Sguardi sul terremoto: 35 anni dopo

Terremoto 1976 - Gemona

Si intitola «1976 – Frammenti di Memoria» la nuova mostra permanente voluta dall’amministrazione comunale per celebrare il 35° anniversario del terremoto. Una serie di istantanee provenienti dagli archivi di alcuni fotografi gemonesi sono state collocate nella ex-sede della Galleria Babele e narrano per immagini la storia del sisma del 6 maggio e della ricostruzione. L’inaugurazione si è tenuta ieri sera, lunedì 2 maggio, alla presenza, tra gli altri, della curatrice Valentina Piccinno, del sindaco Paolo Urbani e dell’assessore alla cultura Stefano Marmai.
La realizzazione ci è parsa positiva, come anche l’obiettivo, che è quello di «conservare la memoria» del terremoto e far emergere «la drammaticità dell’evento e la forza di un popolo di risollevarsi dalla polvere» – come recita la delibera istitutiva del progetto. Ciò detto, riteniamo che sia solo un primo passo, verso progettualità di maggior respiro. Da tempo andiamo infatti sostenendo l’opportunità di fare di Gemona una vera «capitale della ricostruzione», un modello positivo di come in Friuli si siano potuti superare positivamente i drammi prodotti dalla catastrofe sismica, il cosiddetto «modello Friuli» di cui andiamo orgogliosamente fieri. Ciò che serve, a nostro avviso, sono cospicui investimenti, competenze e determinazione politica. Se il progetto «Città dello sport» potrebbe essere portato avanti da qualsivoglia comune, Gemona ha il prezioso (quanto drammatico) privilegio di essere stato uno dei pochi paesi italiani in cui la ricostruzione è stata portata a termine in modo rapido, completo ed equilibrato. Perché non sfruttare questa nobile storia che ha contraddistinto gli ultimi 3 decenni della nostra cittadina?

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Un Commento a “Sguardi sul terremoto: 35 anni dopo”

  1. Bepi scrive:

    … davvero una bella iniziativa.
    A Pasqua ho ospitato parenti che vivono all’estero e sono stati davvero felici nel vedere le fotografie di Gemona sistemate alle pareti degli edifici lungo la salita in castello e nella galleria a fianco del municipio. Ora la mostra completa il percorso.
    Bisogna proprio valorizzare il “modello Friuli”, come dite.
    Un vanto ma anche un motivo di richiamo.