Gente di Gemona

Gente di Gemona

CARLO CANEVA
Generale (1845 – 1922)

Carlo Caneva nacque a Udine il 22 aprile 1845 da Luigi e da Caterina Giavedoni. Fu allievo dell’Accademia militare di Wiener Neustadt; entrò come graduato nell’esercito austriaco e partecipò alla guerra del 1866 in Boemia. Dopo l’annessione del Friuli all’Italia entrò nell’esercito italiano il 31 gennaio 1867 come sottotenente d’artiglieria. Ebbe numerose promozioni (capitano nel 1875, colonnello nel 1881), tanto da divenire nel 1895 capo di Stato Maggiore del VI corpo d’armata. Tra il 1896 e il 1898 prese parte in Eritrea alla campagna contro i Dervisci quale comandante del ‘Battaglione Ascari’. Nei quattro anni seguenti comandò la ‘Brigata Re’ ed ebbe poi il comando di altre divisioni. Nel settembre 1911 fu scelto per essere a capo del corpo d’armata speciale incaricato di occupare in Libia la Tripolitania e la Cirenaica. Il mese successivo caddero in mano italiana i centri di Tobruk, Tripoli, Derna, Bengasi e Homs, ma la situazione era più difficile di quanto inizialmente previsto soprattutto per il sostegno fornito dalla popolazione locale alle truppe turche. Caneva allora proclamò la legge marziale ed applicò una politica dura con perquisizioni, processi ed esecuzioni sommarie, distruzione di case e di coltivazioni. Alla fine di agosto 1912 le sue truppe estesero il dominio italiano a tutta la fascia costiera della Tripolitania, dopo di che egli fu richiamato a Roma. Nel 1914 lasciò il servizio per raggiunti limiti di età e non vi fu richiamato neppure allo scoppio della prima guerra mondiale, si dice perché il suo grado era superiore a quello di Cadorna. Il generale nel 1918 fu nominato dal presidente del Consiglio Orlando presidente della Commissione militare d’inchiesta per i fatti di Caporetto. I risultati della relazione finale, consegnata a Nitti il 24 luglio 1919, innescarono violente polemiche, in quanto discolpavano in parte i generali Cadorna e Capello, ma sorvolavano sulle responsabilità di Badoglio, più in generale del governo e in particolare delle sinistre. Carlo Caneva morì a Roma il 25 settembre 1922.
Grazie alla sua fama in campo militare aveva ottenuto nella sua lunga carriera diversi riconoscimenti ufficiali; tra questi: cavaliere di gran croce (1909), senatore del Regno d’Italia (1912), cavaliere con il conferimento del gran cordone dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia (1915).
Poco dopo la spedizione di Libia il generale soggiornò per un certo periodo a Gemona, ospite della sorella Ester. Allora (1912) la comunità locale si attivò per offrirgli un tangibile segno di riconoscimento dei suoi meriti militari. In particolare, Francesco Barazzutti quale presidente della locale Società ‘Vincoli d’Arte’ fu promotore di una raccolta pubblica di denaro per fondere in bronzo il busto del generale che lo scultore locale Giuseppe Pischiutti aveva modellato in creta. Il busto stesso, fuso in un’officina di Venezia, l’8 febbraio 1914 fu collocato sotto la loggia del Palazzo Comunale. La mensola (portante la semplice iscrizione ‘A Carlo Caneva – I Gemonesi – MCMXII’) e la lapide in marmo furono eseguiti dallo scalpellino Francesco Elia, su disegno dello stesso Pischiutti. L’opera d’arte fu distrutta nel 1942 da due bambini (rispettivamente di otto e dieci anni), i cui genitori avrebbero dovuto sostenere l’onere del rifacimento.
La comunità locale ritenne di ricordare in forma ancor più incisiva la figura e le imprese del generale dedicandogli l’arteria stradale più importante da e per il centro storico in direzione nord, quella che dalla Piazza Nuova (oggi Piazza Garibaldi) si collega a via del Bersaglio all’incrocio con le vie Zardini e Ostermann.
[Fonte: Mariolina Patat, Oms innomenâts a Glemone. Personaggi di rilievo nella storia di Gemona, Comune di Gemona, 2002, con aggiunte e correzioni dell’autrice].

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Un Commento a “Gente di Gemona”

  1. Walter E. Kurtz scrive:

    Complimenti al blog per questi squarci di storia; complimenti a Mariolina Patat *[-----------] per le sue pubblicazioni.

    Una riflessione:
    potrebbe essere il caso di rivedere l’intitolazione di vie e scuole (in primis la scuola Media Statale “Cantore”), attualmente dedicate a molti personaggi di estrazione militare che hanno soli meriti nell’ambito della conquista e dell’uccisione.

    Non dico di cadere nel localismo più provinciale (ma una via dedicata al dott. Ferigo non mi dispiacerebbe certo) ma almeno evitiamo i tributare onore a chi ha fatto strage di libici o austriaci.

    *[-----------]: testo eliminato dall’Amministratore.