Gente di Gemona

Gente di Gemona

PIERINO CELETTO
Medaglia d’oro alla Resistenza (1924 – 1944)

Nacque a Gemona nel maggio del 1924 da una famiglia il cui cognome originariamente era Culetto; frequentò le scuole pubbliche, poi le scuole medie presso i Padri Stimmatini a Gemona ed il Liceo Scientifico “Marinelli” ad Udine, dal quale uscì con ottimi risultati. Si iscrisse alla facoltà di Scienze Politiche presso l’Università di Trieste e fu ben presto chiamato ad insegnare presso la Scuola Industriale di Gemona dal direttore di allora, don Domenico Copetti (pra Domeni Blanc). Amava scrivere poesie, suonava il violoncello ed aveva vasti interessi culturali, sostenuti da vivace intelligenza. Dopo l’8 settembre 1943 lasciò, assieme al fratello Luigi/Gigino, la famiglia ed entrò a far parte della formazione partigiana “Osoppo” con il soprannome Mazzini. Attraverso la forcella di Ledis i partigiani gemonesi avevano raggiunto la zona montana sovrastante Nimis e Faedis, da dove cercavano di liberare dalla presenza degli occupanti la vallata sottostante. Una battaglia decisiva si ebbe a Nimis il 30 agosto 1944 contro un gruppo armato di cosacchi, che furono messi in fuga; gli altri centri vicini furono liberati nei giorni successivi. Si formò così il Territorio Libero Orientale. I tedeschi, per contrastare questa avanzata, misero in atto un rastrellamento di grosse proporzioni: furono impegnati circa trentamila uomini, tra i quali fascisti repubblichini e tre reggimenti di cosacchi, scortati da carri armati e cannoni. Le forze furono fatte convergere da vari punti: durante la notte del 25 settembre gruppi di armati erano stati trasportati nella zona Bergogna – Caporetto per impedire ai partigiani la ritirata oltre il confine. All’alba del 26 iniziarono le operazioni: il mancato aiuto del battaglione sloveno del IX Corpus jugoslavo permise ai reparti tedeschi di riconquistare Faedis e di tagliare in due le brigate partigiane. In un primo scontro armato Pierino ebbe la gamba ferita; nonostante ciò volle assolutamente partecipare ai violenti combattimenti che seguirono. Il 29 settembre 1944, colpito da una granata, morì dissanguato nel cosiddetto Territorio Libero Orientale, sul Monte Nagrad a soli vent’anni di età. Attualmente i suoi resti riposano nel cimitero di Gemona. Alla sua memoria fu concessa la medaglia d’oro alla Resistenza (al valor partigiano) con la seguente motivazione: Giovane ventenne animato da alto amore di Patria, vivificò con il suo ardore combattivo e con una capacità organizzativa, degna di età più matura, la resistenza partigiana nel Friuli, ricoprendo incarichi di responsabilità e di comando. Impegnato con la sua formazione in duro combattimento contro preponderanti forze nemiche e seriamente ferito ad una gamba, continuò a combattere in posto e solo più tardi consentì di farsi medicare. Febbricitante e indebolito dalla perdita di sangue volle tornare dopo poche ore al combattimento, animando la resistenza dei partigiani. Colpito nuovamente e mortalmente, rifiutò ogni soccorso ed ogni speranza e chiedeva di morire sulla linea del fuoco dicendosi contento di aver operato per l’Italia e per il suo onore. La sicurezza della sua fede e la luce del suo sacrificio brillano esemplari per tuti i combattenti e per i giovani in particolar modo.
L’Università di Trieste concesse alla sua memoria la laurea honoris causa.
[Fonte: Mariolina Patat, Oms innomenâts a Glemone. Personaggi di rilievo nella storia di Gemona, Comune di Gemona, 2002, con aggiunte e correzioni dell'autrice].

Tag: ,

I Commenti sono chiusi