Pane fresco al mare, vecchio in montagna

Baguette

«Siede la Patria mia tra il monte e il mare» diceva Erasmo di Valvasone nel Cinquecento parlando del Friuli. Territorio unico, che ha la fortuna di avere come confine un bellissimo mare e delle montagne incantevoli, città ricche di storia e luoghi di inestimabile valore. La sua forza sta nelle eterogenee possibilità, che si traducono anche in valore economico mediante l’imprenditoria turistica. Per alcuni la nostra regione è una piccola «azienda» dalle molte risorse disponibili, da accudire, potenziare e valorizzare. Ma un’«azienda» efficiente e intraprendente non può trascurare alcun aspetto che possa arrecare svantaggio ai suoi «azionisti». Noi credevamo. Eppure, abbiamo scoperto che le cose non stanno proprio così.
Alcuni consiglieri regionali di minoranza hanno di recente presentato un emendamento alla nuova legge in materia di disciplina organica dell’artigianato, che intendeva consentire l’attività di panificazione anche nelle località turistiche montane durante le festività, come accade a Lignano e a Grado. Niente di più ovvio: vendere pane fresco ai turisti che trascorrono la domenica in montagna costituirebbe un incentivo per la promozione della montagna stessa. E invece no. La maggioranza guidata da Renzo Tondo ha respinto la proposta. In montagna di domenica non si farà il pane. Una scelta davvero miope e poco comprensibile, quasi il turismo montano fosse figlio di un Dio minore. Un’amara conclusione anche per noi, che la domenica in montagna ci andiamo. A questo punto, col pane vecchio del giorno prima.

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