Soddisfazioni orarie

Orologio Cartier

Dallo scorso I settembre sono cambiati gli orari degli uffici comunali di Gemona. A detta dell’amministrazione la scelta è stata effettuata per offrire un migliore servizio ai cittadini. A prima vista sembra positivo il fatto di aprire gli sportelli alle ore 7 (il venerdì) e chiuderli alle ore 19 (il mercoledì). È stato tuttavia soppresso il giorno di sabato, in cui gli uffici rimarranno chiusi.
Prendendo come riferimento l’anagrafe, il front office più frequentato, e confrontando l’orario precedente con quello attuale, risultano settimanalmente 4 ore e 40 minuti in meno di apertura al pubblico, come indichiamo in questa tabella di confronto.

GiornoNuovo orarioVecchio orario
Tot.15 h 30 min20 h 10 min
Lunh 10.30-13.30h 10.00-12.50 / 16.30-18.00
Marh 10.30-13.30h 10.00-12.50
Merh 16.30-19.00h 10.00-12.50
Gioh 10.30-13.00h 10.00-12.50 / 16.30-18.00
Venh 7.00-12.00h 10.00-12.50
Sabh 9.00-12.00

Sarà importante, quindi, avere dei riscontri da parte dei cittadini gemonesi, sia in termini di affluenza, sia di soddisfazione. Purtroppo il nostro Comune, a differenza di quanto si fa in molte altre amministrazioni, non ha ancora messo in atto sistemi di valutazione della custormer satisfaction, utili per giudicare se le scelte compiute vanno nella direzione di incrementare la qualità dei servizi offerti. Un’idea poco dispendiosa ed efficace potrebbe essere quella di introdurre dei questionari anonimi di facile compilazione per tutti coloro che si recano negli uffici. È una pratica ormai in uso in molti enti pubblici e privati. Un piccolo passo verso metodi più moderni e produttivi di buon governo comunale.

6 Commenti a “Soddisfazioni orarie”

  1. Anonimo scrive:

    Un plauso al coraggio di modificare gli orari dimostrando che pubblico non significa per definizione immobilismo e rigidità.
    Personalmente ritengo che abolire l’apertura del sabato sia stato comunque uno sbaglio, per lavoro parto da casa alle 07.00 e spesso rincaso dopo le 19.00, per me il sabato era l’unico giorno sicuro nel quale potevo recarmi presso gli uffici comunali.
    Non credo di essere una mosca bianca ma ammetto di non conoscere quanti siano ad avere i miei stessi problemi. Spero che il comune lo sappia e abbia deciso correttamente che, essendo io una piccola minoranza, le mie esigenze non possano pesare su tutta la collettività.

    Mi piacerebbe inoltre sapere se a fronte di questa elasticità di orario i dipendenti comunali coinvolti abbiamo diritto o meno a qualche indennità aggiuntiva.

  2. Anonimo scrive:

    Ma l’apertura al pubblico si riduce di oltre il 20%!!!!!
    Mercoledì si apre solo delle 16.30 alle 19.00, perché non anche al mattino?
    E per gli altri uffici come va?
    Perché non si implementano i servizi tramite internet, senza dover fare tante inutili file?

  3. Giovanni Vivaldi scrive:

    Mi permetto di intervenire solo per rilevare che la modifica dell’orario di apertura al pubblico rappresenta una autentica rivoluzione.

    Non nel senso di una nuova epoca di maggior vicinanza ai bisogni dei cittadini (tra i quali spicca la necessità di poter fruire di determinati servizi in orari che siano al di fuori dei canonici 8-12) ma nel senso di una minima apertura dei lavoratori alle richieste di flessibilità dell’Amministrazione.

    Generalmente i dipendenti cosiddetti pubblici sono assolutamente ingessati nei loro compiti; da un lato sono strettamente ancorati al “mansionario” (se nel contratto collettivo non c’è scritto che io debbo aprire la porta del mio ufficio, rileverò al mio capo che quella mansione non mi compete) ed ampiamente spalleggiati dai sindacati, dall’altro non vi è alcuno che si imponga per creare flessibilità ed organizzazione (non esiste una vera e propria parte daoriale).

    Quindi la modifica dell’orario è un primo passo per creare maggior duttilità organizzativa nel Comune di Gemona. Vedremo con quale esito.

    Rimane sul campo la questione di come mai certe informazioni, tra cui le famigerate lettere del Sindaco, non siano veicolate su internet.

  4. Anonimo scrive:

    a voler fare una osservazione negativa si potrebbe asserire, senza dubbio di smentita alcuna, che il foglio inviato a tutte le famiglie con il nuovo orario, oltre a non essere di immediata comprensione, è fatto veramente male!!!
    A mio parere non dovrebbe essere possibile che da un ufficio pubblico escano cose simili.
    Un minimo di decenza ed estetica…..

  5. Renato scrive:

    @Vivaldi
    Le sue elucubrazioni dimostrano una totale ignoranza della gestione della Pubblica Amministrazione moderna.
    1. Il mansionario non esiste più da oltre 20 anni.
    2. Gli amministratori pubblici comunali (il Sindaco in primis) sono i nuovi manager della macchina comunale ma questo non l’hanno ancora compreso e continuano a comportarsi da caporeparti o al massimo da responsabili di produzione.
    3. Le norme attuali che regolano la pubblica amministrazione, non ultima la “Brunetta”, mettono a disposizione dei pubblici amministratori molte leve gestionali tipiche del management privato, fin anche il licenziamento per scarso rendimento ma è chiaro che ci vuole capacità e volontà politica per applicarle.

    Taca la musica, che ti viene meglio.

  6. Giovanni Vivaldi scrive:

    @Renato
    Ha ragione Lei; sono un borghese piccolo e socraticamente ignorante. Proprio per questo, come la maggior parte degli italiani, mi permetto ulteriori elucubrazioni.

    1. Per “mansionario” intendevo le singole disposizioni di ciascuno contratto collettivo, le quali individuano – in linea di massima – quali compiti siano attribuiti a ciascun dipendente nell’ambito aziendale o di ciascuna pubblica amministrazione. Non comprendo cosa significhi che esso “non esiste da oltre 20 anni”; è una polemica sull’organizzazione post-taylorista del lavoro?

    2. Le varie leggi cosiddette “Brunetta” effettivamente ridisegnano il ruolo della parte datoriale nelle P.A. Ci vorrà tempo, però per digerirle e per far capire a sindaci ed assessori che le modalità di rapportarsi con i dipendenti (nel nostra caso comunali) sono cambiate.

    3. Le “leve gestionali” di cui Lei parla ci sono effettivamente; ma c’è un doppio problema nell’applicarle: da un lato ci vuole, come dice Lei, “capacità e volontà” per disporre, ad esempio, un licenziamento per scarso rendimento.
    Dall’altro lato serve una concreta riforma del mercato e rapporto di lavoro, per evitare che i Tribunali dichiarino illegittimo qualsiasi licenziamento che non derivi da fatti abnormi e gravissimi.
    Conseguentemente non ci deve essere la continua spada di Damocle della Corte dei Conti, la quale – in caso di licenziamento ritenuto illegittimo da un Tribunale – richieda al Sindaco di rimetterci i soldi perchè a provocato un danno erariale.

    Mi scuso per la lunghezza dell’intervento ed auspico un dibattito sul tema (anche se, come dice Bepi, ci vorrebbero fatti e non parole).