Più o meno Gemona

Gemona più o meno

Lo scheletro dell’edificio tra via Rondins e via Taboga [clicca sull’immagine]. Lavori fermi da anni e destinazione non ancora definita (albergo, centro commerciale, uffici?). Meno.

5 Commenti a “Più o meno Gemona”

  1. fab scrive:

    Questo ‘meno’ è grande come una casa. In aggiunta, nella stessa zona, si possono notare due rotonde degne della periferia di una metropoli e un edificio nuovo nuovo in vendita (perché è stato costruito se poi viene messo in vendita? E se nessuno lo vuole, rimarrà lì in balìa del tempo?). La coopca è per metà fatiscente (la parte utilizzata), mentre la costruzione nuova è chiusa. In 10 anni Taboga è stata distrutta: clap clap clap. fab.

  2. giovanni v. scrive:

    La domanda sorge spontanea?
    Chi governa lo sviluppo edilizio / commerciale di Gemona?
    I “poteri economici” oppure l’amministrazione pubblica?
    Se lo governano i primi, gli amministratori pubblici possiamo mandarli tutti a casa, non servono; se invece questo disastro è frutto di una volontà pubblica li mandiamo a casa ancora più in fretta e affidiamo la città a dei ragazzi delle scuole superiori o anche delle medie perché anche loro sono in grado di capire che tre supermercati nel giro di un Km. non possono vivere.
    Quanto allo scheletro della foto temo rimarrà così a lungo, considerata anche la grave crisi economica in atto. Proporrei che il Comune lo espropri e lo demolisca. Sarebbe un bel gesto per riacquistare credito.

  3. Tom Hansen scrive:

    Non sarei così lapidario.
    Entrambi i progetti nascono prima del 2008, in epoca pre-crisi, quando si riteneva che a Gemona ci fosse spazio per un secondo centro commerciale ed un altro albergo o motel.

    Purtroppo la recessione (perchè di questo, almeno larvatamente, si tratta) non consente al momento di terminare le opere. Non rimane che attendere tempi migliori.

    L’ipotesi esproprio, poi, non è neppure concepibile. Le strutture sono proprietà privata ed è facoltà dei privati terminare le opere per le quali hanno ottenuto l’autorizzazione edilizia in un certo numero di anni. Appare ovvio che i priprietari attendano di verificare se il mercato immobiliare possa riprendere quota prima di investire ulteriormente.

  4. Francesco scrive:

    Dal mio punto di vista non vedo nessun possibile sviluppo se continuiamo a costruire capannoni di cemento, qualsiasi sia la loro destinazione, a scapito dei campi coltivati o dei boschi.
    In epoca di crisi i campi danno da mangiare, fatemi sapere se per fare una minestra invece delle patate riuscite a usare il cemento armato.

    La speculazione economica non è solo una cosa di alta finanza, motivo principale della crisi, ma inizia proprio con questo tipo di progetti, di “investimenti”, in questo irreale ideale di sviluppo che ha come unico obiettivo creare soldi dai soldi, costruendo a casaccio per giustificare speculazioni presenti e future.

    Ed è da un sacco di anni che il modello di “sviluppo” consiste nel magnamagna e nella speculazione edilizia.

    Che si vieti la costruzione di qualsiasi edificio finchè tutti gli edifici già costruiti non sono ristrutturati e occupati. Questo può essere l’unico modo per arrestare la distruzione totale del nostro territorio e mantenere i tanto declamati “posti di lavoro”. Ed è ovviamente un utopia, dove comanda il dio profitto.

  5. z scrive:

    “Solo quando l’ultimo fiume sarà prosciugato, quando l’ultimo albero sarà abbattuto, quando l’ultimo animale sarà ucciso, solo allora capirete che il denaro non si mangia.”
    (Capo dei Sioux Lakota)