Quando una scuola chiude

Porta chiusa

La scuola elementare di Campo Lessi il prossimo anno non ci sarà. Gli studenti dovranno trasferirsi in Piovega. La scorsa settimana si sono svolte due importanti e intense riunioni in cui il direttore didattico Fabio Pellizzari e il sindaco Paolo Urbani hanno incontrato le famiglie degli alunni e la popolazione per motivare la scelta. A margine vorremmo dire la nostra, con pacatezza, consapevoli della complessità della questione e nel rispetto, innanzitutto, dei genitori e dei piccoli studenti che vivranno sulla loro pelle la nuova situazione.
La responsabilità diretta della chiusura è del governo, come ha ben riconosciuto Pellizzari. La riparametrazione delle risorse compiuta dalla Gelmini (o meglio dal ministro dell’economia e delle finanze Tremonti) ha fatto perdere alla nostra direzione didattica 5 insegnanti e 2 unità di personale Ata (3 se non si raggiungeranno gli 800 iscritti in totale). Tagli che non permetteranno di garantire l’apertura delle numerose strutture dislocate sul territorio: le materne di Capoluogo, Piovega, Campo Lessi, Montenars e le primarie di Piovega, Ospedaletto, Artegna e Campo Lessi.
Una parte di responsabilità, anche se meno diretta, ce l’ha la politica locale. Da tempo ormai è chiaro che è in atto un’opera di smantellamento della scuola italiana. Unico argine alle scelte governative potranno essere le Regioni e i Comuni. Anche a Gemona. Nel nostro piccolo lo abbiamo segnalato numerose volte [1.►; 2.►; 3.►]. Da parte dell’attuale amministrazione vi è scarsa attenzione al mondo della scuola. Non è un caso se i contributi per eventi di «immagine» [1.►; 2.►] – pur compiuti con la volontà di rilanciare il turismo – superano di gran lunga quelli a sostegno delle attività educative e formative delle nostre scuole []. Nello specifico, l’amministrazione comunale avrebbe potuto agire con un diverso metodo. Si poteva presumere già a inizio anno una possibile ristrutturazione dei plessi, almeno in via ipotetica. Stando alle norme era già nell’aria. Si poteva coinvolgere le famiglie in un percorso di informazione e di dialogo, spiegando per tempo le scelte che si intendevano compiere. Si potevano comunicare in modo più trasparente la situazione, i dati in possesso, le difficoltà (quante lettere ben meno importanti abbiamo ricevuto in questi 2 anni a firma del sindaco?). Si poteva, ma si è ritenuto di agire dall’alto, come troppo spesso avviene a Gemona, senza coinvolgere le famiglie e gli insegnanti, che giustamente, e al di là delle motivazioni della scelta, si sono sentiti esclusi dal processo decisionale.
In ultimo una certa dose di responsabilità ce l’abbiamo tutti quanti, cittadini comuni. Da almeno una decina d’anni, e forse più, alcune componenti della politica italiana stanno gettando discredito sulla scuola, sul corpo insegnanti e sul loro ruolo. In nessun Paese del mondo sarebbe ammessa una simile campagna di demolizione della «risorsa» più importante per il futuro. Da noi invece c’è accondiscendenza, accettazione sociale, o per lo meno indifferenza, da parte di molti, come non ci riguardasse, come se le priorità fossero altre. E ora ne paghiamo il conto. Con buona pace di coloro, come i consiglieri Barbara Zilli e Lucio Copetti, che non avvertono la contraddizione nel fatto di difendere la scuola di Campo Lessi e nel contempo di essere politicamente schierati con il centro-destra.
Da parte nostra crediamo che in situazioni complesse e delicate come questa, la politica locale debba coinvolgere il più possibile i cittadini nelle scelte, promuovere il confronto, gestire il conflitto. E anche evitare inutili strumentalizzazioni. Stavolta abbiamo visto tutt’altro. Speriamo nel futuro. [ru]

Tag: ,

5 Commenti a “Quando una scuola chiude”

  1. Anonimo scrive:

    forse la verità è complessa e non bisognerebbe lasciarsi andare a facili strumentalizzazioni.
    Più ascolto e leggo e più mi convinco che il problema è molto più il metodo che la decisione presa….
    Occorre in ogni caso ribadire che se le decisioni vengono condivise è più facile che vengano accettate, se vengono calate dall’alto invece è più probabile il muro contro muro. Il saper riconoscere poi di aver sbagliato è una manifestazione di forza e non di debolezza…. ma appunto bisogna essere forti!

  2. Rudy scrive:

    Quando il saggio indica la luna, lo sciocco guarda il dito!

  3. admin scrive:

    Sul Messaggero Veneto di oggi, domenica 10 luglio, una lettera di un cittadino gemonese. Puntuale, pacata e del tutto condivisibile.

  4. Bruno Seravalli scrive:

    La questione è stata affrontata in diverse occasioni pubbliche,con i l’Amministrazione Comunale e la Dirigenza scolastica anche a seguito di una raccolta di firme di quasi mille cittadini gemonesi.
    La motivazione fondamentale che le autorità hanno dato per tale soppressione , è stata quella del taglio di organico di personale docente e Ata che il Ministero ha imposto alla scuola Elementare gemonese, che non permetterebbe un’adeguata sicurezza e qualità dell’attività didattica di quel plesso.
    Considerato : Che nessuna norma obbliga tale operazione per il prossimo anno scolastico;Che la popolazione scolastica infantile del territorio è in costante diminuzione; Che i punti di erogazione del servizio della scuola dell’infanzia ed elementare sono , o utilizzati in modo difforme , con iscrizioni mal distribuite, o ubicati in strutture precarie o provvisorie, Che la recentissima manovra economica del governo prevede una ulteriore razionalizzazione della spesa relativa all’organizzazione scolastica coinvolge anche la realtà gemonese.
    Infatti la nuova manovra cosi recita :
    “.. Per garantire un processo di continuità didattica nell’ambito dello stesso ciclo di istruzione, la scuola dell’infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado sono aggregate in istituti comprensivi, con la conseguente soppressione delle istituzioni scolastiche autonome costituite separatamente da direzioni didattiche e scuole secondarie di I grado; gli istituti compresivi per acquisire l’autonomia devono essere costituiti con almeno 1.000 alunni.”…
    Davanti a queste considerazioni e le sopra esposte nuove norme governative ,non ha senso prendere una decisione affrettata riguardante una unica e sola situazione di sofferenza funzionale, ma serve invece una pausa di riflessione per fare un’analisi complessiva e partecipata del futuro di tutto il servizio scolastico , finalizzata alla predisposizione di un piano pluriennale di utilizzo delle disponibilità delle strutture scolastiche presenti sul territorio comunale ,anche per un eventuale riconversione delle strutture verso altri servizi pubblici, come,per esempio, quelli socio-sanitari;rivedendo anche l’ipotesi della costruzione di una nuova scuola materna(con un notevole risparmio per le casse comunali), alla luce della nuova disponibilità di spazi lasciati liberi dalla riorganizzazione in una sola sede della presidenza e degli uffici di segreteria delle due scuole attuali(Direzione Didattica e Scuola Media), riunite in’unica autonomia scolastica.

  5. admin scrive:

    @ Seravalli,

    grazie dell’intervento. Competente, puntuale e condivisibile. Lo abbiamo ripetuto più volte in questi due anni, e su differenti questioni: decisioni partecipate e logica di sistema sono ingredienti fondamentali per una buona amministrazione. In questa occasione non abbiamo visto né questo né quello.