Centro storico. Serve uno sguardo lungo

Uomo con binocolo

La politica gemonese non può ignorare la denuncia fatta ieri sulla stampa locale dal consigliere di «Idee in Comune» Mariolina Patat []. In pochi mesi il centro storico di Gemona avrebbe perso ben cinque tra negozi e locali: una gioielleria, una parrucchiera, un salone di bellezza, una pizzeria al taglio e una fioreria (andrebbe poi ricordata l’agenzia di comunicazione «Next01» che ha spostato buona parte della sua attività sulla statale). E ora si starebbe profilando anche la chiusura della Coopca in via XX settembre. Se così fosse si può parlare di un vero e proprio tracollo del centro. Perdere un negozio di alimentari significa costringere i residenti a spostarsi in un’altra zona per la spesa, anche di quella minuta.
È chiaro che la causa di questa situazione non è imputabile in modo diretto all’amministrazione comunale, che da parte sua sta cercando di rivitalizzare il centro con numerose iniziative, di carattere turistico e culturale, e con un sensibile restyling urbanistico. I negozi chiudono per la concorrenza dei centri commerciali (di qui la grave colpa di alcuni politici – anche assai vicini a questa maggioranza – che in passato ne hanno incentivato la diffusione, soprattutto nella zona «bassa» di Gemona). I limiti del nostro centro cittadino sono di diversa natura: strutturali (a causa di una viabilità problematica), socio-culturali (nel post-terremoto i gemonesi hanno preferito costruirsi la casa extra moenia e faticano a recarsi in centro), economici (le piccole botteghe non possono competere con i prezzi dei grandi supermercati). Sono problemi che non possono essere risolti se non in un’ottica di sistema. Ridefinendo prospettive e obiettivi generali. Serve una visione d’insieme, un progetto per Gemona di ampio respiro. E ciò lo potremo realizzare se sapremo raccogliere i migliori «cervelli» del paese, dirigendo il loro lavoro verso un piano unitario. Serve un laboratorio politico e progettuale, insomma, di alto livello, che sappia tenere insieme le istanze che provengono da tutti i portatori di interesse (residenti, commercianti, imprese turistiche, servizi, associazioni culturali, ecc.). Come forza di opposizione, «Con te Gemona» porterà il suo contributo, per quanto piccolo e modesto potrà essere. Ma dovranno starci le forze di maggioranza. Che al momento stanno mostrando uno sguardo ancora troppo corto.

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4 Commenti a “Centro storico. Serve uno sguardo lungo”

  1. londe scrive:

    Sono d’accordo sulla presa di posizione di Marolina Patat e anche Vostra, però permettete una critica al tono apocalittico dell’articolo.
    La pizzeria al taglio ha aperto e chiuso nel giro di pochi mesi e non credo sia stato lo scarso “traffico” del centro a determinarne il fallimento.
    Non si capisce bene, poi, perchè il gestore abbia chiuso da un’altra parte, vicina e, sembra redditizia, a giudicare dal via-vai e dopo poco tempo ha aperto in una zona posta vicino ad un’altra pizzeria e senza parcheggio vicino, cosa importante per una pizzeria al taglio.
    Forse i problemi lì erano altri….
    La fioreria ha chiuso perchè la titolare ha deciso di andare in pensione.
    Parlare di duemila abitanti che si devono spostare per far la spesa, è una notizia falsa, dato che esiste un negozio in via Cavour…
    Il salone di bellezza e la parrucchiera avevano una concorrenza notevole nei paraggi che li ha soffocati.
    Secondo me, non si può parlare di abbandono del centro con queste argomentazioni, i problemi del centro non sono la chiusura dei negozi, se i negozi non danno i servizi necessari e di conseguenza gli abitanti non sentono la necessità di servirsene. Il centro di Gemona non è un centro commerciale!

  2. luca scrive:

    @ londe

    giustamente il problema è centro storico di Gemona e le sue prospettive. Per molti dovrebbe diventare un grande centro commerciale all’aperto… e allora ci si chiede se, visto quello che sta accadendo, tutto ciò abbia un senso indipendentemente dalle mosse più o meno azzeccate dell’amministrazione di turno.
    Cosa vogliamo e soprattutto può oggettivamente diventare il nostro centro storico tra 5-10-15 anni? Se siamo in grado di individuarlo oggi bene, altrimenti rincorrendo le cose già perse diventerà sempre o solo abbandonato…..

  3. Sandro Venturini scrive:

    @ londe, luca

    Se da un lato è pur vero che la perdita di queste piccole attività commerciali non rappresenta certo un evento “apocalittico”, dall’altro è un evidente segnale di “malessere” che andrebbe analizzato, capito e al quale andrebbero contrapposte politiche appropriate di rivitalizzazione.
    Del resto sono proprio queste piccole attività che tengono “vivo” il centro storico e che potrebbero farlo davvero diventare un “centro commerciale diffuso” come diverse cittadine, anche friulane (si pensi a San Daniele, a Cividale o anche a Tolmezzo), stanno dimostrando.
    Certo non è facile ma bisogna almeno provarci. Insieme.

  4. londe scrive:

    Non volevo sminuire gli eventi, quello che intendevo dire è che non si può pensare che un negozio che chiude sia necessariamente un avvenimento legato al “malessere” e sfruttarne impropriamente la notizia. Mi dà fastidio fare demagogia su eventi fisiologici, facendoli diventare addirittura titolo dello strillone del “Messaggero V.”. Non ho votato il sindaco attuale, ma cerchiamo di essere lucidi. San Daniele, Cividale e Tolmezzo non hanno avuto i nostri problemi legati al terremoto. Credo sia utopico pensare ad un centro commerciale diffuso, il centro di Gemona non ne ha la vocazione. Mancano delle attività che sarebbero utili a chi ci vive e lo dico perchè sono uno di quelli. Il Comune potrebbe individuare cosa serve effettivamente e cercare di agevolare che vuole offrire servizi necessari.