso di sospendere per quest’anno scolastico i viaggi di istruzione. «La decisione è stata sofferta – dicono gli insegnanti nel comunicato diffuso alla stampa -: da una parte la volontà di non incidere sull’offerta formativa e didattica, per non danneggiare studenti e famiglie, vittime innocenti della riforma Gelmini; dall’altra la consapevolezza della preoccupante situazione in cui versa la scuola italiana, aggravata dalle scelte governative compiute negli ultimi anni. Tagli indiscriminati e pesantissimi stanno mettendo in ginocchio gli istituti scolastici, anche quelli, come il liceo di Gemona, che fino ad oggi sono riusciti a garantire un elevato livello del servizio». Di qui la decisione di sospendere i viaggi di istruzione per l’anno in corso.
Per quanto ci riguarda, siamo convinti che allievi, genitori e istituzioni non solo comprenderanno le ragioni dell’azione degli insegnanti gemonesi, ma faranno tutto il possibile per collaborare con la scuola in modo da limitare i danni delle ottuse scelte del governo.

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12 Commenti a “La scuola è finita”

  1. Teo scrive:

    C’era ed è ancora più attuale che mai un proverbio o detto che diceva così “ognuno ha i governanti che si merita”, evidentemente agli italiani non gli frega niente dell’istruzione dei propri figli e della loro cultura.
    Ricordiamoci di queste cose e di tante altre porcherie che questo governo ha fatto in questi anni nel momento in cui tracceremo la fatidica crocetta sul simbolo della scheda elettorale.

  2. Marta F. scrive:

    Do tutto il mio sostegno ai colleghi del Magrini. Chi non lavora nel mondo della scuola non comprende quanto la situazione sia drammatica nonostante i falsi proclami del governo e dei suoi sostenitori. Non è solo una questione economica ma di riconoscimento del ruolo della scuola nella nostra società. Arrivati a questo punto bisogna proprio fare qualcosa.

  3. Sandro V. scrive:

    Anche le Medie non stanno messe bene.
    Ad esempio, a Gemona, è da due anni che dal ministero non arriva un euro per le spese di funzionamento (carta, bollette, spese postali, materiale di pulizia, …) e ora il capitolo di spesa è quasi vuoto! Se non giungeranno prestissimo nuove risorse la scuola dovrà chiedere ai genitori un contributo per le spese ordinarie di funzionamento. A qual punto spero che ogni genitore invii la propria dichiarazione dei redditi alla al Ministero con una nota di accompagnamento con scritto: abbiamo già dato!

  4. Anonimo scrive:

    In effetti si potrebbe pensare di far lavorare gli insegnanti come tutti, ovvero almeno 36 ore (se non vogliamo dire almeno 40 come tutti i privati!) e di queste 36 almeno 30 di insegnamento. Poi una volta otimizzato le ore minime di lavoro, verifichiamo come viene impiegato il tempo (retribuito comunque!) nel periodo estivo dove per circa 2 mesi gli insegnanti hanno un carico di lavoro a dir poco discutibile (e non vengano fuori con le fregnacce del tempo occupato a preparare e a prepararsi per l’anno scolastico).
    Al termine di tutto questo proviamo a vedere quanti insegnanti effettivamente servono e probabilmente con i soldi risparmiati si possono pagare le spese di funzionamento ed altro…

  5. Mariangela scrive:

    C’è per favore un insegnante, magari precario, che potrebbe spiegare @ anonimo che il lavoro di prof non è un lavoro “privato”! Mi sembra chiaro che anonimo abbia delle idee a dir poco confuse sull’argomento. Grazie e un augurio a tutti prof!

  6. Anonimo scrive:

    Cosa c’entra privato e pubblico? E’ proprio grazie a quest’ultimo che l’Italia sta andando a rotoli. Non voglio generalizzare, ma che differenza c’è tra un lavoratore privato ed uno pubblico? Lavorano in modo diverso? I precari sono esattamente, anzi forse un pò meglio, degli operai/lavoratori in mobilità, licenziati o interinali perchè hanno almeno una speranza! I lavoratori disoccupati devono cercarsi o inventarsi un lavoro… Vogliamo trattare i lavoratori tutti allo stesso modo please? La smettiamo di creare caste o lavoratori di serie A e lavoratori di serie B? Gli insegnanti si facciano un minimo di esame di coscienza. E per chi ha le idee chiare sull’argomento, consiglio di cercarsi e di confrontare le ore di insegnamento negli altri Paesi dell’UE rispetto all’Italia. Dati interessanti ma che comunque non eliminano la diversità ed i privilegi di chi lavora nel pubblico e fa l’insegnante.

  7. Sandro V. scrive:

    @ Anonimo

    Potremo fare quello che dici cominciando però dai politici.
    Confrontiamo il rendimento, la qualità, lo stipendio, la longevità delle carriere dei ns. con quello degli altri paesi europei; ne vedremo delle belle.
    Chi sta mandando l’Italia a rotoli il “lavoro pubblico” o chi governa il paese, e quindi anche il lavoro pubblico?
    L’operaio o il manager messo lì dalla politica non certo per qualità professionali!
    Non è la neve la causa dell’inverno ma è l’inverno che causa la neve!

  8. Anonimo scrive:

    Per pubblico intendo tutti, in primis i politici e la classe dirigente devastante, promossa dai politici, che ha distrutto (e ahimè continua a farlo…) l’Italia. Ci vogliono regole più restrittive che nessun governo di qualsiasi colore ha mai avuto il coraggio di imporre. I politici, ad esempio, devono andarsene a casa dopo 3 legislature, i manager che non raggiungono determinati risultati non devono semplicemente essere sostituiti, magari con una lauta liquidazione, ma devono pagare di tasca propria per gli errori commessi e non devono occupare più di una poltrona.
    Il lavoro deve essere trattato allo stesso modo per tutti e non devono esserci benefit per qualcuno e licenziamenti per altri…
    E questo vale anche per la scuola dove si pretendono diritti acquisiti senza pensare a quelli che sono a casa senza lavoro! Impegnamoci tutti ed iniziamo a guardarci seriamente intorno.

  9. Sandro V. scrive:

    @ Anonimo (un po’ di trasparenza non guasterebbe!)

    Così va già un po’ meglio con la precisazione però che i politici non rientrano nella categoria del “lavoratori pubblici”(e neanche di quelli privati). Ed infatti godono di privilegi (es. quelli regionali di un vitalizio dopo una sola legislatura!) che nessun dipendente ne pubblico ne privato si potrebbe mai sognare.
    La proposta di ridurre i privilegi dei politici regionali, richiesta con una proposta di referendum regionale, è stata bocciata da quasi tutto il Consiglio Regionale con esclusione di alcuni “illuminati”
    http://www.contegemona.it/2010/08/09/tanto-di-cappello/ .
    Ricominciamo da qui.
    Il pesce puzza dalla testa!

  10. Anonimo scrive:

    Se è per quello possiamo citare anche l’IdV che ha proposto l’abolizione del vitalizio che spetta ai parlamentari dopo solo 5 anni di legislatura e che ha ottenuto 22 voti su 525… come si evince, voto trasversale per mantenere il privilegio.
    Ma non possiamo pensare che siccome rubano loro lo possiamo e dobbiamo fare anche noi.
    Il pesce non puzza più perchè è rimasta solamente la lisca!

  11. F.L. scrive:

    Desidero fornire alcune precisazioni, prendendo spunto anche dagli interessanti dati che avete pubblicato su questo sito:
    - Il numero di ore lavorate dagli insegnanti italiani è paragonabile a quello degli altri paesi europei o al massimo inferiore di un ordine di grandezza del 10/15%.
    - Gli stipendi sono invece più bassi di ordini di grandezza decisamente superiori. Basta fare il confronto con la Spagna o l’Inghilterra ( http://www.contegemona.it/2010/09/12/numeri-54/ ).
    - Nella nostra Regione, nonostante il sistema scolastico italiano sia centralizzato, come peraltro la gestione della spesa, gli studenti ottengono risultati nettamente al di sopra della media europea ( http://www.contegemona.it/Testi/Pisa_Dati.pdf ). Sono risultati emersi dall’indagine PISA, la più significativa a livello internazionale.
    - A meno di non voler sostenere che i friulani siano geneticamente più intelligenti, tesi difficile da provare scientificamente, bisognerà pur ammettere che la professionalità e le competenze educative dei nostri docenti raggiungono ottimi livelli, come anche la produttività.
    - I precari della scuola non hanno lo stesso trattamento dei precari del privato. Vero, ce l’hanno peggiore. Infatti, lo stato italiano si permette di assumerli a settembre e licenziarli a giugno, anche sulla stessa cattedra e continuativamente per anni. Se la stessa procedura la facesse il privato, cadrebbe nell’illegalità e il dipendente potrebbe ricorrere al giudice che obbligherebbe il datore di lavoro a modificare il trasformare in tempo indeterminato. Chi quindi sostiene che i precari della scuola sono precari come gli altri, non ha compreso i termini del problema. Lo stato italiano può permettersi di andare in deroga ai diritti fondamentali dei lavoratori.
    - La società italiana non ha la stessa “sensibilità” per gli insegnanti e per i lavoratori di altre categorie. Se in Friuli una grande azienda manda a casa un migliaio di dipendenti, se ne discute (giustamente) per mesi e si riempiono le prime pagine dei giornali locali. Per il 2010 i tagli ministeriali hanno ridotto proprio di 1000 unità il numero dei docenti in Regione ( http://www.contegemona.it/2010/05/02/numeri-35/ ). Quanti ne hanno parlato?
    - E in ultimo il calo degli stipendi. Quanti sono i contratti del privato rivisti al ribasso negli ultimi anni? Nel 2010 lo stipendio medio degli insegnanti è di 522 euro in meno rispetto all’anno precedente.
    Serve dire altro? Serve ancora dire che la Germania, che ha ridotto di molti punti percentuale la spesa pubblica a seguito della crisi economica, ha invece incrementato i fondi per la scuola e la formazione? E lo stesso ha fatto l’Inghilterra?

  12. marina scrive:

    vorrei intervenire per sottolineare come il “lavoro” dell’insegnante non si può misurare solo in tempo scuola, come fosse un impiego alla catena di montaggio, ma è una vera missione!! un impegno che chi lo svolge con il giusto equilibrio richiede una preparazione continua e soprattutto la capacità di farsi ascoltare dai nostri ragazzi, di riuscire ad attirare la loro attenzione…e non credo sia così semplice.
    Pensiamoci, la scuola è il nostro futuro!!