Friuli digitale, Trieste analogico

Friuli - Trieste

A metà dicembre in Friuli si passerà al digitale. Un cambiamento che introdurrà, tra le altre novità, un canale televisivo riservato all’informazione locale e alle minoranze linguistiche presenti sul territorio. «È una conquista importantissima che mette la nostra regione alla pari di quanto avvenuto in Italia sino a oggi soltanto nella provincia Autonoma di Bolzano». Questo l’ottimistico commento dell’assessore regionale alla cultura Roberto Molinaro, cui però fa da contraltare un’altra notizia appena diffusa, pessima: la tutela della lingua friulana non avrà più una cabina di regia unitaria – per quanto abbia prodotto ben poco in questi anni – ma sarà «spacchettata» tra diversi soggetti e assessorati. Dopo la progressiva riduzione delle risorse per le lingue minoritarie, è arrivato il colpo di grazia: la frammentazione delle competenze che facevano capo ad un unico ente, il Silce (Servizio identità linguistiche, culturali e corregionali all’estero della Regione). L’ente cambierà anche nome, in Servizio corregionali all’estero e lingue minoritarie. Un’inversione dei termini che parla da sola. Le competenze relative alla promozione dell’insegnamento della lingua friulana, poi, prevista dalla legge regionale 29/2007, passeranno al Servizio Istruzione Università e ricerca della Regione. Con sede a Trieste. A quanto ci sembra, questa riorganizzazione non fa altro che complicare l’attuazione già alquanto insoddisfacente della legge regionale per la valorizzazione del friulano, in barba al dettato costituzionale che recita, all’art. 6: «La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche». Così, confidiamo almeno nel digitale. L’analogico finora ha prodotto ben pochi risultati.

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