Gemona val bene una mensa

Mensa scolastica

I genitori che hanno figli a scuola e usufruiscono della mensa scolastica si saranno accorti che quest’anno sono nuovamente cambiati i prezzi dei pasti. Il Comune di Gemona ha infatti ridefinito le tariffe. Alcuni le hanno viste aumentare, altri diminuire. Il costo netto di ciascun pasto – cioè il corrispettivo versato alla concessionaria Sodexo – è salito quest’anno a 4,69 €, rispetto ai 4,58 € del 2010 e ai 4,15 € del 2009. Il Comune di Gemona, come accade ormai da anni, compartecipa alle spese (e lo propaganda ai quattro venti). Nel 2010 la compartecipazione dell’ente locale era di 1,32 € per pasto (quindi a carico degli alunni rimanevano 3,26 €). Qurest’anno invece sono state fissate 5 fasce, a seconda dell’indice Isee e della residenza. I residenti fuori Gemona, infatti, hanno visto azzerare il contributo comunale e devono pertanto pagare l’intera quota, mentre per gli altri si va da un prezzo minimo di 2,9 €, al prezzo massimo di 3,5 €. I pasti previsti per l’anno scolastico 2010/11 saranno 107 mila, mentre il costo complessivo sostenuto dal Comune di 127.330 €, in luogo dei 145.189 € dell’anno precedente.
La compartecipazione del Comune è sostenuta in parte da contributi regionali. L’amministrazione ha infatti deciso di utilizzare i fondi della Carta Famiglia per i costi della mensa scolastica, invece che impiegarli in altri servizi.

5 Commenti a “Gemona val bene una mensa”

  1. Luigi scrive:

    Se capisco bene sino allo scorso anno i cittadini di Gemona hanno sostenuto, con le loro entrate, anche i pasti di studenti residenti in altri comuni. Che generosi. Ma forse si trattava di 2 o 3 studenti.
    Per fortuna la pacchia è finita e anche la distribuzione “a pioggia”.
    Mi sembra molto più corretto il criterio adottato quest’anno.
    Anche se fa specie che in un periodo di crisi il Comune riduca la spesa “sociale” a sostegno delle famiglie (almeno quella della mensa).
    Sarebbe interessante conoscere la suddivisione numerica dei beneficiari per fasce. A avremo così una fotografia del disagio economico o meglio della distribuzione del reddito.

  2. pg scrive:

    Certo che se continuiamo a utilizzare l’ISEE come “redditometro” i furbetti che evadono le tasse passano davanti agli onesti che le pagano fino all’ultimo euro.

  3. Bepo scrive:

    A mio modo di vedere non mi pare uno scandalo quanto presentato nel post, anzi mi sembra una cosa buona e giusta che si siano adottati finalmente criteri più seri. aggiungo anche andando oltre l’argomento che è ora di smettere di dare soldi a pioggia anche per le associazioni. Iniziamo a dare i soldi sulla base di un progetto serio non generico (tra l’altro abbiamo fatto l’albo delle associazione…bene usiamolo per verificare effettivamente cosa hanno fatto le associazioni) e solo a chi dimostra, presentando poi i bilanci, di aver speso bene i soldi (dei cittadini) che gli sono stati concessi. Riguardo al cosiddetto sociale credo che la logica tipicamente italiana di dare soldi a pioggia sia la più sbagliata e sconsiderata, in prima ragione perchè palesemente ingiusta e seconda perchè bisognerebbe individuare SEMPRE dei criteri quanto più possibile oggettivi per cui fornire sostegno al reddito o agevolazioni sui servizi. Il dare i soldi tanto per avere consenso elettorale ha fatto si, nella nostra cara Italia, che troppo spesso all’ente pubblico si guardi come una sorta di ammortizzatore sociale, logica perversa e distorta che ha prodotto il più becero assistenzialismo e clientelismo. La riforma delle tariffe della mensa va nella direzione giusta anzi devo dire che usare i contributi regionali per abbattere il costo della mensa mi pare davvero una scelta ottima, tanto più che si sa bene quanto costi in un anno mandare i propri figli a mangiare in mensa, e tanto per capire, più servizio rivolto alle famiglie di questo non saprei quale trovare visto che scuolabus e mense assieme aai libri e alla cancelleria non costano proprio così poco soprattutto se i figli da mandare a scuola sono più di uno.
    Riguardo all’ISEE bisogna dire che è un indicatore potenzialmente ottimo perchè raccoglie le 2 componenti patrimoniali e reddituali ma anche altrettanto ovviamente deficitario, perchè oltre ad essere un’autocertificazione non comprende ovviamente la componente di reddito derivante dal lavoro nero o sommerso, per cui ,paradossalmente, ci potrebbero essere nuclei famigliari con reddito ISEE pari a 0 ma il cui reddito reale è ben diverso. Quanto poi al fatto che sia un’autocertificazione, certo dichiarare il falso diventa reato da codice penale ma sarebbe interessante sapere, sempre se sarà mai possibile, quante persone omettono di dichiarare qualche conto corrente nella redazione della DSU, magari anche, tanto per non alimentare sempre la cultura del sospetto in buona fede perchè magari conintestato con la nonna, la mamma, il figlio, la nipote ecc ecc?
    Il sig. Pg ha ragione, devo ammetterlo, perchè nel paese di Pulcinella (non so come definire altrimenti la nostra cara Italia) succede purtroppo che chi elude le tasse e quindi per la nostra anagrafe tributaria non esiste compaia magicamente nell’anagrafe dell’INPS (a cui vengono inviate le dichiarazioni ISEE) godendo poi di benefici che non solo non gli spettano ma che solo nel paese di Pulcinella vengono dati senza incrociare le 2 anagrafi…e poi si vuole fare la lotta all’evasione? mi pare tanto la storia proprio di Pulcinella che un giorno mentre era in guerra venne mandato assieme ai suoi compagni all’assalto. Arrivato nella trincea nemica chiamò ad alta voce il suo comandante dicendogli “ho catturato tre nemici” al che il suo comandante gli disse “portali nella nostra trincea” Pulcinella sconsolato rispose “Non vogliono venire”….

  4. ferro scrive:

    quello che dice Bepo è giusto. peccato che a Gemona si continui a dare contributi senza una seria programmazione e senza valutazione. basta vedere quanto viene dato a certe associazioni solo perchè hanno molti iscritti e invece si dà poco a quelli che non la pensano come il sindaco e alcuni assessori. infatti la nuova giunta anche se ha approvato il regolamento anche quest’anno non ha fornito alcuna spiegazione di come ha distribuito i contributi. bravi voi di contegemona che mettete in linea tutti i dati. il comune non li divulga in modo chiaro proprio perchè vuole fare sottobanco ciò chi gli pare…
    sul sociale poi il comune di gemona sta facendo molto meno di altri comuni. il progetto città dello sport doveva essere anche sul benstare e invece non si è visto niente perchè il sindaco dice che a Gemona si vive già bene (leggete la sua intervista su pense maravee)… basta pensare che solo per Pistorius si sono spese decine di migliaia di euro che potevano invece andare ad abbattere in misura maggiore i costi della mensa scolastica… siamo in piena recessione e si spendono soldi in queste cose che servono solo a farsi un pò di pubblicità…

  5. Luigi S. scrive:

    @ Bepo
    A conclusione del suo lungo pamphlet ne deduco che l’amministrazione Urbani per un paio d’anni ha distribuito soldi a pioggia e la pioggia è arrivata anche oltre i confini comunali. Forse voleva dire questo il post?
    Ed inoltre che ora si è adottato un metodo di sconto che non tiene conto del reale reddito dei beneficiari.
    Propongo il metodo Visco.
    Che il comune pubblighi on-linee i nomi e cognomi dei beneficiari. I Gemonesi sapranno affiaicare il nome la casa, l’auto, il tenore di vita ecc. e si faranno da soli un’idea se i benefici vanno davvero a chi ha bisogno.
    E non si invochi la privacy altrimenti ha ragione Pulcinella!