Quella “A” che fa preoccupare

Lettera A

Non è passato nemmeno un anno da quando il governatore del Friuli-vg Renzo Tondo organizzò una conferenza stampa per annunciare soddisfatto la conferma del rating “A+” da parte di Standard & Poor’s []. Si trattò, a detta del presidente, di «un risultato che dimostra come […] la nostra [sia] una Regione solida, virtuosa, finanziariamente con i conti a posto, in grado di assumersi le responsabilità politiche che le competono in questa fase delicata e di contribuire, nello stesso tempo, al risanamento della finanza pubblica così come indicato dal Governo nazionale». Ieri invece la brutta notizia: l’agenzia ha declassato il rating del Friuli-vg da “A+” ad “A”, con outlook negativo. Non tutta la responsabilità ricade sulle scelte della giunta regionale, certo, ma è un segnale. Un segnale di come siano effimere certe affermazioni della politica, se non supportate da azioni efficaci e chiare negli obiettivi e nelle scelte. Un segnale che ci dice di rischi e di certezze per il futuro. Il rischio sarà quello che i conti continuino a peggiorare se non si interverrà con decisione sulla spesa e se non si metteranno in atto solide riforme, quella sanitaria innanzitutto. La certezza è quella che per gli anni a venire ci saranno meno risorse per gli enti locali. Da cui discende la necessità di calibrare con oculatezza gli interventi, definendo con chiarezza le priorità ed evitando spese inutili o inessenziali per il «benessere» delle nostre comunità. Un monito che va in primo luogo indirizzato nei confronti dei comuni, alcuni dei quali, come quello di Gemona, mancano di una visione e di una progettualità di ampio respiro nella gestione delle risorse. È tempo di dotarsi di strumenti più sofisticati di analisi delle reali condizioni economiche e sociali in cui vivono i cittadini. E soprattutto è tempo di mettere insieme tutte le forze di cui disponiamo e di farle fruttare, evitando di ritenere che solo il proprio punto di vista sulla realtà sia quello più giusto e utile. L’arroganza del «ghe pensi mi» ci ha portato già troppo in basso.

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