Dove ci porta il cuore

Busto Mussolini

Non c’è niente da fare. Al cuore non si comanda. Nemmeno la disciplina di partito può farci nulla. Ci sono princìpi indisponibili. Che di generazione in generazione si rinnovano e continuano a far vibrare gli animi.
Così è successo che durante l’ultimo consiglio comunale [] la maggioranza si è divisa su un ordine del giorno arrivato in aula dietro proposta del circolo locale dell’Anpi []. Il vicesindaco Roberto Revelant, seguito dal consigliere Luigino Patat, non c’è l’ha proprio fatta a seguire il sindaco UDC Paolo Urbani e il resto della sua maggioranza, che hanno votato a favore. E così si è astenuto. Nell’ordine del giorno approvato dall’aula si esprime «il proprio sdegnato dissenso» per la recente proposta di legge, presentata dalla PdL, che intende abrogare la XII disposizione transitoria della Costituzione (divieto di ricostituzione del Partito fascista) e riconoscere le associazioni degli ex repubblichini.
Durante la votazione anche altri consiglieri non ce l’hanno proprio fatta a dare il loro appoggio alla Costituzione repubblicana. Si è astenuta pure la leghista Barbara Zilli, mentre Matteo Benvenuti è uscito dall’aula durante il voto. Il cuore degli assenti al consiglio comunale, Gianpaolo Londero, Giuseppe Tiso e Vincenzo Salvatorelli, non sappiamo dove avrebbe battuto. Ma tant’è, abbiamo scoperto che ci sono ancora princìpi indisponibili in quest’Italia in declino e senza valori. [ru]

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16 Commenti a “Dove ci porta il cuore”

  1. Marco scrive:

    Abbiamo un vicesindaco [--------]*!!!
    Finalmente qualcosa di politico in consiglio comunale!

    *[--------] = eliminato dall’amministratore.

  2. sara scrive:

    ma scherziamo?
    non sono stati in grado, anzi, non hanno voluto (!!) ribadire che è giusto che il partito fascista non possa più essere ricostituito??
    per quale motivo?
    siamo in grado di farcelo spiegare? perché io da cittadina ho proprio voglia di saperlo, perché le spiegazioni che mi do da sola sono molto gravi e vorrei sapere le loro motivazioni, se hanno il coraggio (ma dubito) di raccontarle.

  3. pc scrive:

    … sarà un caso che proprio gli stessi amministratori che fanno poco per gemona abbiamo anche certe idee?

  4. Giulia scrive:

    VERGOGNA! VERGOGNA! VERGOGNA!
    Sono schifata e sconvolta!
    Ritengo questa faccenda oltremodo oltraggiosa ed incresciosa, nonchè molto preoccupante.

  5. Marco scrive:

    Forse sono stato un po troppo diretto, ma andando per logica: se il vicesindaco e gli altri elencati nel post si astengono sull’odg dell’ANPI, tutto lascia presupporre che non siano contrari, almeno in termini ipotetici, alla ricostituzione del partito fascista. O sbaglio?

  6. Lodovico C. scrive:

    Non voglio azzardare giudizi su nessuno come ha fatto chi mi ha preceduto in questo post, ma vorrei fare alcune osservazioni essendo uno dei due firmatari della proposta dell’ANPI presentata a tutti i consiglieri comunali, Assessori e Sindaco.
    Spiace rilevare, visto che ero presente al consiglio comunale in questione, che non c’è stato nessun intervento (tranne quello di Valter Copetti capogruppo di Per Gemona che ha indicato il suo appoggio alla mozione lasciando al contempo libertà di scelta per gli altri appartenenti alla lista e ovviamente del proponente della mozione il consigliere Dorotea), nessuna discussione, nessuno che abbia spiegato se non altro in sede di dichiarazione di voto il suo parere, il perchè di una scelta che andava a fare con il voto o l’astensione o altro ancora (es. uscire dall’aula), l’argomento è stato trattato forse con un po’ di leggerezza quando è evidente (anche dal fatto che il punto in questione abbia ottenuto la maggioranza in consiglio comunale e quindi la sua approvazione) che in esso si vanno a riaffermare quelli che sono i principi e i valori essenziali dai quali è nata la nostra democrazia.
    L’Italia repubblicana e antifascista nata l’indomani del referendum istituzionale del 2 giugno 1946 ha trovato nell’Assemblea Costituente il suo massimo momento di sintesi con l’approvazione a larghissima maggioranza, di tutte o quasi le forze politiche elette, della Costituzione: quel corpus giuridico contenente i valori basilari e costitutivi di quella che doveva essere la nuova Italia, uscita da una guerra dolorosissima (basti pensare ai caduti, alle stragi e alle rappresaglie sulla popolazione civile, alle persecuzioni, ai morti nei campi di concentramento e sterminio) voluta dalla dittatura fascista.
    L’antifascismo e la Resistenza non sono un mito come forse alcuni politologi e pensatori hanno sostenuto (cito Bobbio per menzionare forse il più noto) bensì sono stati l’essenza fondativa di quella democrazia e libertà di cui godiamo e beneficiamo ancora oggi a 60 e passa anni di distanza.
    Questa mozione ha un’enorme significato per Gemona oltre che per i principi che riafferma ma soprattutto in virtù del fatto che:
    1) Il nostro paese è uno dei pochi comuni in provincia di Udine che ha approvato un ordine del giorno contro il ddl Fontana e la proposta di abolizione della XII disposizione transitoria della Costituzione;
    2) Gli uffici comunali hanno provveduto ad inviare ai presidenti di Camera e Senato, nonchè al Presidente della Regione Tondo il testo approvato.
    Non mi pare davvero cosa da poco.
    Concludo con un’osservazione che non vuole essere certo intesa nè come una critica nè come un’accusa rivolta a nessuno in particolare ma semplicemente come una constatazione, “amicus Plato, sed magis amica veritas” per capirsi. La mozione è stata presentata dal consigliere Dorotea a cui va il mio più sincero grazie per averla portata all’attenzione del consiglio comunale ma non a nome del gruppo consiliare di cui fa parte, cosa perfettamente legittima beninteso.
    Non voglio certo sindacare o peggio ancora esprimere giudizi sul fatto in questione nè mi permetto di farlo per rispetto delle persone in primis ed in secundis perchè credo che solo i diretti interessati siano in grado di farlo con cognizione di causa.
    Mi permetto, se mi è consentito, solamente di osservare dopo quanto detto che nessuna lista presente in consiglio comunale (tranne ovviamente il consigliere che l’ha presentata e che può rivendicare la primogenitura) può affermare la paternità di questa mozione anche perchè come già più volte ripetuto essa appartiene o dovrebbe appartenere (a maggior ragione visto che è stata approvata dal consiglio comunale) a tutti e non ad alcuni piuttosto che ad altri.
    I valori condivisi ed essenziali non sono e non devono essere bandierine da piantare, sono i pilastri della nostra democrazia.
    Con amicizia e cordialità
    Lodovico

  7. Gianni L. scrive:

    @Lodovico: ben detto !
    Cerchiamo di non appropriarsi delle mozioni degli altri.
    E’ bene anche rilevare che la mozione è arrivata in consiglio in maniera irrituale visto che Dorotea non ha fatto altro che presentare la mozione dell’ANPI, se ho capito bene. Giusto ? Quindi Dorotea è stato solo il veicolo per poterla portare in discussione nulla di più. Il Sindaco ha poi lasciato liberà di voto alla sua maggioranza, secondo coscenza. Nessuno ha votato contro; il voto di astensione o l’uscita dall’aula potrebbe (ma è una mia idea) essere il frutto di una decisione di non condividere il testo della mozione: troppo strumentale forse ?
    Nulla da stupirsi, perché anche l’ANPI ha una appartenenza politica ben chiara e definita e non è certo l’unica tenutaria dei principi costituzionali di questo Paese. Altrimenti non si spiegherebbe la presenza dell’APO, ad esempio altra associazione di partigiani di altro colore politico.
    Forse il testo poteva essere redatto in maniera congiunta in maniera da accontentare tutti ? E’ lo stesso discorso dela mozione della Lega sul Crocifisso, perché alcuni si sono astenuti dal votarla ? Forse perché erano contro il crocifisso nelle scuole o perché invece la mozione era strumetale ?
    Altra domanda è possibile che il consglio comunale discuta queste mozioni che nulla hanno a che vedere con la vita amministrativa della città ? Non è forse il Parlamento la sede deputata per approfondire queste tematiche vista la sua competenza ?
    Con tutti i problemi che ci sono a Gemona cosa vuol dire avere il vice sindaco fascista o il consigliere tal dei tali comunista ?
    A me interessa che lavorino bene per Gemona e basta, visto che non hanno alcuna influenza sulla vita politica nazionale e mai potrebbero mettere le mani sulla Costituzione !
    Cari signori siamo nel 2011, certi signori che aderiscono all’ANPI non hanno fatto neppure la Resistenza, o ancor peggio il militare; il fascismo e il comunsmo non esistono più, non abbite paura degli spettri del passato e andiamo avanti, altrimenti saremo sempre fermi a discutere e a dividerci su tutto senza fare nulla di concreto.
    Basta con questi divisioni nostalgiche, tutti noi riconosciamo i principi della Costituzione, non serve che Tizio o Caio cerchino di appropriarsene. La Costituzione è la nostra guida e non sarà una folle proposta di legge o una mozione a mutarla; mi sembra che il Paese in questo momento delicato ha bisogno di ben altre cose,.
    Chi si indigna o grida vergogna per queste cose forse vive sulla nuvoletta, pensiamo semmai al futuro dei nostri figli per piacere e queste cose le lasciamo ai nostalgici.
    La gente per bene oggi giudica gli amministratore locali per cosa fanno e non per cosa potrebbero pensare.
    Il post di oggi è solo un ulteriore attacco all’Amministrazione e ad alcuni suoi esponenti, fatto da parte di una certa sinistra antagonista che dall’alto del suo scranno parla parla ma nulla fa … andiamo avanti per piacere.
    Un consiglio se proprio dovete attaccare il Vice Sindaco attaccatelo per il piano urbanistco che non c’è, ma non inventatevi la storiella del fascista ! Per queste cose ci basta e avanza Berlusconi !
    Gianni

  8. admin scrive:

    @ Gianni L.,

    provi a rileggere il post che abbiamo scritto. Con calma. Non c’è alcuna indignazione e nessun grido di vergogna. Solo l’ironica attestazione che su queste questioni i consigli comunali si dividono e gli animi si infervorano. Lei ne è la dimostrazione. Detto ciò, ha ragione: pensiamo al futuro dei nostri figli. Ma sa, quel futuro si dovrà pur fondare su qualche valore, o almeno su qualche principio di condotta, almeno minimo. Altrimenti, come dice Lei, gli amministratori possono permettersi di non fare il piano urbanistico, come sta accadendo a Gemona, e nessuno li sanziona e ne fa tema di discussione pubblica. Non sarà proprio a causa della mancanza di quei valori civici nati dalla Resistenza che ci troviamo in questa situazione? [ru]

  9. Gianni L. scrive:

    @Admin: no guardi lasciamo stare i valori della Resistenza, la situazione drammatica attuale è data dalla perdita di ben altri valori sociali, che hanno comportato un radicale mutamento della abitudini della nostra società negli ultimi 15-20 anni.
    Il post è scritto in maniera tale (e strumentale ribadisco) che l’unica o la più probabile reazione del lettore è quella di chi mi ha precedeuto.
    Vede caro Admin, la Costituzione non può essere minimamente messa in discussione e i suoi valori non possono essere utilizzati ad uso e consumo personale !
    Queste sono le solite polemichette da Italiani, sono passati 66 anni dalla Liberazione e ancor oggi alcuni sia a destra che a sinistra cercano di riscrivere a loro piacimento certe pagine della nostra storia, solo per fare dell’inutile polemica strumentale che ormai a nessuno interessa.
    Nessun Paese al Mondo è così masochista come il nostro, diviso in tutto, dove tutto sembra essere politico.
    Mi fanno ridere quei giovani che dicono di essere fascisti senza sapere nemmeno quello che dicono, seguendo soltanto delle leggende metropolitane sul Duce, così come mi fanno sorridere quelli dell’opposto schieramento, che si dichiarano fieramente comunisti, si indignano su tutto e poi vestono Prada !
    Non c’è alcun pericolo per la Costituzione (per fortuna!) e ci sono ben altri problemi e non cerchiamo – solo per il piacere della polemica o per la mancanza di altri argomenti – di crearne di nuovi.
    Gianni

  10. Giulia scrive:

    @lodovico

    Ti ringrazio per la precisazione, pacata e certamente ben argomentata.
    In fondo hai ragione tu: meglio guardare il bicchiere mezzo pieno, dato che la mozione è passata!

    Una domanda, però, mi assilla: “Possiamo serenamente affermare che i valori essenziali della Costituzione, oggi come oggi, siano effettivamente condivisi?”
    Se così fosse, a mio modesto parere, la mozione non avrebbe avuto ragione d’esistere…

  11. Sandro V. scrive:

    Credo che la politica sia confronto delle idee, anche a Gemona e credo che il Consiglio Comunale sia una delle sedi privilegiate ove sviluppare il dibattito politico. Amministrare non è solo realizzare opere o servizi (basterebbe una buona struttura tecnica), amministrare è progettare, è scegliere. E i progetti e le scelte si elaborano in funzione di una propria “visione del modo” , in ragione delle proprie idee politiche. Il vuoto che esprime l’attuale classe dirigente è proprio questo. Un vuoto di idee e di idealità. E cos’ì l’economia travolge la politica e ci travolge tutti.
    Per questo non mi sembrano affatto fuori luogo le mozioni come quella proposta dall’ANPI o come quella sul crocefisso discusse in seno al Consiglio Comunale: servono a rimettere al centro il confronto politico. E infatti “spaccano”, mettono in luce le “visioni” e le idee di ciascuno.
    Non è necessario aver partecipato alla resistenza per esprimere un proprio giudizio sulla nostra storia e per riaffermare il “divieto di riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”, come hanno fatto i nostri padri costituenti nella XII disposizione transitoria della Costituzione Italiana, in cui tutti dobbiamo riconoscerci. Che la proposta venga dall’ANPI dall’APO o da qualsiasi altra parte. Di questo si trattava e per questo mi sarei aspettato un voto unanime.
    Una volta resi ben saldi i confini oltre ai quali non si può andare (o meglio ritornare), si deve guardare avanti. Guai se non la facessimo tutti in questo delicatissimo momento.
    @ Lodovico
    A quanto mi risulta l’ANPI ha inviato a tutti i Consiglieri Comunali la bozza della mozione invitandoli a presentarla. Personalmente, per motivi contingenti dovuti alla mia prolungata assenza (ero in ferie), ho delegato il collega Dorotea a presentarla (anche a mio nome). Lo può testimoniare.
    Non mi pare che altri l’abbiano fatto.
    Dopo di che concordo con te sul fatto che questi principi (costituzionali) devono essere pilastri e non bandiere.

  12. Derek Vinyard scrive:

    Carissimo Sig. Lodovico,
    capisco la sua indignazione: ma come, con tutte le gatte da pelare che abbiamo, ci mettiamo a discutere (peraltro anche frettolosamente, a quanto pare) di una questione per il quale il Consiglio Comunale non ha alcuna competenza o forza d’intervento?

    Si.

    Ci sono questioni che meritano attenzione e riflessione su quali siano i valori condivisi di una comunità, locale o nazionale.

    Votare quella piccola mozione ha il significato di costringere tutti i consiglieri (ed almeno una piccola parte della popolazione) a ponderare se sia opportuno che – in ipotesi futura – sia consentita la riconstituzione di un partito totalitario, razzista, confessionale e guerrafondaio.

    Chi si è astenuto da quella votazione, secondo me, non è un razzista o un antidemocratico: semplicemente neppure si pone il problema (penso al consigliere Patat o al consigliere Benvenuti) oppure segue acriticamente direttive di partito per mera convenienza personale.

    Questo, a mio parere, è l’aspetto più grave: che gli astenuti neppure si rendano ben conto di cosa votano o non votano in relazione ad una questione assolutamente fondamentale, anche se di puro principio. Oppure si astengono per mero tatticismo.

  13. Sandro V. scrive:

    Non per fare il professore, che non sono, ma per sviluppare una piccola riflessione su quanto sia importate l’uso corretto delle parole.
    Mi riferisco all’uso (che abbiamo fatto anche in questa discussione) dei termini “valori” e “principi”, quasi fossero dei sinonimi. Ora, non si tratta di una questione di lana caprina o di semplice semantica lessicale, dietro l’uso distorto di questi termini si sono alimentate e si alimentano discussioni infinite, prese di posizioni, levate di scudi, soprattutto da parte della nostra classe politica quando è chiamata ad affrontare temi etici “sensibili”.
    E allora vi propongo una utile lettura di Gustavo Zagrebelsky. http://www.centropgm.unifi.it/quaderni/31/quaderno.pdf#0865
    “E’ possibile collocare regola, principio e valore in una sequenza di interferenze. La regola che vieta la tortura presuppone il principio della inviolabilità della persona e quest’ultimo rinvia alla persona umana come valore. “
    “ In astratto si può dire che non c’è regola che non risponda a un principio e non c’è principio che non si colleghi ad un valore. Il principio è il medium nel quale troviamo un’apertura “morale “ al valore e un’apertura “pratica” alla regola.”
    “ I principi appartengono allo stato costituzionale e lo stato costituzionale non può fare a meno dei principi.”
    E dunque quando ci riferiamo alla Costituzione Italiana è meglio che parliamo di “principi”.

  14. Lodovico C. scrive:

    Correttamente Sandro V. pone in essere la distinzione formalizzata nella teoria del diritto tra valori e principi e richiamata da Zagrebelski.
    Pur non essendo un docente di Filosofia del Diritto e di Storia delle dottrine politiche intendo precisare ed esplicare quanto segue:
    L’uso del termine valori vuole fare riferimento all’accezione contenuta nell’opera “I valori della Costituzione” del padre costituente Giuseppe Dossetti
    http://www.iisf.it/pubblicazioni/quaderni_del_trentennale/q5.pdf
    e mi permetto di citare a tale riguardo anche l’articolo di Domenico Gallo apparso su “La rinascita della sinistra” del 21 gennaio 2005.
    “Interrogandosi sulla radice profonda della Costituzione, uno dei padri costituenti, Giuseppe Dossetti, metteva in luce la rilevanza dell’evento globale che l’aveva inspirata: “In realta’ la Costituzione italiana e’ nata ed e’ stata ispirata da un grande fatto globale, cioe’ i sei anni della seconda guerra mondiale… Anche il piu’ sprovveduto o il piu’ ideologizzato dei costituenti non poteva non sentire alle sue spalle l’evento globale della guerra teste’ finita. Non poteva, anche che lo avesse cercato di proposito, in ogni modo, dimenticare le decine di milioni di morti, i mutamenti radicali della mappa del mondo, la trasformazione quasi totale dei costumi di vita, il tramonto delle grandi culture europee, l’affermarsi del marxismo in varie regioni del mondo, i fermenti reali di novita’ in campo religioso, la necessita’ impellente della ricostruzione economica e sociale all’interno e tra le nazioni, l’urgere di una nuova solidarieta’ e l’aspirazione al bando della guerra. Quindi l’acuirsi delle ideologie appena ritrovate e l’asprezza dei contrasti politici fra i partiti appena rinati, lo stesso nuovo fervore religioso determinato dalla coscienza resistenziale non potevano non inquadrarsi, in un certo modo, in vasti orizzonti, al di la’ di quello puramente paesano, e non poteva non inserirsi anche in una nuova realta’ storica globale a scala mondiale. Insomma, voglio dire che nel 1946 certi eventi di proporzioni immani erano ancora troppo presenti alla coscienza esperenziale per non vincere, almeno in sensibile misura, sulle concezioni di parte e le esplicitazioni, anche quelle cruente, delle ideologie contrapposte e per non spingere, in qualche modo, tutti a cercare, in fondo, al di la’ di ogni interesse e strategia particolare, un consenso comune, moderato ed equo. Percio’ la Costituzione italiana del 1948, si puo’ ben dire nata da questo crogiolo ardente ed universale, piu’ che dalle stesse vicende italiane del fascismo e del postfascismo; piu’ che dal confronto/scontro di tre ideologie datate, essa porta l’impronta di uno spirito universale e, in un certo modo, trans-temporale” (1).
    Pur accettando la precisazione di Dossetti, che la Costituzione non e’ il semplice prodotto di una ideologia antifascista, coltivata in Italia da limitate elites politiche, ma nasce dalle dure lezioni della storia, non si puo’ disconoscere che il presupposto politico della Costituzione italiana e’ rappresentato dall’antifascismo.
    Su questo punto occorre essere chiari.
    La Costituzione italiana e’ una costituzione compiutamente antifascista, non perche’ e’ stata scritta da antifascisti desiderosi di vendicarsi dei lutti subiti; al contrario, per voltare definitivamente pagina rispetto alla triste esperienza del fascismo e della guerra, i costituenti hanno sentito il bisogno di rovesciare completamente le categorie che caratterizzano il fascismo.
    Come il fascismo era alimentato da spirito di fazione ed assumeva la discriminazione come propria categoria fondante (sino all’estrema abiezione delle leggi razziali), cosi’ i costituenti hanno assunto l’eguaglianza e l’universalita’ dei diritti dell’uomo come fondamento dell’Ordinamento. Come il fascismo aveva soppresso il pluralismo, perseguendo una concezione totalitaria (monistica) del potere, cosi’ i costituenti hanno concepito una struttura istituzionale fondata sulla divisione, distribuzione, articolazione e diffusione massima dei poteri.
    Come il fascismo aveva aggredito le autonomie individuali e sociali, cosi’ i Costituenti, le hanno ripristinate, stabilendo un perimetro invalicabile di liberta’ individuali e di organizzazione sociale.
    Come il fascismo aveva celebrato la politica di potenza, abbinata al disprezzo del diritto internazionale ed alla convivenza con la guerra, cosi’ i costituenti hanno negato in radice la politica di potenza, riconoscendo la supremazia del diritto internazionale e ripudiando le nozze antichissime con l’istituzione della guerra.
    L’antifascismo della Costituzione non sta nella XII disposizione transitoria e finale, che vieta la riorganizzazione del disciolto partito fascista, norma ispirata ad una contingenza storica, ma sta nei fondamenti e nell’architettura del sistema.
    Se i principi fondamentali sono antitetici rispetto a quelli proclamati o praticati dal fascismo, e’ l’architettura del sistema che fa la differenza ed impedisce che, ove mai giungano al governo forze politiche caratterizzate da cultura o aspirazioni antidemocratiche (come avviene nell’attuale congiuntura politica), queste forze possano realizzare una trasformazione autoritaria delle istituzioni, aggredendo il pluralismo istituzionale (per esempio l’indipendenza della magistratura) o il sistema delle autonomie individuali e collettive (liberta’ di espressione del pensiero, liberta’ di associazione, diritto di sciopero, etc.).
    La Costituzione, insomma, rende impossibile ogni forma di “dittatura della maggioranza”.
    In questo processo il primo passo e’ rappresentato dalla delegittimazione dell’antifascismo, presupposto politico della Costituzione italiana.”Note al testo
    1. Don Giuseppe Dossetti, “I valori della Costituzione”, in: Costituzione italiana, istruzioni per l’uso, pp. 12-15.
    Alla luce di questa interpretazione il termine valori si svicola dalla teorizzazione giuridica classica per collocarsi come effettivamente attribuibile alla Costituzione.
    Si può quindi correttamente parlare di valori e non solo (giuridicamente) di principi per quanto rigarda la Carta Costituzionale.
    Anche perchè nel sito di MicroMega e anche del Comitato Dossetti e relativamente alla posizione dei Comitati Dossetti per la difesa della Costituzione riguardo allo sciopero generale indetto dalla CGIL dello scorso 6 settembre si fa chiaro riferimento al termine “…valori della Costituzione” come si può esperire dal testo che allego (”….Anche questa volta, come in occasione del tentativo di modifica dell’articolo 18 e del referendum del 2006, si è aperto uno scontro politico che ha per oggetto la Costituzione. Ancora una volta la mobilitazione della Cgil è di importanza fondamentale per preservare e consegnare alle generazioni future i valori della Costituzione. (2 settembre 2011)”
    http://temi.repubblica.it/micromega-online/comitati-dossetti-perche-aderiamo-allo-stop-della-cgil/
    http://comitatidossetti.wordpress.com/2011/09/03/sciopero-generale-adesione-dei-comitati-dossetti-per-la-costituzione/
    Detto altrimenti, cito la biografia di Luca Molinari :
    “Ai tempi dell’Assemblea Costituente, Dossetti affermò che una Costituzione contrariamente a quanto affermato nella dottrina liberale classica, non è solamente un insieme di regole e regolamenti, ma è, soprattutto un atto morale, un documento programmatico intriso di principi etici e morali. Per questo fu un oppositore del liberalismo classico che considerava troppo formalista. Per Dossetti dopo la caduta del regime fascista l’Italia non aveva bisogno solo di una ricostruzione formale, ma anchein un documento costituzionale.
    Per “ricostruire la comunità” , perchè questo era il vero obiettivo dell’azione di Dossetti in Assemblea Costituente, occorrevano due fatti di primaria importanza:
    - una “Costituzione in senso forte”, ossia che non sia solo un insieme di leggi e norme, ma che contenga in sè valori etici e morali in grado di farla apparire come il contratto, come il patto di una civile e fruttuosa convivenza con un forte afflato rivolto verso il futuro;
    - il “partito politico”….
    http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/dossett.htm
    Questo è il senso e l’accezione del termine “valori della Costituzione” nell’interpretazione, anche recente, dei Comitati Dossetti per la Costituzione.

  15. Mirco scrive:

    Valori o principi? A questo punto non resta che attendere la risposta del vicesindaco.

  16. una persona come tante scrive:

    mi piace leggere il commento di gente che sicuramente è molto più istruita ed informata di me ma vi prego: cercate di non sconfinare in inutili pistolotti, per non dire altro…..