Numeri

Numeri

Da quando il premier italiano Silvio Berlusconi ha cominciato a promettere la riduzione delle tasse.

Anni17

P.S.: «La prima misura che prenderei, se dovessi tornare al governo sarebbe quella di alleggerire la pressione fiscale»; «se non ci riusciamo è inutile stare qui a dannarci. Se non ci riuscirò non mi ricandido» (Silvio Berlusconi, 2004).

Tag: ,

5 Commenti a “Numeri”

  1. Il Cec scrive:

    Secondo la Cgia di Mestre la pressione fiscale salirà al 44,3%. Il Tax Rate italiano nel 2010 era 68,60%. Il più alto dei paesi Ocse (la Germania è al 48,20%). E questa sarebbe la destra liberale e liberista?

  2. Marco scrive:

    l’assurdità è che gli stessi incapaci e disonesti che da 17 anni “mangiano”, oggi sono ancora li.. e ci presentano pure il conto da pagare !!

    e sti traditori che hanno indebitato il Paese fino al fallimento e negato la catastrofe sanno benissimo che con questa manovra si paga solo l’antipasto.. presto ci chiederanno di pagare “il primo” !!

  3. Gigi scrive:

    Non è mia intenzione prendere le difese di nessuno ne tantomeno giustificare alcuno ma solamente vorrei costruire una riflessione equa e giusta dando a tutti la loro parte (colpa). Lo sò che la verità, da sempre, da molto fastidio ma dobbiamo ricordarci bene che, l’Italia è da oltre quarantanni che stà andando a rotoli, non vorrei che si scoprisse solo ora l’acqua calda. Forse vi dimenticate degli anni delle “vacche grasse” della DC e/o PSI con conseguenti inciucci di governiccoli tecnici e supertecnici? Dopodichè, anche la sinistra con Prodi e compagni a fatto la sua parte, non scordiamoci, per giungere dulcis in fundo al tanto decantato centro destra dell’imprenditore/capitalista, Berlusca. Alla faccia del bipolarismo, con oltre quaranta partiti e partitini? Io desidererei solo che fossimo tutti più concreti e coerenti, riconoscendo ad ogniuno la sua parte. Nessuno credo, possa chiamarsi fuori: le promesse, le tasse, i privilegi, i finanziamenti illeciti, le leggine at personam etc… le hanno fatte tutti, nessuno escluso. Portando così inesorabilmente una nazione alla disfatta. Povera Italia. Ora non vorrei che, come succede spesso, sia solo l’ultimo bicchiere di vino che ubriaca e quindi, la colpa sia scaricata solo sulle spalle degli ultimi. Dai non siamo ipocriti, siamo realisti! Infine, e questo non piacerà a tanti, una parte di colpa è anche nostra che inconsiamente e/o disinteressatamente abbiamo permesso tutto questo. A mio avviso, se vogliamo “veramente” cambiare tutto questo è dalle fondamenta che dobbiamo iniziare e non dalla punta della piramide. Perchè no, sarebbe la cosa più semplice sostituire il vertice, l’abbiamo già fatto tantissime volte, ma… il marcio è sotto, alla base, ben nascosto. Buon ferragosto, e buona riflessione a tutti.

  4. Anonimo scrive:

    Gigi ha ragione!
    il problema è solo come fare?

  5. S.V. scrive:

    Il dramma è che nessun governo sta affrontando il vero problema.

    “Io mi chiedo se è vero che vogliamo stare meglio, quando quotidianamente facciamo di tutto per stare peggio. Cioè, facciamo una cosa sola: obbediamo ciecamente al mercato, al furore tecnico-economico che domina il mondo. Lavoriamo di più, più in fretta, più ansiosamente. Per che cosa? Già chiederselo è un miracolo, perché non c’è più tempo per chiederselo” (1994 – Alex Langer).

    “Le piccole nazioni in via di sviluppo sono come barchette e il Fondo monetario, spingendole verso una veloce liberalizzazione dei mercati, le ha messe in un mare in tempesta senza giubbotti di salvataggio. Sta costruendo la loro rovina. Che porteranno come onda d’urto economica anche la rovina dei più deboli tra gli stati ricchi e forti del pianeta in Europa. Cadranno via via prima l’Irlanda e il Portogallo, e poi la Grecia, il Belgio, la Spagna, l’Italia, e infine la Francia. Come birilli. A quel punto crollerà l’intero sistema economico planetario. Non sopravvivrà nessuno” – (2004 – Joseph Stiglitz – Nobel per l’economia 2001).

    Erano anni che mi chiedevo come mai la crisi non fosse ancora esplosa. Non bisogna essere dei profeti per capire che questo sistema sarebbe andato a fracassare da qualche parte. Non si poteva andare avanti a produrre sempre di più, non era più sostenibile” (2011 Serge Latouche).

    Quale alternativa?
    Questo è un bel tema per questo ferragosto piovoso.