Maratona biblica

Marathon des Sables

Più di 550 anni fa Johann Gutenberg inventò la stampa a caratteri mobili. Il primo libro che uscì dalla sua macchina da stampa fu una Bibbia. Da allora sono stati pubblicati miliardi di libri, ma la Bibbia è rimasta sempre in cima alla classifica come il libro più diffuso nella storia dell’umanità, e anche il più tradotto (oltre 3.000 lingue). La Bibbia è Parola di Dio per il credente cristiano ed ebreo; per il non credente è una biblioteca di libri religiosi più o meno interessanti. Per tutti, invece, costituisce uno dei testi fondamentali della cultura, dell’arte e dell’identità dell’Occidente. A fronte di ciò, tuttavia, l’ignoranza in merito a questo fondamentale deposito di cultura, di sapienza, di poesia, non solo da parte dei non credenti, ma soprattutto da parte dei credenti, pare enorme. Pochi sono coloro che leggono la Bibbia in modo integrale, pochissimi coloro che la studiano. È un’occasione speciale, allora, e da non perdere, quella promossa dall’Arcidiocesi di Udine, insieme all’Agenzia Regionale per la lingua friulana e l’associazione Glesie Furlane: una lettura continuata e integrale della Bibbia dal 3 aprile, festa della Patria del Friuli, al 9. Circa 1.300 lettori si daranno il turno per recitare i 73 libri del testo sacro nella versione friulana di don Francesco Placereani e don Pierantonio Bellina. L’evento ha un significato simbolico molto forte: in questi tempi di smarrimento etico e spirituale la Bibbia può ancora essere per tutti una fonte di valori perenni; una parola che stimola a una ricerca autentica della verità, e a una condivisione sociale che non esclude mai i poveri, i deboli e gli stranieri. La «maratona biblica» si svolgerà presso l’Oratorio della Purità a Udine, vicino al Duomo.
Chi desiderasse donare la propria voce per la lettura dei testi, può telefonare al numero 0432.555979 dal lunedì al venerdì, dalle 10.00 alle 12.00, e dalle 15.00 alle 19.00; oppure scrivere a bibie@regione.fvg.it.

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2 Commenti a “Maratona biblica”

  1. Sin sincers scrive:

    Come contributo personale, inerente all’articolo in questione, vorrei lasciare qui alcuni brani tratti dalla pubblicazione di don Pierantonio Bellina “La fatica di essere prete”. Raccolto da Pierantonio Bellina e scritto da Marino Plazzotta. Capitolo VI – Una grande avventura la traduzione della Bibbia. A pag. 114-115 e 116 – Per quanti anni hai lavorato? ” Ho lavorato per 15 anni e negli ultimi anche 8, 10 ore al giorno. Avevo il terrore di non arrivare alla fine, temevo di non essere all’altezza e che le forze mi abbandonassero. Ho avuto in quel periodo diversi ed anche gravi problemi di salute. Qualche volta mi sembrava di impazzire. Anche perché, con la morte di Pre Checo, ero rimasto solo ed unico responsabile e non potevo chiedere consiglio ad alcuno.” Quale era il clima che ti circondava, come ti seguiva la curia? “Il mio lavoro non interessava a nessuno di quelli là. Ho avuto la collaborazione di Pre Toni Cappellari e di Pre Romano Michelotti e la solidarietà discreta degli amici del gruppo di “Glesie Furlane”. Al di fuori di questi nell’ambiente ufficiale è regnato un disinteresse totale. Ho avuto la fortuna di non restare mortificato o addolorato solo perché non mi ero fatto illusioni! Nel settimanale diocesano ho visto, in seguito, una fotografia in cui la bibbia veniva offerta al Papa. Pensa: non mi hanno fatto nemmeno una telefonata! Un mio giovane parrocchiano, che conosceva la mia fatica, commentò con un suo amico: “vedi! Quelli lì non hanno alcuno scrupolo a regalare la merce rubata!”. La più bella e più sincera recensione me l’ha scritta il dr. Alfio Englaro sul sito di Cjargne on line. Del resto cosa mi sarei potuto aspettare dai preti che pensano che si può continuare a pregare in italiano sostenendo, a torto, che “tanto lo capiscono tutti”! Come se il “capire intellettuale” avesse la stessa profondità del “capire religioso”. Che significato e che valore ha per il popolo friulano questa traduzione? “E’ importante per la nostra cultura non solo religiosa. E’ importante per la nostra lingua e per il nostro futuro di popolo e per la sua autostima. Un popolo che non ha stima di sé non ha diritto e non può aiutare gli altri. Un popolo nudo o denudato della sua cultura e della sua lingua, non ha nulla da spartire se non i pidocchi che nessuno vuole. E’ la prima volta nella storia che anche il nostro popolo, minoranza in Italia ed in Europa, ha la bibbia intera che lo aiuterà a nutrire la sua anima e la sua cultura, ascoltando Dio che gli parla nella lingua materna e lui potrà usare la stessa lingua per rispondergli.” A tutti, buona riflessione ……….

  2. admin scrive:

    Par cui che no le à te version su cjarte, la traduzion de Bibie di Beline e Placerean si po consultâle ancje su internet [CHI].