I cattolici per la Terza Repubblica

Campanile, Val Venosta

Che cosa pensano oggi i cattolici italiani della politica del nostro paese? La risposta a questa domanda, secondo i dati emersi dal sondaggio condotto da Ipsos e commissionata dalla Fondazione “Achille Grandi” per il bene comune, può essere così sintetizzata: sfiduciati e in attesa di novità. I 60.000 cattolici intervistati hanno espresso chiaramente la loro attesa di qualcosa di politicamente nuovo che rompa l’attuale situazione. Il giudizio sui partiti, e anche sulle istituzioni di Camera e Senato, è molto negativo. Il gradimento è sceso in sei mesi dal 32% al 14%. Un vero crollo si registra per il governo e per Berlusconi, che passa dal 50% al 22% con tendenza a diminuire ancora. La conseguenza immediata di questa disaffezione, ed è il dato più rilevante dell’indagine, è una forte tendenza all’astensione. La propensione dichiarata di non voto raggiunge il 44,5%, e un picco di 48,7% tra i cattolici praticanti impegnati. L’80% è d’accordo con il cardinale Angelo Bagnasco quando esprime la necessità che la politica si rinnovi radicalmente. E qui emerge la volontà di qualcosa di veramente nuovo, ma che non si identifica necessariamente con una nuova DC. Solo il 24% sente l’urgenza di una forza politica che rappresenti i cattolici. Il 33%, invece, ritiene sbagliata questa prospettiva, soprattutto per non confondere religione e politica. Il restante 35% pensa che non serva un unico partito, ma ritiene comunque importante un movimento che promuova i valori cristiani. Gli intervistati chiedono con forza ai politici la “coerenza” con i valori che professano, e anche di poter scegliere i loro eletti con una nuova legge elettorale.
L’indagine rivela, dunque, una forte domanda di rinnovamento qualitativo della politica nazionale. La tendenza all’astensione e la voglia di rinnovamento non sono per forza antitetici. Il non voto potrebbe trasformarsi in scelta deliberata se qualcosa di veramente nuovo potesse sorgere dal caotico quadro politico. Nel recente convegno di Todi sono stati presi in considerazione questi dati nel tentativo di delineare un nuovo protagonismo dei cattolici, che da una parte non scada nella riproposizione di un partito cattolico, oggi improponibile, e dall’altra non lasci i cattolici totalmente divisi e disseminati dovunque senza nessuna voce che li rappresenti efficacemente. Questo il compito di una terza via ancora da inventare che sia all’altezza dell’attuale situazione politica, in transizione verso una “Terza Repubblica”, oltre il berlusconismo, e forse anche oltre il bipolarismo. Anche la Chiesa di Udine ha intrapreso, a partire dall’assemblea svoltasi il 21 ottobre scorso (dall’eloquente titolo “Cristiani in assemblea per il futuro del Friuli”), un percorso di formazione alla politica molto intenso e partecipato. Auspichiamo che i cattolici di Gemona, che nel passato hanno saputo affrontare con determinazione situazioni difficili, come per esempio quella del terremoto del ’76, anche con l’espressione di rappresentati di alto profilo morale nelle istituzioni regionale e parlamentare, sappiano nell’immediato futuro far convergere le proprie forze e idee per affrontare la crisi economica e sociale che ci sta investendo. [gv]

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Un Commento a “I cattolici per la Terza Repubblica”

  1. S.Venturini scrive:

    La” balena bianca” si è spiaggiata nel ‘92 o giù di lì e quella specie di cetaceo si è definitivamente estinta.
    Non v’è dubbio, ha contribuito a far fare un consistente passo avanti all’Italia devastata dalla guerra e dal fascismo; ringraziamo le donne e gli uomini che hanno contribuito ad edificare questo pezzo di storia nostrana (soprattutto quelli della prima ora); adesso però dobbiamo guardare avanti.
    I muri sono caduti e con loro le ideologie. E anche i cattolici sono cambianti (molto di più delle loro gerarchie) e non sorprende il fatto che la maggioranza non voglia una nuova formazione politica che ricalchi la DC ma si riconosca di più nella parabola del “sale della terra” e della “luce del mondo” (Matteo 5,13-1).