Una nuova politica per una nuova società

Freccia
[di Sandro Venturini]

Che ci troviamo in un “tornante della storia” è ormai un fatto assodato, come del resto è palese che quello che ci aspetta dietro l’angolo è davvero incerto. È in questo scenario che forze politiche, nuove o rinnovate, si affrettano a costruire nuovi assetti e a formulare offerte per tentare di dare una qualche risposta alla crisi. Ma su quali basi? A quali domande corrispondono le nuove offerte politiche?
Proprio attorno a queste tematiche si è sviluppata l’interessante relazione che Giuseppe De Rita, funzionario dello Svimez e già presidente del Censis, ha svolto nel corso dell’Assemblea dei Cristiani per il futuro del Friuli, promossa dalla Diocesi di Udine e svoltasi venerdì scorso 21 ottobre. Ho partecipato con curiosità e passione a quest’incontro e ne ho tratto alcuni spunti di riflessione che vorrei condividere su questo spazio aperto e digitale.
Sostiene l’insigne fondatore del Censis che sono due i fenomeni da considerare attentamente prima di formulare nuove proposte politiche e che nella sostanza sono quelli che hanno principalmente contraddistinto i nostri ultimi decenni. Da un lato, la crescita imperante della soggettività, che ha prodotto una società con bassissima coesione sociale. Quando il valore fondamentale sta nell’“io” non si guarda più in faccia nessuno. L’interesse personale prevarica quello collettivo e le relazioni si inaridiscono sfociando nel cosiddetto “relativismo etico” (forse sarebbe meglio dire “indifferentismo etico”). Questo fenomeno, alimentato sino all’esasperazione dal disegno politico e culturale dell’epoca berlusconiana, è alle corde. Siamo più soli senza neanche la solitudine; siamo senza desideri e spesso senza speranze. O per lo meno siamo guidati da desideri effimeri e da speranze “a bassa intensità”. E a sentirne maggiormente il peso sono le fasce più deboli: i giovani e gli anziani.
Dall’altro versante, si è sviluppato quel processo che Pasolini chiamava di “imborghesimento”. Siamo diventati tutti ceto medio, ma troppo spesso solo nei costumi. È mancato un pari sviluppo culturale che potesse generare trasformazioni strutturali della società. Questo sviluppo troppo effimero è stato sostenuto con un gravoso aumento della spesa pubblica e mediante l’espansione di un tessuto produttivo parcellizzato e a basso contenuto d’innovazione.
Ora ci ritroviamo con le nuove generazioni che aspirerebbero ad un tenore di vita più alto o almeno pari a quello dei genitori e con questi ultimi, sconsolati, perché non sono in grado di garantirlo. La mancanza di un lavoro stabile, aggravato dalla crisi economica, che ha radici proprio nella crisi etica, genera “indignazione”, rabbia, soprattutto nei giovani. Dalla crisi di questi due elementi si è originato il vuoto attuale, che De Rita stigmatizza.
Quali risposte allora? Quale responsabilità collettiva? Il sociologo romano indica una sola sostanziale ricetta: ricreare le dimensioni relazionali, nelle istituzioni, nel welfare, nel lavoro, in tutte le dimensioni sociali. Dalle relazioni, dal confronto possono sorgere rinnovate risposte alla crisi attuale, si può superare l’eccessiva soggettività, si possono ripensare i modelli di sviluppo e di rapporto tra le persone. È in questo che De Rita intravede il compito primario della nuova politica. Come non condividere queste riflessioni? Sono da tempo persuaso che la politica, a cominciare da quella locale, richieda nuovi approcci e sia chiamata a formulare programmi di maggiore prospettiva, in grado di rispondere a queste nuove domande che vengono anche dalla nostra comunità. Lo strumento della partecipazione, del coinvolgimento è senza dubbio un metodo di lavoro complesso, più faticoso della “politica del fare”, ma è il solo strumento che può aprire nuovi e duraturi scenari, che può riaccendere desideri e speranze, che ci può aiutare a sentirci meno soli e soprattutto più corresponsabili del nostro futuro. Ciascuno per la sua parte ma solidali verso l’obiettivo comune. Questo è anche il filo rosso che lega tutte le proposte che come gruppo politico abbiamo avanzato.

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Un Commento a “Una nuova politica per una nuova società”

  1. alberto scrive:

    condivido. Penso che la partecipazione, cioè la “politica”dei cittadini e la solidarietà siano indispensabili per rompere i falsi idoli e far riemergere il fine ultimo che sta alla base del patto sociale: l’interesse generale ad una soddisfacente qualità della vita per il maggior numero possibile di persone, cioè quella che si potrebbe chiamare la “felicità raggiungib