Crisi di mercato. E di metodo

Gemon, 1770

«Il muro contro muro non serve a nulla, anzi, è controproducente» []. Parole del sindaco Paolo Urbani, pronunciate venerdì scorso durante la protesta degli ambulanti, che chiedono di trasferire il mercato in stazione. Parole sagge. Accompagnato dall’onnipresente assessore Fabio Collini, l’altro giorno Urbani pare essersi convinto di un fatto di cui sono consapevoli tutti i gemonesi: il mercato del venerdì è solo l’ultimo pezzo di un centro storico che da tempo sta scivolando verso la piana. È il risultato di una politica miope decennale. Concedendo ampie superfici commerciali nella zona bassa di Gemona e lasciando cadere ogni progetto complessivo per il centro, il declino era inevitabile e prevedibile. È la politica degli ultimi 20 anni di governo della nostra cittadina. Per invertire la rotta servirà uno sforzo ben maggiore di qualche escursione estiva di Pistorius o del trasferimento degli uffici comunali a Palazzo Scarpa. È di un atteggiamento nuovo che Gemona ha bisogno. Non di politici del «ghe pensi mi» – stiamo vedendo dove stanno portanto l’Italia! – ma di persone che sappiano far camminare insieme idee, competenze, risorse e che attuino metodi pro-attivi di governance. Un esempio dei danni che altrimenti si possono arrecare è la recente questione delle pietre del San Giovanni. Un assessore “poco attento” – per usare un eufemismo benevolo – rischia di rovinare un patrimonio storico inestimabile. Ci fosse invece stata una commissione per i lavori pubblici (che una volta esisteva) o un gruppo di esperti, quelle pietre avrebbero probabilmente subìto una migliore sorte.
Ma vogliamo guardare in avanti. Con fiducia. Ormai da tempo “Con te Gemona” sta avanzando all’amministrazione proposte che vanno nella direzione di una più ampia progettualità. La più recente quella dei Piani Integrati di Sviluppo Sostenibile [], un bando finanziato dall’Europa che potrebbe portare nelle casse comunali dai 3 ai 6 milioni di euro. Ma soprattutto potrebbe costituire un primo laboratorio per nuovi metodi di far politica a Gemona. Ce ne sarebbe davvero bisogno. E questi tempi di crisi possono proprio essere la leva per cominciare ad attuarli.

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24 Commenti a “Crisi di mercato. E di metodo”

  1. Anonimo scrive:

    La Lega gemonese sta con gli ambulanti. L’ho letto ieri sul giornale.
    Qualcuno li avverta che sono per la maggior parte extracomunitari (quelli che “ci rubano il lavoro”) e che vendono merci sicuramente non prodotte in “padania” (e neanche in Italia).

  2. E.E. scrive:

    In centro è partita una “contro-raccolta” di firme per mantenere il mercato settimanale.

  3. Pietro scrive:

    Il mercato è destinato a scendere a valle. E il sindaco Urbani, pur responsabile della politica degli ultimi decenni – come dite voi – è abbastanza intelligente per capirlo da solo.
    Sono fiducioso che il nostro sindaco sappia intavolare un dialogo positivo con tutti per risolvere i problemi dei commercianti del mercato settimanale, e di quelli che risiedono in centro. Solo così saprà dimostrare di essere un politico di razza che può puntare a correre, per la nostra Gemona, alle prossime regionali, e perchè no anche alle prossime elezioni nazionali.

    p.

  4. Luca scrive:

    Molte volte, anche le decisioni più difficili e impopolari, se argomentate e spiegate prima di adottarle vengono comprese ed accettate … senza sterili battaglie all’ultima firma…. (rendiamoci conto che in questo caso le firme non servono a nulla!)

  5. admin scrive:

    Perché sembra così difficile fare delle valutazioni a freddo dei pro e dei contra rispetto allo spostamento del mercato? Perché non partire da alcuni dati minimamente obiettivi? Quanto “perdono” gli ambulanti stando in centro rispetto alla zona stazione? E cosa “perderebbero” invece i locali del centro? Quali sono le “motivazioni” delle persone che decidono di recarsi al mercato quand’è in stazione, mentre non ci vanno se si svolge in centro (mancanza di trasporti pubblici, difficoltà di posteggio, distanza da casa, …)? Forse sarebbe molto utile una commissione ad hoc, che metta insieme i commercianti, ma anche altri portatori di interessi. Potrebbe contribuire a raccogliere alcuni dati condivisi sui quali svolgere una seria analisi, invece che reagire “a pelle”. Poi, si potrà fare una scelta. La capacità di partire da elementi concreti e “misurabili” è una delle cose che mancano nell’attuale modo di gestire la cosa pubblica, non solo a Gemona. Sembra che ogni scelta debba muoversi sulla base di petizioni di principio, se non, peggio, di sensazioni epidermiche o di simpatie, o del solo interesse personale.
    Basterebbe che il Comune avesse la volontà di mettere insieme alcune persone competenti e di raccogliere un piccolo “dossier” per valutare vantaggi e svantaggi di una o dell’altra opzione. È proprio una modalità di lavoro impossibile? Non è così che si fa nel “ settore privato”, tanto elogiato dal sindaco Urbani? [ru]

  6. Mariangela F. scrive:

    Provate ad immaginare per un attimo di essere una persona anziana, che vive da sola ma (per fortuna) ancora autonoma, residente in centro storico , non auto munita. Fatto? Dove andate a fare la spesa ? Nell’unico negozio di alimentari rimasto in centro e spendendo di più vista la mancanza di concorrenza. Bon. Ma in questi giorni d’agosto con la chiusura per ferie dell’unico fruttivendolo e con questa calura , dove andate a comprate la frutta e la verdura? Da nessuna parte! E’ necessario che il mercato torni in centro magari in forma ridotta con meno vestiti e più cibo fresco a prezzi dignitosi.

  7. Marco scrive:

    @ Mariangela
    Ma chi porta “più cibo fresco a prezzi dignitosi” se nessun commerciante ne ha la convenienza? Non sono finiti i tempi dei “piani quinquennali”, per cui era la politica a “distribuire” le risorse alimentari? La “disumana” logica del mercato è quella che è. La politica, semmai, poteva governare meglio ciò che ad essa compete. Non certo costringere qualche fruttivendolo ad aprire negozio e a tenere bassi i prezzi, ma gestire meglio le concessioni edilizie e le autorizzazioni per le attività commerciali.

  8. Sandro Venturini scrive:

    Non si ferma l’acqua di un torrente con le mani e a poco servono anche quattro sassi messi qua e là.
    Per contenere l’acqua di un torrente serve una diga, ben progettata, realizzata con cura, mantenuta costantemente in efficienza.
    E per realizzare e gestire un’opera complessa come una diga ci vogliono molte competenze, lavoro di squadra, visione ampia, strategie operative chiare e condivise.
    Tutto ciò è quello che servirebbe anche a Gemona per la “rivitalizzazione del centro ”. Una chimera prevista in tutti i programmi elettorali delle forze politiche genonesi (naturalmente anche in quello dell’attuale maggioranza), ma ben lungi da atti concreti.
    Ridare un’anima alla nostra città è un’impresa ardua, al pari della realizzazione di una diga. Ma, seppur complesse, le dighe si costruiscono, ne abbiamo ottimi esempi; così come abbiamo numerosi esempi di “rivitalizzazione” di centri storici italiani. Eccone due che ho visto personalmente:
    http://www.mondavioturismo.it/
    http://www.comunemontefalco.it/Mediacenter/FE/CategoriaMedia.aspx?idc=74&explicit=SI

    Per raggiungere questi risultati è indispensabile una seria progettazione strategica, quella che potrebbe scaturire dal Piano di Sviluppo Urbano Sostenibile (PISUS); e anche in questo caso gli esempi di buone pratiche non mancano: http://www.regione.toscana.it/regione/multimedia/RT/documents/2010/02/08/4a4d789f7d861d19af527058502dc67f_piussdossierinu2009.pdf
    http://www.fenapro.it/download/attivita/IGINO%20ROSSI.pdf
    http://www.pianostrategico.comune.pesaro.pu.it/index.php?id=2489

    A mio parere bisognerebbe partire proprio da qui; forse alla fine ci accorgeremo che non abbiamo neanche bisogno del mercato settimanale per tenere viva l’anima della nostra città.

  9. Roby scrive:

    Urbani, di testa sua, ha fatto lo sbaglio di concedere il dito e ora gli prendono braccia e gambe…. Ha sbagliato lui e queste sono le conseguenze! Se chiedeva consiglio a Virgilio non succedeva. Non si può lasciarlo solo un momento. Virgi, pensaci tu!

  10. Felix scrive:

    Condivido 100% la vostra analisi e le proposte.
    Qui o si volta alto e si ribalta il centro storico come un calzino o si resta nella nella m…. anzi si sprofonda sempre più in giù.

  11. Pigi scrive:

    Il tema mi pare questo:
    1. L’amministrazione comunale ( i commercianti e diversi abitanti del centro) ritiene che il mercato sia necessario per supportare il commercio e la vivacità della “città alta” (il nostro non è un centro storico, non sta al centro delle città come Udine o Tolmezzo, è una “città alta” o se si vuole “città vecchia”, come Bergamo, per fare un esempio).
    2. I “mercanti”però guadagnano il doppio ( o forse di più) se si collocano nel piazzale antistante la stazione ferroviaria e questa soluzione è gradita anche a molti cittadini (evidentemente quelli delle frazioni “basse” che hanno anche firmato una petizione).
    Da qui nasce il conflitto.
    Possibili soluzioni:
    a. I “mercanti” tornano nella città alta e l’amministrazione comunale paga loro la “differenza” di guadagno riconoscendogli un valore sociale .
    b. I “mercanti” restano in stazione e si mette in piedi un bus navetta di collegamento con il centro alla cui spesa contribuiscono anche i “mercanti”.
    c. Si fa 50 e 50. Un Venerdì per parte.
    Bene fa il Sindaco a dimostrarsi aperto al confronto, ma in questo modo si incanala inevitabilmente verso quest’ultima soluzione (o sue varianti 60/40 …). Una soluzione di basso profilo, “all’Italiana”. Una soluzione comunque temporanea che non delude nessuno o meglio che scontenta tutti.

  12. admin scrive:

    Sulla questione mercato oggi è intervenuto anche il consigliere comunale di Gemon@ssieme Andrea Palese, con un intervento sul Messaggero Veneto. Per chi fosse interessato lo mettiamo a disposizione QUI.

  13. Mirko scrive:

    Non si è capito se è pro o contro al trasferimento. Mi sembra però che il ragionamento sia giusto e trasparente. Si tratta di capire vantaggi e svantaggi dell’operazione trasferimento.
    Fa bene Palese a ricordare le potenzialità del servizio bus, ma si sa che la gente ormai è abituata ad utilizzare l’auto anche per andare al c… !
    Trovo strano invece che nessun altro della maggioranza (tranne il Sindaco) parli … c’è mica la consegna del silenzio ?
    Io sono personalemnte favorevole al fatto che il mercato resti in centro, magari però rivisto sotto l’asperto dell’offerta merciologica però …

  14. Elena scrive:

    @Mirko
    Non dovresti stupirti caro Mirko se c’è solo la voce del Sindaco che parla, poichè il resto della maggioranza sono solo i suoi sudditi.

  15. Mirko scrive:

    @elena: non condivido la tua opinione sui sudditi, mi sembra che questo sia un giudizio troppo di parte.

  16. Bepi scrive:

    Lancio una provocazione: ma perché il centro deve sopravvivere? E se il nuovo centro fosse la zona della stazione? Non può esistere un’evoluzione urbanistica? Sinceramente, da gemonese di frazione, non metto piede nel cosiddetto “centro” da almeno un annetto, mentre in zona stazione ci vado almeno due volte la settimana.

  17. Marco scrive:

    @ Bepi.
    Una scelta potrebbe essere anche quella di lasciare che le cose ‘evolvano’ da sole, senza nessuno che le governi. Del resto è ciò che hanno fatto negli ultimi 20 anni Disetti & Co., concedendo a destra e a manca concessioni edilizie e lasciando che Gemona ‘evolvesse’ come un polipo lungo le strade laterali delle borgate (prova a guardarla dall’alto e comprenderai ciò che intendo). Sai, in altri Paesi (Austria e Germania per es.) seguono altre vie. Le città crescono secondo piani urbanistici che seguono delle logiche di vivibilità, sostenibilità, viabilità, coerenza, ecc. e guardano a uno sviluppo armonico e alle future generazioni. Pensare di vivere in un paese con un centro deserto, magari rifugio di gatti randagi, sterpaglie e case cadenti mi sembra piuttosto uno scenario da Blade Runner, non di una cittadina dove sia piacevole stare.

  18. Giulio scrive:

    @ Marco
    La domanda nodale è: come mai i politici che ci hanno governato nel post terremoto hanno consentito l’edificazione di una Gemona “a polipo”?
    Forse avevano in mente una città tentacolare?
    Oppure così hanno assecondato interessi e acquistato consenso a buon mercato?

    @ Bepi
    Potrebbe anche essere che il nuovo baricentro cittadino divenga la zona della stazione ma non lo sarà di certo per una precisa volontà politica.
    E poi non ho affatto chiaro quali siano gli elementi qualificanti di quell’area: 5 – 6 sportelli bancari? Il parcheggione scambiatore? La “bellissima” chiesa girata di fianco?
    E poi ci riteniamo una “civiltà evoluta”!
    I nostri vecchi che secoli fa hanno costruito il Duomo, Via Bini, il Palazzo del comune, senza bisogno di tanti architetti e ingegneri, si ribaltano nella tomba.

    Povera Gemona!

  19. Anonimo scrive:

    @Giulio
    La mia era appunto una provocazione. E te ne faccio un’altra.
    Non dobbiamo tenere conto del fatto che le esigenze dei cittadini son cambiate? In Duomo ci va un decimo delle persone che ci andavano ai tempi dei nostri vecchi, il parcheggione non serviva di certo quando tutti lavoravano attaccati a casa, il Palazzo del Comune serve a poco in una società interconnessa (infatti discutiamo di politica su un blog e non là), via Bini polo commerciale senza parcheggi a tre metri non regge più (quante aperture/chiusure negl’anni…) mentre le banche della stazione col parcheggio son sempre piene di SUV. A mia modestissima opinione, purtroppo, il “mercato” (non quello settimanale) ha già deciso quale sarà il futuro del (già ex-)centro di Gemona.

  20. Bepi scrive:

    Il commento precedente è mio.

  21. admin scrive:

    Anche il capogruppo della lista civica “Gemona nel cuore” Giulio Ragalzi interviene contro lo spostamento del mercato. La notizia sul Messaggero Veneto di oggi QUI.

  22. Angela scrive:

    mi piace più il primo intervento che quest’ultimo. credo che in maggioranza ci sia un po’ di fervento.
    chissà di che sacco è questa farina ?
    La decisione è delicata e deve essere presa con equilibrio e soprattutto con un minimo di programmazione. La domanda è una cosa si vuole che diventi il Centro in futuro ?

  23. g.p.d. scrive:

    Siamo all’assemblea pubblica!
    Evidentemente non sanno più che pesci pigliare. Comunque decidano scontentano qualcuno e questo per i politici è un vero dramma.
    E allora fanno come Ponzio Pilato: che decida il popolo e loro se ne lavano le mani!

  24. admin scrive:

    Sul Messaggero Veneto di oggi, martedì 30 agosto, l’intervento di Sandro Venturini di “Con te Gemona”. QUI