A Gemona ci si viene per amore

Gemona

«A Gemona la gente deve venire per amore, non per forza». Queste parole dell’architetto Alberto Antonelli ben riassumono l’incontro di venerdì scorso promosso dall’associazione “Ostermann” e dal Comitato “Il San Giovanni dell’Amalteo” per riporre all’attenzione della comunità e degli amministrazioni locali il problema del rilancio e della rivitalizzazione del centro storico.
La serata, introdotta da Marco Patat, presidente della “Ostermann”, si è svolta sulla linea della collaborazione e della volontà di contribuire a che Gemona ritrovi la capacità di “fare squadra” e di affrontare con efficacia le sfide future che l’attendono. Gli interventi di Antonelli, dello studioso di storia e cultura locale Mauro Vale e dell’architetto Gian Paolo Della Marina hanno sottolineato come la cultura e il turismo siano le uniche risorse su cui abbia senso puntare per la riqualificazione del “cuore” della città. Chi ritiene che nel centro storico si possano insediare nuovi negozi, ancorché specializzati o di prodotti di nicchia, deve purtroppo arrendersi all’idea che una gara con i supermercati della “bassa” sia già persa in partenza. Le chiusure degli ultimi anni e degli ultimi mesi lo dimostrano in modo evidente. L’idea di portare automobili in centro per incrementare l’attività commerciale si è dimostrata fallimentare. Di qui la validità della vecchia idea di ricostruire il San Giovanni, unico degno “contenitore” per il soffitto a cassettoni dipinto da Pomponio Amalteo nel 1533. Un tesoro prezioso che, accanto al duomo e al castello, diventerebbe una delle principali attrattive turistiche della nostra cittadina. Il nuovo edificio non avrebbe più una destinazione religiosa, ma sarebbe adibito a sala conferenze di medie dimensioni in cui realizzare eventi pubblici in un ambiente elegante e culturalmente prestigioso. Non si sono nascoste le difficoltà, soprattutto il reperimento dei fondi e l’eliminazione di oltre una ventina di posti macchina. Difficoltà che tuttavia sarebbero di gran lunga ripagate dai vantaggi che quest’opera porterebbe all’intera comunità.
Unico neo della serata l’assenza del sindaco e di alcuni assessori. Ancora una volta si è persa l’occasione per uscire dalla logica dei blocchi contrapposti e per sedersi a un tavolo comune in cui, a mente fredda, cercare di progettare insieme percorsi possibili per il rilancio di Gemona. Possibile che perfino il parlamento italiano sia riuscito in tanto, mentre nella nostra piccola cittadina sia una prospettiva ancora così lontana?

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7 Commenti a “A Gemona ci si viene per amore”

  1. S.Venturini scrive:

    Mi è parsa interessante la proposta, emersa durante l’incontro, di utilizzare i “risparmi” della ricostruzione del Castello (appaltato con il 43% di ribasso d’asta) per realizzare il San Giovanni e il nuovo accesso alla omonima via. Anche se si dovrà attendere la conclusione dei lavori del castello (circa 4 anni).

  2. Anonimo scrive:

    Proposta fatta magari dai professionisti… Sono convinto (si far per dire) che loro varianti in corso d’opera non ne hanno mai fatte e sicuramente i loro progetti non si sono mai scostati dal preventivo di spesa iniziale.

  3. Ray Kinsella scrive:

    Sono totalmente in disaccordo con gli architetti-relatori.

    Non tanto perchè portanti un potenziale conflitto d’interessi (uno dei due è stimato professionista pluripremiato ed il secondo … beh … è secondo) ma perchè realizzare il S. Giovanni con il criterio del “com’era, dov’era” potrebbe ammazzare definitivamente il centro storico.

    Scusate se ragiono da pragmatico fruitore di strade, uffici e parcheggi e non da ammiratore di opere d’arte, ma mi permetto di rilevare che:

    1) Gemona non è dotata di un centro storico strordinario; è una bella e linda cittadina, ma priva di un nucleo abitativo fuori dal comune come quelli di Gubbio o Monteriggioni;

    2) da ciò consegue che le persone non giungono in centro storico a piedi, in quanto turisti attratti da bellezze incommensurabili, bensì in auto. Senza adeguati posteggi, si scoraggia l’afflsso sia turistico che residenziale (e mi riferisco anche agli uffici).

    3) ricostruire il S. Giovanni ove si propone, significherebbe eliminare ben oltre trenta parcheggi che servono almeno sei/sette esercizi commerciali o uffici. Alcuni dei rispettivi titolari hanno già manifestato l’intenzione di trasferire la sede a Gemona “bassa”.

    4) il centro storico dunque si impoverirebbe ancor di più.

    Mi chiedo dunque: avrebbe senso ricostruire un edificio privo di successivi fruitori?

    Perchè invece non recuperare l’idea di un vecchio geometra di paese che proponeva la ri-edificazione della Chiesa di Madonna delle Grazie con relativa collocazione colà dei lacunari?

    Certo se sindaco ed assessori si fossero fatti vedere all’incontro, se ne sarebbe potuto parlare…

  4. Bepinut scrive:

    @ S. Venturini: La proposta dei professionisti è davvero ridicola, fa pensare che non sappiano, o peggio, fingano di non sapere che esistono le varianti in corso d’opera ma forse, come osserva correttamente, anonimo questi signori non ne hanno mai fatta una nei loro progetti. Oltre al conflitto di interessi che giustamente ha fatto notare Ray Kinsella siamo di fronte a situazioni paradossali in cui i professionisti dell’orrido gemonese si permettono di indicare cosa sarebbe artistico e cosa no, o meglio ancora questi geni dell’urbanistica (mi chiedo dov’erano nel periodo del post terremoto? dormivano forse? o forse invece sono gli autori di tanti vituperati obbrobbri gemonesi?) disegnano scenari illusori secondo i quali ricostruire il S. Giovanni sarebbe la chiave per rivitalizzare il centro, da dove vengono costoro dalla luna? Non credo serva ripetere quello che Ray Kinsella ha giustamente messo in evidenza con il suo intervento.
    E’ ora di finirla con questa storia del S. Giovanni: va detto chiaro e tondo che NON si farà.
    Da geometra osservo che purtroppo non è possibile rifare nemmeno la chiesa di S. maria delle Grazie (restaurata peraltro a rudere) visto che quando si è costruita la Casa dello studente (il massimo tra gli orridi gemonesi) si è asportato e si è andati ad invadere una parte del sedime della parte absidale della chiesa per le fondamenta di quell’orripilante edificio…forse a questo punto l’acquisto dell’ex banca Popolare ovvero palazzo Scarpa – Gemin trova un duplice fondamento anche perchè è forse l’unico luogo dove collocare adeguatamente il soffitto dell’Amalteo.

  5. Anonimo scrive:

    Non ho mai capito perché agli architetti “di fama” è consentito costruire tutte le loro bizzarrie. Ma non sarà mica un edificio che si inserisce nel contesto del centro storico di Gemona quello della ex banca popolare? Non sarà mica una bella chiesa quella di Santa Lucia? Ma a questi “artisti” tutto è consentito e poi giù tutti a dire che sono dei capolavori, senza capire un c… di architettura e senza provare a starci dentro. Prova a entrare nella ex banca con una carrozzella; e vogliamo farci degli uffici pubblici? Prova a stare 8 ore a lavorare nel salone dov’erano gli sportelli? Chiedete a quelli che ci hanno lavorato lì dentro se vorrebbero tornarci?
    Spendiamo meglio i soldi pubblici in questo momento di crisi; che il comune stia dov’è che basta e avanza, per quello che fanno, anche troppo.

  6. F.L. scrive:

    @ Anonimo,
    dalle “bizzarie” degli architetti sono nate le meraviglie italiane che il mondo ci invidia. E’ proprio perché abbiamo lasciato questo Paese in mano ai geometri (a Gemona in mano a un perito e a un bancario) che abbiamo perso il senso della bellezza. Poi, questo sì, ci sono bravi e cattivi architetti. Come ci sono bravi e cattivi amministratori. E bravi e cattivi cittadini.

  7. F.L. scrive:

    Guardandoci indietro, poi, non sarebbe il momento di guardare a com’è andata la ricostruzione? Quali gli errori compiuti, quali i punti di forza? E fare scelte in funzione di una seria analisi? Stamattina sul giornale il sindaco dice che l’Amalteo andrà a Palazzo Scarpa. Con chi si è confrontato per arrivare a una decisione simile? E’ un’idea che gli è venuta durante la notte? C’è un progetto? Uno studio di fattibilità? O è un’idea sua, del vicesindaco e del perito nata da una chiacchierata nel bar?