L’italiano è una lingua, non un muro

Muro

Nella Costituzione italiana la parola «lingua» compare una volta sola, all’art. 3, dove si afferma che nessuno può essere discriminato in base ad essa, e all’art. 6, a sancire la tutela delle minoranze. È chiaro che i padri costituenti non intendevano costruire l’idea di «cittadinanza» a partire dalla lingua, che è una dimensione importante, ma non determinante per definire l’appartenenza allo status di cittadino. La Repubblica e lo Stato non si fondano sulla lingua italiana. Tanto più se teniamo conto che molti nostri concittadini, in base allo ius sanguinis, sono italiani solo in quanto figli di italiani, mentre magari vivono all’estero da sempre e parlano solo lo spagnolo, l’inglese o il tedesco.
Risulta dunque iniquo e perverso il recente decreto del Ministero dell’Interno che introduce un test obbligatorio di lingua italiana per gli stranieri che vogliono ottenere il permesso di soggiorno di lungo periodo. Il test potrà essere sostenuto solamente da chi risiede in Italia da almeno 5 anni e che abbia compiuto i 14 anni di età. Pare sarà un test relativamente facile, ma che tuttavia solleva numerosi interrogativi. È ovvio che il processo di integrazione passa anche attraverso la comprensione reciproca e la conoscenza della lingua del Paese di accoglienza, ma non si vede perché ciò debba tradursi in una vera e propria «selezione». Ci sembrano le solite manifestazioni di facciata per nascondersi dietro all’incapacità di promuovere politiche di integrazione di lungo periodo, come fanno molti altri Paesi europei.
I cittadini immigrati in Italia sono ormai oltre il 7%. Anche a livello locale è ora di prendere più sul serio questo dato e intervenire con più decisione nelle politiche di sostegno agli stranieri. I servizi sociali dei nostri comuni già lo stanno facendo, spesso in silenzio e senza la piena consapevolezza di molti amministratori. Una consapevolezza che dovrà crescere e tradursi in più efficaci azioni politiche se vogliamo far fiorire la ricchezza di queste persone che hanno deciso di condividere i loro percorsi di vita accanto a noi.

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