Ospedale: non ricominciamo la guerra

Salute
di Sandro Venturini

Mi riallaccio ai recenti interventi in merito alla sanità gemonese apparsi sulle pagine di alcuni quotidiani locali nei giorni scorsi []. Innanzitutto rimarco l’impegno che il sottoscritto e la lista «Con te Gemona» hanno riservato alla questione da quando sediamo in consiglio comunale. Impegno di cui c’è chiara traccia anche in questo sito internet, costantemente aggiornato sul caso e visitabile da tutti. Inoltre abbiamo organizzato due incontri pubblici di alto profilo, con proposte concrete, a cui ha anche partecipato il sindaco Paolo Urbani e diversi esponenti del Comitato «La cicogna». Per non dire dell’ordine del giorno presentato in consiglio comunale e di diversi interventi sulla stampa locale. Tutto si può dire ma non che sul tema abbiamo avuto atteggiamenti preconcetti e sterili. E proprio per questo abbiamo sempre ritenuto positivo ed efficace il punto di incontro e di collaborazione cui il sindaco Urbani è pervenuto insieme con le amministrazioni comunali di Tolmezzo e Tarvisio per fare squadra a tutela della sanità dell’Alto Friuli. Siamo infatti convinti che le battaglie frontali del passato, sostenute in modo strumentale dagli amministratori di allora, non abbiano giovato a Gemona, mentre invece hanno agevolato solo le proprie carriere politiche. L’allora sindaco Virgilio Disetti, che della questione ospedale fece il suo cavallo di battaglia per conquistare un seggio in Regione, avrebbe dovuto «sistemare le cose» e soprattutto far abrogare la famigerata Legge Fasola, salvando il nosocomio gemonese. In verità non ha assolto questo impegno tant’è che, anche per questo, i cittadini l’hanno valutato nelle successive tornate elettorali non riconfermandogli la fiducia. Con buona pace del consigliere Paolo Copetti che dell’encomio scritto ha ormai fatto un’arte.
Ora, è evidente a tutti che il governo regionale è in grande difficoltà in tema sanitario: incapace di governare processi così complessi, naviga a vista, scontenta gli stessi esponenti del centra-destra e ha come solo obiettivo le quadrature di bilancio, pur importanti. L’abbiamo sostenuto più volte: ogni progettazione del sistema sanitario deve prioritariamente partire dai bisogni di salute dei cittadini. Per questo, per l’Alto Friuli, è importante che l’ospedale di Gemona assolva, in rete con Tolmezzo e con l’intero sistema ospedaliero regionale, alle funzioni utili alla nostra comunità, in primis l’emergenza. Non ci interessa salvaguardare una scatola vuota, ma è necessario che la sanità in Alto Friuli – di cui l’Ospedale è una dimensione – venga riempita di contenuti e di servizi che siano in grado di far fronte alle reali esigenze del territorio (per es. ridurre la mortalità evitabile, che da noi tocca gli indici maggiori in Friuli-vg). Questo processo può avere successo se saranno coinvolti tutti i «portatori di interesse» e se saremo capaci di attuare politiche sanitarie intersettoriali. Per Gemona non è possibile fare solo battaglie di contenimento e di scontro con le realtà contermini. Bisogna innanzitutto modificare la Legge Fasola, che è ancora in vigore e che all’art.21 prevede la chiusura dei piccoli ospedali. Va cambiata perché ormai obsoleta e perché non tiene conto dell’attuale contesto, nel quale il sistema Alto Friuli regge in merito ai costi e pertanto andrebbe potenziato, non ridimensionato.
I recenti interventi dei miei concittadini su queste pagine sembrano non aver compreso che la sanità non è solo «ospedale». Il 55% delle risorse già oggi vanno al territorio. Tutti gli indici (vita media, patologie prevalenti, …) ci dicono che sarà necessario potenziare l’assistenza domiciliare e puntare decisamente sulla prevenzione con interventi intersettoriali. In ospedale si entra quando la salute è ormai compromessa: bisogna lavorare per non perdere la salute e mantenerla più a lungo possibile. E per ottenere ciò non basta solo «la sanità» in senso stretto, ma sono molteplici i determinanti di salute: le condizioni socioeconomiche, la cultura, i fattori ambientali, gli stili di vita. Sono stime ormai risapute: il fattore socioeconomico, per esempio, incide per circa 40-50 % quale determinante per la longevità. Anche l’amministrazione comunale in questi campi può e deve fare molto. Ma la linea è quella della messa in rete, non dell’innalzare muri. Se gli esponenti di «Per Gemona» hanno nostalgia delle armi e del furore della battaglia, i Gemonesi, invece, anelano a ben altro.

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8 Commenti a “Ospedale: non ricominciamo la guerra”

  1. Jack McKee scrive:

    Ottimo intervento.
    Su almeno tre punti:

    1) la cosiddetta Legge Fasola è ormai storia: serve un nuovo assetto della sanità regionale;
    2) è inutile accanirsi per difendere la struttura muraria (l’Ospedale S. Michele) senza pensare che, nel 2011, è necessaria una politica di prevenzione su vari livelli (alcool, stupefacenti, alimentazione, sport);
    3) è necessario comunque pensare che alcuni tagli debbano essere fatti. Il problema è quali e quanti.

    Quanto a Disetti…. speriamo che l’attuale Sindaco non voglia ripercorrere pedissequamente la triste parabola politica.

  2. Robertino scrive:

    Ma come? Lo sanno tutti che Disetti è il Prosindaco e comanda lui in Municipio.

  3. marco iob scrive:

    Ottimo!
    Servono parole chiare sul passato e idee per il futuro; in questo intervento ci sono entrambe!

  4. admin scrive:

    Sulla stampa locale è comparso oggi un intervento, siglato dal consigliere comunale di «Per Gemona» Paolo Copetti, in risposta alla nostra riflessione in merito alla situazione della sanità e alle contraddizioni in seno alla maggioranza comunale. Lo riportiamo di seguito:

    A proposito della sanità
    Ho letto con attenzione le dichiarazioni di alcuni giorni fa del consigliere Sandro Venturini, della lista “Con te Gemona”, in merito alla sanità. Oltre a una filosofia tanto spicciola quanto gratuita e alle solite dichiarazioni buoniste, non ho trovato altro. Vero è che è un dipendente dell’Ass. 3 Alto Friuli, ma a mio parere avrebbe dovuto avere un minimo di coraggio e commentare il Piano attuativo locale 2011 dell’azienda, denunciando almeno lo squilibrio esistente fra il nostro ospedale e quello di Tolmezzo e confermare almeno alcune palesi criticità che sono state denunciate a più riprese, anche in diversi recenti interventi sulla stampa. Problematiche purtroppo reali e documentabili, che non sono state contestate. Che lui invochi la necessità di collaborazione fra le due strutture è scoprire per ultimo l’acqua calda.
    Altro è chiedere con i fatti che ciò avvenga e che Gemona, per esempio, abbia gli stessi tempi di attesa di Tolmezzo per quanto riguarda le visite ambulatoriali e specialistiche. Nulla dice al riguardo che a Gemona la Chirurgia verrà trasformata in “week surgery“, dal lunedì al venerdì e di come verranno gestiti i ricoveri d’emergenza nel 2011. Altrettanto scontato è il chiedere che la Fasola, in particolare l’articolo 21 della stessa, venga superato inserendo finalmente il San Michele negli Ospedali di rete, come Tolmezzo e San Daniele, visti i suoi numeri e il suo quoziente di attrazione su zone limitrofe. Questi due nosocomi, come tutti sanno, godono di appoggi politici di alto livello e quindi difficilmente verranno toccati dai prossimi Piani sanitari, mentre Gemona è e rimarrà purtroppo ancora il classico vaso di coccio fra due vasi di ferro. Tanto meno prende posizione sul fatto che la nuova Tac, di cui è previsto l’acquisto, sia destinata a Tolmezzo, mentre quella scartata lassù verrà portata a Gemona. Infine si guarda bene dal commentare l’uso, quanto meno bizzarro delle 2 ambulanze in servizio al San Michele. Naturalmente, siccome è appena entrato in consiglio comunale, prende strumentalmente le distanze dalla sinistra storica. Una sinistra a cui appartiene e che ai tempi della Fasola (era il ’94/’95e la memoria dei gemonesi è ancora viva) si riuniva e proclamava che la riforma (?) avrebbe migliorato il nostro ospedale! Un’amara verità è sotto gli occhi di tutti. Potrei continuare, ma per rispetto dei lettori mi fermo qui. Lo invito quindi, nelle sue prossime esternazioni sulla sanità locale, a essere più coraggioso e, se non se la sente, a tacere sull’argomento. Infine lo invito nuovamente, viste le sue lamentele sullo scarso peso politico del Gemonese e sulla sua mancata risposta, a dirci per chi ha votato alle ultime elezioni Regionali.
    [Messagero Veneto, 07.02.2011]

  5. Anonimo scrive:

    Chissà per quale motivo ma… non mi pare proprio farina del suo sacco…. più coraggio: chi ha scritto questa lettera la firmi o …. consigliere Copetti le scriva veramente lei…..

  6. Adam Lang scrive:

    Mi associo ad Anonimo.

    Per favore, consigliere Copetti, abbia un sussulto di dignità, lanci una scheggia di coraggio, compia un gesto di auto affermazione!

    Rifiuti le veline di Baffetto e, se proprio deve scrivere, scriva di suo pugno e con la sua testa. Magari l’italiano non sarà altrettanto fluente, ma almeno sapremo cosa Lei pensa, non cosa pensa l’ex consigliere regionale.

    Con ciò, risolverà due problemi:
    1) non dovrà ritrarsi, imbarazzato, quando al bar qualche avventore le chiederà di esprimere con maggior dettaglio gli stessi concetti illustrati negli interventi sul quotidiano locale;
    2) potrà finalmente costruirsi una, Dio mi perdoni, sua identità politica.

    Non si dia pena; questo vale, a onor del vero, per larga parte della maggioranza in seno al Consiglio Comunale ed almeno un esponente dell’opposizione.

  7. A.D. scrive:

    Bisognerebbe dire al sig. Copetti di farsi raccontare dal suo mentore la propria storia politica, prima di far sparate alla Berlusconi.
    Dalle barricate del 68, col fazzoletto rosso al collo, al marxismo parlamentare, dal socialismo craxsista, al sostegno ad un’amministrazione regionale di centro sinistra, fino al PD! Mi pare, che tra un trasformismo e l’altro, oltre la sinistra non sia mai andato (almeno nella forma)!
    Ora è tempo di calde pantofole, di sane letture, …

  8. Marco L. scrive:

    @ A.D.
    Non credo sia il tempo delle pantofole e delle sane letture. Basta mettere insieme alcuni piccoli segnali: l’intervento in consiglio comunale del presidente e soprattutto del “consigliere” del Cipaf alcune settimane fa (che ha condotto le danze), la bagarre dentro il Cipaf (orchestrata da chi?), le numerose lettere sull’ospedale uscite sul Messaggero Veneto di esponenti di “Per Gemona” (stesso lessico, stesso tono, stesso stile), i silenzi imbarazzati e imbarazzanti del Sindaco e i pruriti di alcuni membri della maggioranza (che vedono profilarsi il ritorno del “vecchiume” in consiglio comunale). E ora, pare, anche il sostegno a Urbani nella raccolta delle tessere UDC. In politica nulla avviene per caso!