Gente di Gemona

Gente di Gemona

ANTONIO DE’ FRANCESCHINIS
Cancelliere della Patria del Friuli e storico (secolo XV)

Antonio de’ Franceschinis (o semplicemente Franceschinis), chiamato anche Antonio Gemonese o di Gemona, in quanto la sua famiglia, passata da Firenze in Friuli con il cognome “Della Villa”, aveva stabilito da secoli la sua dimora appunto a Gemona. Egli nacque nella prima metà del XV secolo dai nobili Niccolò (o Giorgio?) e Francesca di Montegnacco, imparentati entrambi con personalità di rilievo in ambito politico e religioso.
Fu allievo tra l’altro del famoso umanista e maestro Martino di Basaldella. A conclusione degli studi fu nel 1470 incaricato dalla comunità locale di svolgere la funzione di Cancelliere, dove dimostrò perizia, prudenza, abilità diplomatiche, ecc. Per queste sue qualità fu nel 1483 dal Parlamento della Provincia eletto Cancelliere della Patria del Friuli, compito delicato e gravoso, che lo costrinse a trasferirsi a Udine, per poter sempre essere a disposizione nelle varie occorrenze pubbliche. Come segno di riconoscimento per il suo impegno, fu ascritto alla nobiltà udinese, aggiungendo anche questo titolo ai numerosi altri di cui la sua famiglia poteva già fregiarsi (accanto a numerosi possedimenti feudali). Mantenne la carica di Cancelliere fino al 1506, probabilmente per tutto il resto della vita. Ciò gli permise di consultare antiche carte e documentazioni altrove introvabili, che furono alla base dell’opera storica intitolata De Illustratione Patriae, alla cui pubblicazione venne consigliato da numerosi amici ed estimatori, tra cui il Conte di Porcia e l’umanista Giambattista Uranio. Egli fu infatti in contatto con il circolo umanistico del Friuli Occidentale (Pordenone, Sacile, Porcia). Il lavoro rimase invece allo stato di manoscritto e quando il figlio, dopo la scomparsa di Antonio, volle darlo alle stampe, ne venne dissuaso (sembra per invidia da parte di qualche altro storico che stava lavorando allo stesso argomento). Già qualche decennio più tardi dell’opera non esisteva traccia, stando alle notizie di Liruti. Invece Barozzi 1859 sostiene che una copia manoscritta è conservata nell’Archivio Capitolare di Udine (Fondo Bini).
Scrisse inoltre un Commentario delle cose del Friuli, che V. Baldissera dice introvabile, ed un De carnica Regione Illustratio, di 238 pagine, descrizione della Patria del Friuli, che lo stesso Baldissera trovò in copia alla Marciana di Venezia e di cui parla ampiamente Vale, 1934-35. Il Franceschinis stesso inviò copia dell’opera a Giovanbattista Uranio per la correzione ai fini di un’eventuale pubblicazione. E’ comunque sicuro che il De carnica Regione Descriptio ebbe una certa circolazione manoscritta, in quanto oltre alla copia di Venezia (Bibl. Marciana, lat. XIV, 46 |4704|) ne esiste una a Udine alla Biblioteca Civica (Joppi 66) ed un’altra a Rimini.
Il Franceschinis scrisse un’altra operetta sull’incursione turca in Friuli nel 1477, di cui abbiamo solo notizie di seconda mano.
Un altro lavoro in latino, ma molto diverso dai precedenti per genere, è una raccolta di facezie, di cui possediamo un frustolo mutilo nel codice Marciano lat. XIV, 201 (4255), cc. 71r-73r. Nella parte rimasta sono conservate delle facezie sul modello satirico-epigrammatico e di argomento spesso scurrile, dove sono ritratti senza pietà vizi e difetti di personaggi del tempo, udinesi, padovani o veneziani. Interessanti per la storia della cultura friulana, si inseriscono in un genere coltivato da diversi altri Umanisti, da Poggio Bracciolini ad Erasmo da Rotterdam. È possibile risalire alla consistenza originaria della raccolta ed alle sue sezioni grazie all’indice che il copista trascrive alla c. 73v. dopo l’indicazione di una data (terzo giorno dalle idi di dicembre del 1489): Acuta excogitata; Callida dicta; Accomodata responsa; Cavillationes; Proverbia; Urbanitates; Facetiae; Seria; Ridicula; Sales; Joci; Scurrilitates.

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