Gente di Gemona

Gente di Gemona

PACE DA GEMONA
Letterato (secoli XIII-XIV)

Di Pace da Gemona, detto anche Pace d’Aquileia o del Friuli non si conoscono sicuramente né la data né il luogo di nascita: è ritenuto di Gemona in quanto risulta aver abitato a lungo nella nostra cittadina.
Dopo aver concluso gli studi universitari a Padova, dove si era dedicato alla Filosofia, sembra si fosse sposato nel 1283 con Margherita, figlia di Pellegrino Mainardi di Venzone (per questa notizia Liruti, Vite afferma di aver esaminato il contratto di matrimonio). Dopo essersi dedicato in patria all’attività di notaio, fu professore di Logica all’Università di Padova, dove fu chiamato prima del 1298 ( come risulta dal Facciolati, Fasti Gimnasii Patavini: Logicae scholam regebat Pax de Forojulio, cujus extat adhuc poema, etc.). Si sa che in quel centro frequentò pure il vivace cenacolo preumanista, sostenendo la necessità del ritorno del latino a forme classiche.
Per questi motivi l’università degli Studi di Padova gli ha dedicato in tempi recenti un’aula.
Nel 1307 risulta ancora tra i docenti dell’Università di Padova, con la qualifica di “Doctor Logicae” (notizia ancora in Facciolati, op. cit.).
Secondo alcune fonti continuò nella professione di notaio, della cui attività a Gemona si hanno testimonianze perlomeno nel periodo tra il 1300 e il 1303. Viene infatti citato dal Liruti un atto notarile rogato in Gemona nel giorno IV intrante Junio 1302, il quale si conclude con la formula “Actum Glemone ante domum in qua moratur Pax notarius subscriptus”.
Non si possiedono testi che riportino saggi o dissertazioni tenute o in ambito universitario o nel circolo pre-umanista di Padova. Qualcosa è rimasto, invece, della sua produzione in poesia.
A lui sono infatti attribuiti alcuni saggi poetici, uno dei quali (con una lunga dedica in prosa al Doge Pietro Grandenigo) è un poema elegiaco di 184 versi sulla festa ‘delle Marie’ a Venezia. Questa si svolgeva per tre giorni in febbraio e ricordava la liberazione di dodici fanciulle, tra le più belle, che erano state rapite poco prima del matrimonio da pirati del mare. Le ragazze, più tardi sostituite da statue, aprivano un corteo di barche attraversando i canali della città.
L’opera potrebbe risalire circa al 1290. Di Pace restano anche 321 versi superstiti di un poema epico-storico dedicato al Patriarca di Aquileia e che prendeva a modello l’Eneide virgiliana. Non si conosce il tempo della sua morte; si ritiene tuttavia che Pace abbia composto quel poema ampiamente celebrativo di Pagano della Torre l’anno in cui questi divenne Patriarca, fissato dagli storici al 1319. In tale data doveva essere ancora in vita.
Ecco ora, come ‘assaggio’, il passo del proemio con invocazione e dedica (come in tutti i poemi che si rispettino!):

Tu quoque Turrigena Praesul de Gente, Pagane,
Quae nota virtute probum sibi Gens Paduana
Pastorem meruit, cujus probitate coruscat
Praecipue praeclara Domus, concede favorem
Carminibus, Pater alme, tuis, vatemque sereno
Aspiciens vultu devotum suscipe PACEM;
Daque tuae bonitatis opem; qua tutior altum
Aggrediar opus, plena cum laude Deorum.

(Anche tu, o Pagano, presule della famiglia Della Torre, che la popolazione di Padova, nota per la sua virtù, si è meritata come buon pastore, della cui rettitudine riluce particolarmente la tua nobilissima famiglia, concedi favore, o amorevole Padre, ai tuoi versi e guardando con volto benevolo accogli il tuo devoto poeta, Pace. Da’ inoltre prova della tua bontà, cosicché più tranquillo io possa affrontare l’arduo lavoro, con la più ampia lode degli Dei. )

[Fonte: Mariolina Patat, Oms innomenâts a Glemone. Personaggi di rilievo nella storia di Gemona, Comune di Gemona, 2002, con aggiunte e correzioni dell'autrice].

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