La misura è colma

Bicchiere pieno

Ciò che sta accadendo negli ultimi tempi in quest’Italia di inizio millennio chiama tutti i cittadini, soprattutto coloro che rivestono ruoli pubblici, alla responsabilità. Siamo attoniti e indignati, guardiamo impotenti al deterioramento quotidiano del tessuto sociale e civile, in buona parte provocato da una classe dirigente, non solo politica, arroccata a difesa delle proprie garanzie, impunità e ricchezze. La misura è davvero colma. Il caso del presidente del consiglio, una persona anziana che non riuscendo ad accettare la sua naturale condizione esercita il proprio potere per soddisfare i suoi libidici bisogni, ne è la manifestazione più drammatica. Davanti allo scandalo di una minorenne, una povera ragazza immigrata (più sfortunata di molti nostri figli), che cade nella rete della prostituzione e in quella rete incontra il capo del governo italiano, non possiamo rimanere in silenzio, come non ci riguardasse. Anche se siamo una piccola forza politica di un piccolo comune di una regione ai confini dell’«impero», sentiamo il dovere di dire «basta!» Carichi anche noi – come il direttore di Famiglia Cristiana – di «tristezza civile» e di «pietà umana», vorremmo che la politica, a tutti i livelli, anche locali, chiedesse a Silvio Berlusconi di dimettersi, di lasciare il ruolo che riveste. Gli italiani hanno il diritto di avere un presidente del consiglio – qualunque sia il suo schieramento politico – che possieda le capacità, la caratura morale e istituzionale per governare i reali problemi del Paese, che oggi sono, innanzitutto, la crisi e il rilancio dell’economia.
Sandro Venturini

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3 Commenti a “La misura è colma”

  1. Marco scrive:

    Sfogo legittimo, ma da quando l’uomo ha cominciato ad “amministrare la polis” (politikós) nessun “presidente” ne nessun “consiglio” sono MAI stati immuni da forme più o meno gravi di “tristezza civile”.. ne mai lo saranno !!
    Anchè sè.. per ovviare a questo atavico problema, ci sarebbero forme di democrazia nella quale i cittadini, in quanto popolo sovrano, non sono soltanto elettori che delegano il proprio potere politico a rappresentanti ma sono anche legislatori aventi il diritto, costituzionalmente garantito, di proporre e votare direttamente le leggi ordinarie e la costituzione attraverso diversi istituti di consultazione popolare e diverse forme di partecipazione popolare..

  2. Mariangela scrive:

    Come donna e come cittadina italiana sono ogni giorno più disgustata dalle azioni di quest’uomo che NON E’ IL MIO PRESIDENTE!
    Ringrazio “contegemona” per il suo articolo che ha espresso con chiarezza quello che anch’io penso.

  3. Sibelius scrive:

    «Mi scuso se quella che segue apparirà una digressione – ma solo apparentemente tale – dai temi che tratto di solito (giustizia e legalità), ma spero di riuscire a convincervi della pertinenza di queste righe con le questioni che tratto abitualmente.
    La mia modesta opinione sulla crisi nella quale versa il nostro Paese è che essa non è una crisi di leadership o di strumenti formali di amministrazione e governo, ma una crisi profonda e diffusa di valori e contenuti della vita sociale.
    Immaginando il corpo sociale in maniera simile a un corpo umano, non siamo vittime di un virus che attacca un singolo organo, ma di un decadimento del benessere complessivo del corpo, con riferimento ai fondamentali parametri vitali.
    Se un uomo non si nutre, se assume pochi cibi e per di più inquinati, se sta sempre sdraiato su un divano e non fa alcun tipo di allenamento fisico, il ritorno alla salute non passa da formule salvifiche, da idee più o meno geniali, da pilloline azzurre o rosa, ma da una impegnativa e faticosa opera ricostituente.
    Non ci sono soluzioni formali a problemi sostanziali.
    Ciò di cui abbiamo bisogno non è (solo) un diverso governo politico, ma una ricostruzione culturale e morale collettiva.
    Il “resistere, resistere, resistere” di Francesco Saverio Borrelli, che tanto ci è caro, va inteso come una nuova guerra di liberazione. Dall’incultura, dalla rozzezza intellettuale e morale. Dalla barbarie.
    Uno dei più gravi problemi sostanziali che abbiamo è lo smarrimento delle idee e dei valori che produce (e passa attraverso) la consunzione e infine l’abuso delle parole.
    Ha scritto Carlo Levi che “le parole sono pietre”. Perché danno “corpo” alle idee e ai valori.
    Una società è i valori (e disvalori) che in concreto vive e di cui si nutre.
    Uno dei significati della parola “cultura” che si trova nel vocabolario è «il complesso delle manifestazioni della vita materiale, sociale e spirituale di un popolo o di un gruppo etnico …».
    Ieri il presidente del Consiglio – “Il nostro presidente”, come giustamente lo chiamava in TV Peter Gomez, per sottolineare il suo dovere di renderci conto delle sue azioni –, il più alto rappresentante del nostro Paese, dopo il presidente della Repubblica, ha commentato l’ennesimo scandalo di prostitute e minorenni che lo coinvolge e ci coinvolge dicendo: «Amo le donne».
    La parola “amore” è usata da noi in maniera non univoca. Diciamo “amo mia moglie”, ma anche “amo la mia motocicletta”, e ancora “la provola dolce”, “dormire”, “giocare a pallone”, “la mamma”, ecc..
    In questo Paese, nel quale decerebrati idolatri del “dio Po” evocano continuamente le “radici cristiane”, che non sanno neppure cosa sono, ritenendole probabilmente una questione botanica che seppelliscono sotto una montagna di letame immorale e illegale, mi permetto di evocare San Tommaso, che distingueva l’“amore di concupiscenza” dall’“amore di benevolenza”.
    E spiegava che l’“amore di concupiscenza” è il desiderio di qualcosa per il bene che ne traiamo, mentre l’“amore di benevolenza” è il trasporto per qualcuno che ci porta a desiderarne il bene.
    La natura delle cose impone di amare di concupiscenza le cose (perché non avrebbe alcun senso desiderare il bene della mia motocicletta per sé, anche se io la mia moto la amo molto), e di amare di benevolenza le persone.
    Perché le persone sono un valore in sé e un valore assoluto e usarle è la cosa più immorale che si possa fare.
    Gesù (“la” radice cristiana) ha detto: «Amerai il Signore Dio tuo [e non te stesso, né il denaro, né il sesso, né il “dio Po” o il “sole delle Alpi”] con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti» (Matteo 22, 37-40).
    E su questo – benché sia cosa del tutto dimenticata – si fondano anche la Costituzione italiana, le nostre leggi e la nostra speranza di dare vita a una società umana.
    Solo il rispetto degli altri, della loro essenza e dei loro diritti, consente, infatti, l’esistenza di una società umana. L’alternativa è il branco delle bestie.
    La nostra Costituzione non disegna soltanto (come vorrebbe il nostro presidente del Consiglio) un sistema di gestione del potere; organizza un modello culturale e morale collettivo, fondato sul rispetto profondo e sincero delle persone, di ogni persona, non di un “branco” di elettori/consumatori.
    Si ricorda sempre che la Chiesa ha scomunicato il marxismo. Ed è vero ed è giusto, perché quella di Marx (mi riferisco alla dottrina filosofica e non a questo o quel partito che la richiamano) è una dottrina radicalmente materialista, nella quale l’uomo non esiste come persona (“rationalis naturae individua substantia”), ma solo come individuo funzionale al branco.
    Ma non si ricorda mai che la Chiesa ha scomunicato con uguale convinzione il liberalismo. La teoria dell’egoismo reso valore fondante. L’idea che si sta insieme solo perché conviene. L’idea che l’uomo sia naturalmente rapace. L’idea hobbesiana dell’“homo homini lupus”. L’idea del puttaniere.
    Dunque, amare qualcuno e anche “amare le donne” vuol dire rispettarle, godere della loro esistenza (“come è bello che tu sia” è lo stupore che sta all’origine della filosofia), desiderare il loro bene e la loro felicità, sperare di condividerla per sempre (il sempre umano e, per chi ci crede, quello eterno).
    “Ti amo” nel suo senso più proprio non vuol dire “ti voglio” (anche lo stupratore “vuole” la donna che violenta), ma “voglio farti felice”, “voglio il tuo bene”.
    L’art. 609 quinquies del codice penale punisce la «corruzione di minorenni» proprio perché la legge considera un valore il rispetto della persona e del suo mondo interiore, dei valori che dobbiamo desiderare abbia e che non dobbiamo distruggere in lei.
    Dunque, sulla base di ciò che lui dice di sé, sembra evidente che il nostro Presidente, il nostro Capo che ci rappresenta tutti, non ama le donne, le vuole, le usa. Come dice lui, per passare delle serate di svago dopo le fatiche del potere.
    Dall’insieme delle cose che dice sembra anche, purtroppo, che non solo non ami, ma che non sia capace di farlo e che, come accade a tanti, vittime dell’abuso e dell’usura delle parole di cui ho detto, neppure si renda conto di questa sua “disumana” (questo aggettivo duro lo traggo dalla rivista Famiglia Cristiana) incapacità, tanto da dire: «Que¬sto fa parte della mia personali¬tà e nessuno mi farà cambiare uno stile di vita di cui sono asso¬lutamente orgoglioso».
    Tutto questo sembra estraneo alla questione della legge, ma, invece, sta nel cuore più profondo di essa.
    Per essere sintetico e risparmiarvi dotte citazioni filosofiche, rimando a una bella pagina di cinema.
    In “Mission”, padre Gabriel (interpretato da Jeremy Irons), quando Rodrigo (interpretato da Robert De Niro) gli comunica che ha deciso di combattere a fianco degli Indios, gli dice: «Se è la forza che determina il diritto, allora non c’è posto per l’amore in questo mondo».
    Ed è sotto gli occhi di tutti che questi sono anni nei quali la forza, solo la forza, il potere più arrogante e fine a se stesso, determina il contenuto delle leggi.
    Quella del “partito dell’amore” è una evidente menzogna e, purtroppo, non una delle tantissime che riempiono ogni giorno telegiornali e resoconti parlamentari, ma la peggiore e la più pericolosa.
    Ho due figli adolescenti. Non sono tanto preoccupato che facciano delle monellerie, che commettano questo o quel peccato (spero che non lo facciano, ma anche peccare è umano). Sono terrorizzato dal pericolo che non sappiano cosa vuol dire amare, perché questo li porterebbe a un egoismo rapace e, dunque, inevitabilmente violento.
    Il fondamento della legge è il rispetto degli altri e non ci può essere rispetto senza amore e non ci può essere amore senza conoscenza e verità.
    Per questo un governo, una televisione, un intero Paese bugiardi sono un corpo malato come più gravemente non si potrebbe.
    P.S. – Per coloro che usano l’espressione priva di senso “antiberlusconismo”, preciso che non ho nulla contro il Presidente del Consiglio e che mi occupo di lui solo perché tutto ciò che lui fa per un verso ci rappresenta tutti, in quanto Capo del nostro Governo, e, per altro verso, incide massicciamente nella cultura diffusa del mio Paese».
    Felice Lima (giudice del tribunale di Catania)

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/31/lamore-e-la-legge/74578/