Per un pugno di talleri

Tallero

L’edizione 2011 della messa del Tallero, da quanto ci è dato sapere, vedrà diverse novità, prima fra tutte un nuovo e concreto «patto» fra il rappresentante del potere temporale, il sindaco di Gemona, e il rappresentante dell’ufficio religioso, il parroco di Santa Maria Assunta. Una celebrazione che da sempre tocca corde profonde di credenti e laici, per la sua ambigua e controversa simbologia. Ma quando è nata questa cerimonia? Quale significato aveva un tempo il dono del tallero d’argento da parte dell’istituzione comunale alla parrocchia? Quale il suo possibile significato per il presente?
Se ne dibatterà domani, martedì 4 gennaio, alle ore 20.30 presso l’auditorium «San Michele», durante l’incontro promosso dall’associazione «Valentino Ostermann». Interverrà lo studioso locale Mauro Vale con una relazione dal titolo «La messa del Tallero tra i doni dei re e i fuochi del crepuscolo».

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4 Commenti a “Per un pugno di talleri”

  1. Cristiano Deluso scrive:

    L’idea che ci sia un “patto” tra chiesa e stato mi fa ribrezzo. Ma mi sento di dire che giustifica il comportamento di molti cittadini che, vedendo dove siano appoggiati i tentacoli del mondo ecclesiale, non si riconoscono come appartenenti alla chiesa e non la frequentano più.
    Come cristiano trovo molto difficile ascoltare le omelie di chi fa la morale a me e poi sancisce accordi di potere con gli amministratori per ottenere questi o quei favori. E se a livello locale le cifre sono piuttosto basse, non voglio immaginare quali siano gli scambi di favore mano a mano che si sale la scala del potere.
    In conlusione, il popolo non crede più nella chiesa, nei sacerdoti, e perde fede; non crede nello stato, negli amministratori, e non va più a votare, non partecipa alla vita politica perché non è rappresentato.
    E la crisi economica continua. E di fronte a questo, nessuno sostiene i cittadini, né spiritualmente nè economicamente.
    Bell’esempio Gemona.

  2. Cristiano NonDeluso scrive:

    Mi sembra un pò esagerato lo sdegno del Cristiano Deluso. La Messa del Tallero è un’antica tradizione che non va persa, anzi deve essere rivitalizzata, non certamente tramite un patto per Gemona tra parroco e sindaco, ma come simbolo dell’impegno onesto e solidale della comunità cristiana nella società d’oggi. Non credo che il parroco di Gemona debba essere istruito sul fatto che a Cesare si deve dare ciò che è suo, così come a Dio ciò che è di Dio. Io non sono un cristiano deluso, eventualmente sarò un pò amareggiato, se questo 6 gennaio si dovesse compiere un rito che va completamente nella direzione opposta a quella evangelica. Comunque sia la Chiesa, la Grande Chiesa, che nella sua storia ha visto, fatto e subito patti ben peggiori con il potere, non verrà mai meno alla fedeltà al vero Re dell’Universo, Gesù Cristo nostro Signore. Ed io in questa Chiesa continuo a crederci e a viverci nonostante sia sempre casta ma anche spesso meretrice, come diceva il buon Agostino.

    Un cristiano non deluso, speriamo non amareggiato.

  3. Erasmus scrive:

    Non conosco in modo molto approfondito tutte le chiese cristiane per affermarlo con piena sicurezza, ma mi pare che non ce ne sia nessuna, neppure quella cattolica romana, che chiede o impone di credere NELLA chiesa, NEI sacerdoti e così via. Chi le frequenta, dice ogni domenica «Credo IN Dio Padre», «Credo IN Gesù Cristo», «Credo NELLO Spirito Santo», ed eventualmente «Credo [che] la santa chiesa [sia] una, santa, cattolica e apostolica». Cioè una cosa più grande di tutti i suoi ministri e i suoi membri messi insieme. Una cosa alla quale non si decide di appartenere o meno, come a una qualsiasi bocciofila. Ma il fatto che neppure questo, che è l’abbiccì della fede cristiana, sia noto a chi si professa cristiano, forse è un sintomo del fatto che è proprio vero che anche fra i credenti è in atto una crisi formativa profonda ed estesa. In questo momento, infatti, ciò che mi preoccupa di più non sono questi scambi di favori, per quanto deprecabili siano; vivere nel mondo, infatti, richiede da sempre ai cristiani di affrontare anche la spinosa questione del rapporto con il potere civile. Mi preoccupa molto di più il fatto che siano ben pochi gli interventi e le omelie incentrati sulla morale pubblica, su quella della vita economica, politica, sociale e della comunicazione, sull’equità e sulla legalità, mentre appaiono sovraesposte le tematiche bioetiche e quelle relative alla sfera sessuale. Non si lamenta forse che una distorta concezione della laicità vuole ridurre la religione a fatto privato? Eppure non sono molte le voci che si alzano a sostenere la necessità della testimonianza evangelica anche in questi settori della vita pubblica! E sul tallero, quanto hanno vigilato i credenti e i laici di Gemona, delusi o amareggiati che siano, perché una esemplare laicità preservi questo rito dallo scivolare nella logica dello scambio e ne riconduca il significato entro i confini della collaborazione e del servizio per il bene comune? E i credenti, in particolare, quanto hanno reclamato il loro ruolo nell’animazione di quella che in fin dei conti rimane (o dovrebbe rimanere) una delle celebrazioni più importanti dell’anno liturgico? Quanto hanno preteso che queste scelte derivassero da una serena e approfondita discussione in sede di progettazione pastorale? Non è troppo facile stare ad aspettare che la profezia arrivi sempre dal pulpito?

  4. Sandro V. scrive:

    La messa del Tallero è parte della nostra tradizione e le tradizioni sono importanti perché ci mostrano da dove veniamo, ci legano con quanti ci hanno preceduto, sono le nostre radici.
    Ma il Tallero, come ogni tradizione, deve fare i conti con il modo che va avanti, con i problemi che cambiano, con le visioni che mutano.
    Ed allora il tema è: come attualizziamo la tradizione del tallero nell’anno 2011?
    Quali “alleanze” tra la Chiesa e lo Stato? Non possiamo certo ignorare il fatto che queste due realtà (non li chiamerei “poteri”) hanno necessità di confronto e mutuo impegno.
    Ad es., mi è piaciuto molto il gesto del Carinal Tettamenzi che, per le feste di Natale, ha visitato il campo Rom di Milano, quello che sorge dove saranno realizzati gli edifici dell’expo 2015. Quello che è da tempo al centro di vivaci polemiche perché dev’essere sgomberato e conseguentemente dev’essere trovata una soluzione alloggiativa per queste persone.
    Questo potrebbe essere un bell’impegno di collaborazione tra Chiesa Ambrosiana e Stato ( o il Comune).
    E’ su questo stile che mi piacerebbe fosse attualizzato il Tallero gemonese.
    Chiesa e Comunità civile uniti per il bene delle persone che il Vangelo mette al primo posto. Gli ultimi.