Gente di Gemona

Gente di Gemona

BERTRANDO DI SAINT-GENIES
Patriarca (secoli XIII-XIV)

Il 28 ottobre 1334, dopo la morte di Pagano della Torre e ben due anni e mezzo di governo provvisorio, giunse sulla Cattedra di Aquileia il francese Bertrand de Saint-Geniès. Nominato dal papa Giovanni XXII e proveniente da Avignone, egli era caorsino e dottore di decretali presso l’Università di Tolosa.
Giunto in Friuli in un momento di confusione e di debolezza del Patriarcato, manifestò un’energia straordinaria nel restaurarne l’autorità politica, nel ristabilirne l’integrità territoriale e nel domare la riottosità dei nobili locali.
Beneficò le classi più povere e le difese dai soprusi dei signori. Riorganizzò l’esercito e l’amministrazione e favorì la diffusione dell’arte e della cultura.
Per sua iniziativa divenne funzionante a Cividale quell’Università che il Patriarca Ottobono (morto nel 1315) aveva istituito sulla carta.
Egli preferì inoltre Udine come su residenza, ed è appunto in questo periodo che la città si espanse ed acquistò splendore e prestigio. Tra l’altro fu completato e riconsacrato il Duomo e fu scolpita l’arca marmorea dove il Patriarca intendeva custodire le reliquie dei protettori del Friuli, i Santi Ermacora e Fortunato (e dove invece trovò sepoltura egli stesso). Il sacro luogo fu arricchito anche con affreschi ad opera di Vitale da Bologna e seguaci.
Per quanto riguarda specificamente Gemona, fu proprio lui ad ordinare nel Consiglio del 4 giugno 1343 il completamento delle mura della seconda cinta dal Campanile della Pieve fino alla porta del Giunamo.
Una tradizione consolidata vuole che egli nel 1345 abbia fatto dono alla Pieve di S. Maria di un bel Graduale, che fino al terremoto del 1976 si conservava nel Tesoro del Duomo, con esplicita dedica (sulla cui autenticità tuttavia molti studiosi contemporanei dubitano).
In ambito politico-militare il suo fu un periodo di continui scontri, prima contro Rizzardo da Camino, poi contro il Conte di Gorizia. Nel 1348, anno del terribile terremoto e della successiva epidemia di peste, i Cividalesi si allearono col Conte di Gorizia contro il Patriarca in una guerra dalle alterne vicende, per risolvere drasticamente la quale il Comune di Cividale ed altri nobili friulani tramarono un assalto di sorpresa al vecchio patriarca che stava tornando da Sacile. Presso San Giorgio della Richinvelda, dove oggi è visibile un cippo commemorativo, il 6 giugno 1350 egli fu trucidato in un agguato ed il suo corpo fu trasportato a Udine per esporlo al pubblico ludibrio.
Il fatto provocò invece enorme commozione, tanto che la scena della sua uccisione compare in un affresco nel Duomo di Udine in un dipinto dove il suo capo è già circondato da una sorta di aureola.
Alcuni decenni più tardi, nel 1422, quando il Friuli era già caduto sotto la dominazione veneta, ad Udine (come si legge nei Registri dei Camerari del Comune) fu indetta in onore dell’antico Patriarca una festa che da allora si celebrò ogni anno.
Un’analoga iniziativa fu presa quasi un secolo dopo, nel 1518, dalla Comunità di Gemona; lo storico G. Bini conferma che nel 1732 una processione in onore del Beato aveva ancora luogo.
[Fonte: Mariolina Patat, Oms innomenâts a Glemone. Personaggi di rilievo nella storia di Gemona, Comune di Gemona, 2002, con aggiunte e correzioni dell'autrice].

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